Claudio Trionfera

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Action movie. Il film d’azione, padrone del cinema più rocambolesco e ansiogeno. Azione, niente di così generico e forse inafferrabile. Ogni ciak è seguito dalla sua azione, dall’atto del recitare e del rappresentare. Dunque il genere forse non esiste. Piuttosto è un generone, maxi contenitore di trasversalità dove l’azione, appunto, fa da leitmotiv e da raccordo tra film di tipologia diversa, dal poliziesco al thriller, dall’horror alla Sci-Fi, dalle arti marziali allo spionaggio. E via così. Senza che mai, quest’azione così importante nelle dinamiche e nei ritmi del cinema, riesca ad acquisire la nobiltà di genere autonomo e “puro”. Sarà, ma è anche un vantaggio, perché in fondo il termine “azione”, preso da solo, è convenzionale e vuoto; ma vale parecchio se associato al genere di riferimento. Classificandolo e rafforzandolo. Insomma, l’azione “è” nel film, meglio, nel cinema. Meglio ancora se non soffocata o determinata soltanto dagli effetti speciali e dalla cybergrafica. E vedremo, provando ad abbozzare una complicatissima classifica dei migliori esempi action di sempre, quanto differenti fra loro siano le opere che vengono individuate: non solo a partire dagli anni Settanta, cui di solito si fa riferimento per decretare il rumoroso e rocambolesco ingresso dell’azione nello spazio del movimento cinematografico. La selezione è, per così dire, “estrema”: una vera Top Ten. E se dieci film rappresentano un crème doverosamente confezionata, nel mare magnum di riferimento varrà la pena di pescarne altrettanti per una soluzione “B” non trascurabile e di quasi egual dignità. Dal basso verso l’alto, ecco le nostre preferenze. Avvertendo, come d'uso, che sarà impossibile accontentare tutti.

10) ONG-BAK NATO PER COMBATTERE di Prachya Pinkaew, 2003

Attorno al furto criminale  dell’ ong-bak del titolo, cioè la testa di una statua sacra di buddha, si scatena il putiferio thailandese. Non si contano le scene di combattimento in uno dei film marziali più violenti, luttuosi e scatenati della storia. E tutto in un piccolo saettante bollente film a budget ridotto e zero (o quasi) effetti speciali, scontri ruspanti, strilli, bòtti e botte. Da stropicciarsi gli occhi.

9) DUEL di Steven Spielberg, 1971

Irripetibile. Come esperienza creativa e risultato. Da film per la televisione a fenomeno epocale e piena dignità cinematografica con 19 minuti aggiunti al tv movie. Il cult par exellence. Montaggio, suspense e azione magistrali nell’inseguimento da incubo: gatto e topo, autocisterna Peterblit 281 contro Plymouth Valiant, allegoria e metafora, paura senza volto. E (forse) solo l’incubo di un automobilista paranoico.

8) L'UOMO NEL MIRINO di Clint Eastwood, 1977

Vecchio Clint allora giovane e già mitico. Il poliziesco-western (o viceversa) con l’agente losangelino Ben Shockley non troppo in sintonia col sistema (dove c’è qualcuno che lo vorrebbe morto) a scortare una prostituta lungo i peggiori sentieri dell’Arizona e a trovare sulla strada il motivo per scatenare l’inferno. Leggendario l’epilogo vincente sull’autobus artigianalmente blindato sotto un diluvio di proiettili.

7) RAMBO di Ted Kotcheff, 1982

Attenzione: qua si fa la storia. Con Sylvester Stallone capostipite di una covata machissima e guerresca, in piena metamorfosi post-Vietnam. Con quello di John Rambo, il reduce  che nel conflitto  con lo sceriffo di una cittadina torna a far esplodere il lanciarazzi umano che è in lui, si profila un personaggio emblematico degli anni 80, soldato perfetto, capace di influenzare tanto cinema action degli anni a venire.

6) I SETTE SAMURAI di Akira Kurosawa, 1954

Samurai, contadini e briganti. I primi a difendere, neppure troppo graditi, i secondi dai terzi. Strepitose le scene della battaglia, con la resa dei conti sotto gli scrosci di pioggia, coralità furibonda e fisicità straripante dentro una meravigliosa scatola di caratteri e di comportamenti legati al senso dell’onore e del sacrificio nell’eroico jeu de massacre. Un capolavoro, un modello. Copiato e scopiazzato in ogni latitudine.

5) MATRIX di Larry e Andy (oggi Lana e Lilly) Wachowski, 1999

La domanda non è da poco: dov’è la realtà? Risposta-choc: non esiste. I fratelli (e adesso sorelle) Wachowski al loro secondo film fanno splash incollando  brandelli di speculazione filosofica e intuizione cinematografica capaci di produrre un vero cortocircuito spettacolare. Con tanti pezzi da (ri)mettere insieme con visionarietà febbrile nella la composizione da puzzle-rebus. E  Keanu Reeves diventa una icona.

4) IL MUCCHIO SELVAGGIO di Sam Peckinpah, 1969

Il fascino selvaggio della violenza filtrato nel genio di Peckinpah e della sua capacità di riflettere sugli aspetti più marcati del cinema attraverso film “rivoluzionari”. Qua il western è travolto da ritmi parossistici, con quei quattro pistoleri a rivoltare il mondo facendolo sanguinare (nel vero senso della parola) in un montaggio convulso che trascina e strattona, polverizzando nell’azione più ferina ogni leggenda del West.

3) BULLITT di Peter Yates, 1968

Si parla di qualcosa di superiore. Di uno Steve McQueen meraviglioso nel personaggio di Frank Bullitt, il detective della omicidi di San Francisco malinconico e taciturno cui il genio di Yates fa riscrivere le tracce della tradizionale detection indagante e sonnacchiosa: rispolverando un protagonista tosto e bogartiano e inserendolo un una storia dominata da un forsennato travolgente succedersi di eventi e colpi di scena.

2) MAD MAX: FURY ROAD di George Miller, 2015

Che dire, sprizza adrenalina da tutti i suoi pori digitali. È il quarto episodio della saga e di sicuro il migliore nonché l’action più elettrico, intelligente e addirittura “colto” del nuovo secolo. Del resto Miller, che proviene da Interceptor tanto per dirne una,   sa dove mettere le mani nella postapocalisse del film, generando scintille, supereroi e un’eroina come Charlize Theron che lascia il segno. Entusiasmante.

1) I PREDATORI DELL’ARCA PERDUTA di Steven Spielberg, 1981

Guardate un po’:accanto alla regia di Spielberg ci sono il soggetto di George Lucas e Philip Kaufman, la sceneggiatura di Lawrence Kasdan, la fotografia di Douglas Slocombe. Basta? Sì, basta: a spiegare il risultato “magico” della magnifica impresa di Indiana Jones in quel 1936 atemporale dove Harrison Ford si muove con rapidità felina tra il saettare d’accidenti improvvisi e strabilianti nel tripudio dell’action-adventure.

 

… ED ECCO  ALTRI DIECI TITOLI DA RICORDARE

Kill Bill vol. 1 di Quentin Tarantino, 2003

Mission: Impossible di Brian De Palma, 1996

Aliens – Scontro finale di James Cameron, 1986

Interceptor – Il guerriero della strada di George Miller, 1981

Speed di Jan de Bont, 1994

Il Gladiatore di Ridley Scott, 2000

Arma letale di Richard Donner, 1987

Hard Boiled di John Woo, 1992

Dalla Cina con furore di Lo Wei, 1972

Predator di John McTiernan, 1987

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