Cinema

Ecco cosa ha ucciso (davvero) Robin Williams

La biografia scritta da Dave Itzkoff racconta gli ultimi giorni di vita del Peter Pan che non ha mai voluto abbandonare l'Isola che non c'è

Robin Williams

Barbara Massaro

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Il momento più difficile, nella vita di un attore, è quando le luci della ribalta si spengono e lui, ancora sudato e con l'eco degli applausi del pubblico nelle orecchie, si trova da solo davanti allo specchio. E' quello il momento in cui deve togliersi il trucco e tornare a essere l'uomo dietro la maschera.

Il dramma dell'attore

Robin Williams quel momento l'ha sempre negato, incapace di trovarsi faccia a faccia con se stesso. Chi lo ha conosciuto ricorda quanto fosse difficile avere una conversazione seria con lui, quanto i suoi mille volti esplodessero in un fracasso di creatività ogni volta che il guizzo del guitto s'impossessava di lui. Quando però la malattia ha ucciso il fool shakespeariano che c'era in lui è rimasto l'eroe tragico che non ha retto al peso del suo destino.

 

E' un quadro drammatico quello che emerge dalle pagine della biografia di Robin William in uscita in Italia il 18 maggio, scritta da Dave Itzkoff che cita testimonianze di amici, colleghi e della terza moglie dell'attore morto suicida nel 2014.

Cosa rivela la nuova biografia

Tutti riferiscono di un Robin triste, depresso, incapace di accettare gli effetti della malattia che lo aveva colpito. "Ogni fine giornata, singhiozzava tra le mie braccia. È stato orribile", afferma nel libro la truccatrice Cheri Mins sul set di Una notte al museo 3 con Williams "Non avevo la capacità per affrontare ciò che gli stava accadendo", ha aggiunto.

Secondo quanto riporta il libro Robin soffriva della demenza a corpi di Lewy, una forma invalidante di degrado della corteccia cerebrale che ha come sintomi fluttuazioni delle capacità cognitive e dello stato di vigilanza, tremori, disturbi del movimento, allucinazioni visive, disturbi del sonno, disturbi dell'umore (depressione) e altri sintomi neuropsichiatrici (delirio, paranoia, ansia, panico). 

La testimonianza della moglie

La terza moglie dell'attore, Susan Schneider ricorda gli ultimi giorni di vita di Robin e riferisce: "Aveva un'andatura lenta e strascinata. Odiava non riuscire a trovare le parole, quando conversava. A volte si bloccava in una posizione, incapace di muoversi: la cosa lo frustrava. Iniziava ad avere problemi di vista, non riusciva a valutare distanza a profondità. Era sempre confuso. Ho pensato: mio marito è ipocondriaco? Abbiamo indagato e provato qualsiasi cosa, ma non cerano risposte".

Aver perso il controllo dello stesso strumento con cui aveva incantato milioni di persone nel corso di una carriera brillante è stato quello che Williams non è stato capace di accettare

Cos'é la demenza a corpi di Lewy

La demenza a corpi di Lewy è meno diffusa della sindrome di Alzheimer, ma colpisce almeno il 10-15% delle persone affette da demenza nel mondo. Solitamente insorge in pazienti di età superiore ai sessant'anni e sebbene una cura risolutiva non esista ancora, se diagnosticata in tempo, la patologia può essere trattata con gli psicofarmaci.

Per Robin, però, tutto questo non aveva più senso perché prima che la sua stessa mano uccidesse l'uomo la malattia gli aveva portato via il personaggio e per lui che davanti allo specchio proprio non ci sapeva stare è stato un dolore troppo grande per poterlo affrontare in questa vita.

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