Emma Watson, chi l'ha minacciata e perché

Dopo il suo discorso femminista per l'Onu degli anonimi del web hanno promesso la pubblicazione di sue foto osé. Ma era un bluff. Non meno deprecabile

Emma Watson al Palazzo di vetro

Emma Watson al Palazzo di vetro – Credits: Ansa/EPA/Jason Szenes

Simona Santoni

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Un discorso accorato e potente per la parità di genere e poi, come "punizione" per le belle parole spese, una minaccia sessuale da parte di anonimi del web. La povera Emma Watson dal visino angelico è stata oggetto di un brutto tiro, che però si è rivelato un bluff. Non meno vile e deprecabile.

Il 21 settembre la giovane attrice britannica, protagonista della saga di Harry Potter, ha debuttato al Palazzo di Vetro come ambasciatrice di buona volontà per UN Women, invitando uomini e ragazzi in tutto il mondo a scendere in campo per i diritti delle donne. 

L'intimidazione

Poche ore dopo però è diventata (o così sembrava) la nuova vittima degli hacker che nelle ultime settimane hanno pubblicato fotografie private di celebrità senza vestiti. In seguito ai suo discorsi femministi il fantomatico sito Emmayouarenext.com (traduzione: emmaseilaprossima.com) prometteva la messa on line di sue foto che la ritraggono nuda per la mezzanotte tra il 23 e il 24 settembre. Un'immagine di Emma Watson in lacrime e un conto alla rovescia condivano il tutto di pathos. Tra l'altro nei giorni scorsi la star ventiquattrenne era scesa in campo per difendere su Twitter l'attrice americana Jennifer Lawrence, sua amica, le cui foto in deshabillé erano state diffuse sul web.

Il bluff

La minaccia però non ha avuto seguito e, invece delle foto hard, sull'homepage che ha reindirizzato a Rantic.com è comparso il banner #shutdown4chan, con un messaggio rivolto al presidente degli Stati Uniti ("Dear Barak Obama") in cui la fantomatica agenzia di marketing e social media Rantic chiedeva la chiusura di 4chan.org, la piattaforma che a fine agosto pubblicò le foto nude di Lawrence & Co.. Ad averla ingaggiata, sempre secondo il messaggio, sarebbero stati famosi pubblicitari al fine di portare l'attenzione sul "disgustoso problema" della violazione della privacy e per riflettere sulla necessità della censura in internet. 

La motivazione

Ma anche questa sarebbe una menzogna. Rantic sembra essere una società falsa e il sito che minacciava Watson sarebbe in verità il lavoro di un gruppo che a volte si autodefinisce "SocialVevo" o "Swenzy", già noto per scherzi di marketing virale. In passato aveva già creato siti di falsi countdown, una volta spacciandosi per la Nasa e annunciando la rivelazione della "più grande scoperta che scuoterà la Terra".
Il risultato di questa bravata? Oltre 48 milioni di contatti sul web, 7 milioni di condivisioni e "Mi piace" su Facebook e almeno 3 milioni di citazioni su Twitter. Di questi numeri per lo meno si vantano gli smanettoni impenitenti. La loro motivazione sembra essere economica: il gruppo avrebbe utilizzato i falsi siti per guidare gli utenti verso i loro contenuti, aumentando il prezzo degli annunci e vendendo l'attenzione dei social media. 

Il fatto che tutto si sia risolto in una bufala non attenua la bassezza dell'accaduto. Le minacce e le violazioni della propria intimità fanno male, anche se ti chiami Emma Watson e hai un conto in banca invidiabile. Per di più chi ha agito così senza scrupoli conosceva la vulnerabilità dell'attrice verso le intimidazioni sessuali date dal suo essere personaggio pubblico e si muoveva in replica a un discorso in difesa delle donne.

Il discorso di Emma

"Ho deciso che ero una femminista quando a 14 anni alcuni organi di stampa hanno iniziato a dipingermi come un oggetto sessuale. Quando a 15 anni alcune mie amiche hanno abbandonato gli sport che praticavano perché non volevano apparire 'muscolose'. Quando a 18 anni ai miei amici maschi non era permesso mostrare i propri sentimenti", ha detto Emma Watson al Palazzo di Vetro. 
Meglio dare spazio alle sue parole sui diritti delle donne: "Tutto quello che so è che ho a cuore questo problema e sento di avere la responsabilità di dire e fare qualcosa. La realtà è che se non facciamo niente ci vorranno 75 anni prima che le donne vengano pagate come gli uomini per lo stesso lavoro e, al ritmo attuale, bisognerà aspettare il 2086 prima che tutte le ragazze africane delle zone rurali possano avere un'istruzione".

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