Claudio Trionfera

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Cinema francese. Con una commedia delle sue. Famiglia allargata (in programmazione dal 15 maggio, durata 106’) ha un titolo eloquente, forse meno accattivante dell’originale Les dents, pipi et au lit, di sicuro in linea con un andazzo sociale abbastanza diffuso: e per questo traghettato sugli schermi con una certa frequenza fin quasi a diventare “genere”.  Tocca adesso al regista Emmanuel Gillibert di occuparsi della faccenda, varando la sua opera prima - affiancato nella sceneggiatura dalla scrittrice Marion Thiéry – in forma di commedia romantica classica, molto rosa e piumata, vicina al modello anglosassone, leggerina e divertente in pari grado.

Lui, Antoine (Arnaud Ducret), pubblicitario-tipo, ultrascapolo seduttore e gaudente già si lecca i baffi quando apre la porta di casa alla sua nuova coinquilina Jeanne (Louise Bourgoin). Arriva a sostituire un amico di lui che se ne va ed è vaporosamente e morbidamente bella. Una specie di sirena con gli occhi azzurri. Il canto della quale, come si sa, diventa spesso una trappola.

Un'improvvisa "occupazione" urlante e scalmanata

Così – siamo a Parigi - si stappa una bottiglia di champagne scaldando il divano e, in prospettiva, il letto.  Ma i conti, si sa, non si fanno senza l’oste e qua gli osti, anzi le pèsti, sono addirittura due: Théo, di 8 anni e Lou di 5 (Timéo Bolland e Saskia de Melo Dillais), figlioletti di lei appena separata, in agguato per completare un’invasione/occupazione che si annuncia urlante e scalmanata.

Il Natale è alle porte, arriva (forse) l’amore

Per Antoine, ostaggio in casa sua, pare mettersi male tra bisticci, paturnie, insofferenze reciproche, ragazzini indemoniati e petulanti e Jeanne che non vuol saperne di andarsene. Inevitabile che, complice pure un Natale alle porte tutto stelle e lampadine, qualche dardo amoroso incominci a sfrecciare nell’aria seguendo, se si vuole, un canovaccio con prevedibile epilogo sbaciucchioso ma non per questo meno simpaticamente espansivo e a tratti sollazzevole.

Estetica “commercial” nel modello americano

D’altra parte il modello americano è dietro la porta e perfino il clima natalizio si spande in croccanti forme simil-newyorkesi. La linea narrativa segue un percorso preciso, senza allontanarsi dalle caratteristiche, diciamo così, fisiologiche di genere con tutto il loro carico di innocui, a volte ingenui congegni del racconto.

 Ammiccando visivamente, qua e là, ai modi di un’estetica commercial allineata con quel mondo dello spot pubblicitario dal quale Gillibert – ad alti livelli - proviene: incoraggiando, con questo, il tracimare di qualche stereotipo “promozionale” senz’altro buono per i trailer e, in fondo, anche per lo spettatore: il quale, senza faticare troppo, s’accompagna sorridendo a certi calcolati e prevedibili escamotage dell’ordito.

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Voto: 3/5
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