Cinema

Emanuela Orlandi: La verità sta in cielo, il film di Roberto Faenza. 5 cose da sapere

Un viaggio tra i torbidi legami tra Vaticano, Stato e criminalità. "Contribuirà ad arrivare a una conclusione": la speranza di Pietro Orlandi

La verità sta in cielo

Simona Santoni

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"La verità è raramente pura e non è mai semplice". Con questa frase di Oscar Wilde si apre La verità sta in cielo, il nuovo lavoro di Roberto Faenza che cerca di districare i sommi intrighi attorno alla sparizione di Emanuela Orlandi, portando a un passo dalla risposta ultima, senza però toccarla. "Ma questo film darà un contributo per arrivare all'ultimo atto, ne sono convinto", dice il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, che sul grande schermo interpreta brevemente se stesso. "Procura e Vaticano prenderanno in considerazione la scena finale, che è eloquente. Lo Stato è sempre stato succube del Vaticano. Di questo film mi piace che mette in evidenza il legame tra Stato, Chiesa e criminalità, di trent'anni fa e tuttora presente". 
La Cassazione nel maggio 2016 ha archiviato definitivamente l'inchiesta, ma né Orlandi né Faenza ci stanno.

Dal 6 ottobre al cinema in almeno 250 copie con 01 Distribution, ecco 5 cose da sapere su La verità sta in cielo di Roberto Faenza.

 

1) 33 anni dopo a un metro dalla verità

Il 22 giugno 1983 Emanuela Orlandi, ragazzina di 15 anni, cittadina del Vaticano e figlia di un messo pontificio, sparisce nel centro di Roma. Inizia uno dei misteri più fitti della storia italiana, un caso irrisolto che ha implicazioni altissime, quasi "in cielo". Trentatré anni dopo Faenza decide di raccontarlo al cinema, facendo una ricostruzione di fatti, indagini (soprattutto giornalistiche) e depistamenti. Narrato su due piani temporali, gli anni Ottanta e il 2015, affascina nelle ambientazioni passate mentre è un po' didascalico e legnoso nel presente. Ma al di là del suo pregio artistico, La verità sta in cielo è un film utile, che serve a non dimenticare e a pretendere ancora risposte.
"Mi sorprende che questa storia così avvincente non sia stata raccontata prima al cinema. Per me era una necessità farlo", dice Faenza, riunitosi insieme a parte del cast di fronte ai giornalisti milanesi. "Il film porta a un metro dalla verità. Manca un metro per arrivarci. La famiglia di Emanuela, e in particolare Pietro, sono stati fondamentali per me, mi hanno messo sulle tracce giuste".
Era da molti anni che il regista di Sostiene Pereira e Prendimi l'anima voleva fare questo film, ma non aveva mai trovato i finanziamenti: "Quando è stato proposto a Rai Cinema sono rimasto sorpreso che abbiano avuto il coraggio di produrlo, dando prova del loro essere servizio pubblico. Non mi hanno mai limitato nella libertà o fatto problemi". 

2) Il coraggio delle donne

La verità sta in cielo si apre su quel maledetto 22 giugno 1983. Cabine telefoniche, jeans a vita alta, le targhe con su scritto "ROMA", papa Wojtyła in forma dopo l'attentato. Poi piombiamo nel 2015, lo scandalo di Mafia Capitale porta il capo di una rete televisiva (Shel Shapiro) a mandare una sua giornalista (Maya Sansa) a Roma a indagare di nuovo sul caso Orlandi. Questi sono gli unici personaggi di finzione del film, creati per poter riprender le fila di questa oscura vicenda. 
È attraverso le indagini ostinate di una redattrice di Chi l'ha visto?, Raffaella Notariale (interpretata da Valentina Lodovini), che Sabrina Minardi (Greta Scarano), ex moglie del calciatore della Lazio Bruno Giordano ma soprattutto compagna del boss Renatino De Pedis (Riccardo Scamarcio), rivela il diretto coinvolgimento di De Pedis nel rapimento di Sara Orlandi. 
"Credo che le donne siano più coraggiose", afferma Faenza. "Le ultime cose venute fuori sul caso Orlandi sono state ottenute per merito di donne. Il coraggio delle donne in questo film ha molta rilevanza". 
"Nel film rappresento quella parte d'Italia che non si arrende, che vorrebbe sapere", racconta Lodovini. "Non interpreto un personaggio di finzione ma una donna che per anni ha fatto una scelta e ricevuto anche minacce. Come cittadina mi sento molto grata a chi fa giornalismo d'indagine". 

3) Il potere della banda dei testaccini

Ne La verità sta in cielo sono soprattutto i testaccini guidati da De Pedis a tirare le trame torbide con i poteri alti. "Il film dice che la banda della Magliana come romanzata in libri e tv in realtà non è mai esistita, non aveva il vero potere", spiega Faenza, che ha scritto anche la sceneggiatura. "La vera banda è quella dei testaccini di De Pedis, di cui si sempre parlato meno perché avevano rapporti con senatori e uomini importanti. Se questo film ha un merito, è quello di aver demistificato la banda della Magliana".
De Pedis, amico di prelati, politici, rappresentanti dell'alta societià, è stato un latitante all'italiana, reperibile. Nel film, tra i suoi nascondigli, lo vediamo anche in un appartamento dei servizi segreti a Villa Borghese. Il suo corpo è stato sepolto fino al 2012 nella Basilica di Sant'Apollinare, nel cuore di Roma, proprio accanto alla scuola di musica frequentata da Emanuela. 
"In via del Pellegrino (dove è stato ucciso De Pedis, ndr) non volevano che girassimo perché ancora ci sono tanti amici di De Pedis", ricorda Faenza. "Un uomo ci ha detto: 'Era tanto un bravo ragazzo. Quando mi han rubato il motorino sono andato da lui, non dalla polizia, e me l'ha fatto riavere'". 

4) Rapporto torbido tra Vaticano, Stato, malavita

"C'è un legame tra esponenti della malavita e cardinali, specie monsignor Marcinkus (interpretato da Randall Paul, ndr), che sono legami tremendi, inconfessabili che nel film sollevano verità talmente terribili che sono sicuro scateneranno una infinità di polemiche", sostiene Faenza.
"I prelati sono più vicini all'inferno che al paradiso", è una delle frasi del film. 
La sparizione di Emanuela Orlandi è anticipata da quella di Mirella Gregori e passa tra le macchinazioni dello Ior, la morte di Roberto Calvi (Anthony Souter), la malavita organizzata. 

5) Il finale e le speranza deluse da Papa Francesco

Nella scena finale (arresti qui la lettura chi vuole evitare lo spoiler) assistiamo a un incontro inquietante e a una promessa segreta. Un cardinale chiede a un procuratore che intervenga per spostare il corpo di De Pedis da Sant'Apollinare, macchia che riempie di vergogna la Chiesa. In cambio promette... il fascicolo sul caso Orlandi con le verità a conoscenza del Vaticano. Il corpo di De Pedis è stato trasferito. Il fascicolo è ancora secretato in Vaticano.
"La scena finale è reale, non è una supposizione", dice Pietro Orlandi. "Chi finora ha detto di non saper nulla spero che darà risposte".
Pietro, le cui figlie proprio in questi giorni hanno fatto parlare di sé partecipando alle audizioni di X-Factor, ha riposto inizialmente speranza in Papa Francesco. Quando l'ha incontrato, all'inizio del suo pontificato, gli ha detto: "Emanuela sta in cielo". "Quella frase mi ha fatto male", racconta Pietro. "Ho però sperato che si arrivasse a una conclusione, ma invece si è alzato un muro. Non ho più avuto alcuna risposta".

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