Claudio Trionfera

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Nicola Nocella, a suo tempo detto Nick, ha la stoffa dell’attore importante. Lo si era capito all’epoca de Il figlio più piccolo di Pupi Avati col quale aveva ottenuto un Nastro d’Argento come migliore esordio, nel 2010. Ma si è dovuto aspettare qualche anno per vederlo protagonista assoluto di un film, Easy – Un viaggio facile facile (in sala dal 31 agosto, durata 91’), del riminese Andrea Magnani, a sua volta esordiente alla regia, autore un po’ giramondo di corti e documentari che oggi, seguendo la sua inclinazione vagante, costruisce un film che fa, appunto, dell’erranza il suo prevalente impulso narrativo. Sia pure, come vedremo, con più diverse e profonde sfumature.

Dalla Formula 1 al fantasticare sedentario

Perché subito Nocella? Perché egli è, al di là della storia che gli danza e gli svolazza attorno, l’elemento di suggestione. Non a caso il titolo, oltre il gioco di parole derivato dalla traduzione, è dedicato a lui, che ha 35 anni, si chiama Isidoro e in famiglia chiamano Easy. Ha un passato di grande promessa sportiva nell’automobilismo fino ad aspirare alla Formula 1 ma adesso, rotondo oltre misura nell’aspetto e ovviamente nel peso, si abbandona ad una sorta di fantasticare sedentario, vittima di dosi massive nel cibo e negli antidepressivi  nonostante lo strepitare ansiogeno e dietetico di mamma Delia (Barbara Bouchet). Ha anche un fratello, Filo (Libero De Rienzo), che dirige un cantiere e viene a trovarsi nei pasticci quando un suo operaio ucraino cade da un’impalcatura e muore; e che, per evitare guai giudiziari, non trova di meglio che infilarne in tutta fretta  il corpo in una bara e chiedere a Easy, non senza avergli rifilato una lussuosa limousine funebre, di riportarlo in patria confidando nelle sue - forse ancora vivide - doti di chauffeur.

Fuori percorso e col navigatore in tilt

E incomincia il viaggio. Che di malavoglia ma in linea con la sua consolidata e quasi viscerale passività Easy accetta di compiere: affidandosi ad un navigatore destinato ad andare in tilt quando egli, stuzzicato in autostrada da una coupé in vena di sorpassi, resuscita gli antichi ardori da circuito e inforca con il competitor una corsa furibonda che lo fa finire in una remota carrozzabile nel cuore delle campagne ungheresi. Praticamente disperso. Ed è lo scarto wendersiano che cambia il corso della storia.

Perché la lì in poi  di storia ne incomincia un’altra, fatta di inciampi, pasticci, disgrazie e intrecci rovinosi. A partire dal furto della macchina funeraria che il giovanotto, già distratto di suo, subisce mentre vaga tra i campi telefonando al fratello per dirgli d’aver perso la bussola. Ritrovandosi così da solo con la bara, che i ladri dell’auto gli hanno opportunamente lasciato sull’asfalto.

Le tappe di un’odissea verso il nulla

E l’odissea vera parte da qui. Con quella cassa da trasportare avventurosamente e nelle maniere più disuguali, a procedere beccheggiando ora su un montacarichi, ora sul tetto di una vecchia utilitaria, ora su un trabiccolo tirato a mano, ora su un carretto trainato da un cavallo, ora, addirittura, guidata come un kayak sulle acque nervose di un fiume: non si sa verso dove perché oramai  l’uomo è del tutto confuso nel suo pazzo viaggio nell’Est, su strade deserte con semafori accesi nel nulla, travolto da una fame incoercibile e diretto verso una città dell’Ucraina dal nome talmente comune (Kamianka) che – gli dicono – ne esistono colà almeno un centinaio.

Ma quella strada è soprattutto interiore

Come finirà il trip di Easy alla scoperta del mondo sarà giusto scoprirlo al cinema. In capo ad un’opera singolare e a suo modo sbalorditiva, sospesa fra la commedia e il dramma, fra il surreale e il paradossale. Utilizzando malvolentieri  un termine talmente abusato e distorto da far rivoltare Jack Kerouac nella sua tomba al cimitero di Edson, South Lowell, Massachussetts, si direbbe un film on the road. Con qualche ragione dinamica, certo; ma non è proprio così. Perché questo viaggio usa i panorami (tanto ameni e affascinanti come s’erano visti soltanto nelle cinematografie dei Paesi visitati) elaborandoli in termini impressionistici, come depurati della loro oggettività e riprodotti in un viaggio (anche) interiore.

Certo, le campagne, le case, le colline, la neve, le piogge, i grigiori desolati e desolanti, l’umanità dai sentimenti densi sono il frutto di un’esperienza quasi nomadica che Magnani esibisce con una naturalezza e uno spessore davvero singolari. Ma la loro funzione, all’interno degli eventi e delle peregrinazioni, sembra più orientata a rappresentare un punto di vista o una visuale da un angolo di prospettiva (quelli di Easy, ovviamente) più che una semplice e, diciamo pure, convenzionale - sebbene insolita - sequenza di esterni. Ed è in questa dimensione che, passo dopo passo, la figura del protagonista acquista motivazioni, sfumature, termini espressivi d’intensità, energia e magnetismo crescenti.

Equilibrio di generi in dimensione grottesca

Meriti da attribuire a Nocella certo, che recita e si muove sedimentando una scia comica e malinconica, poetica e svagata, un po’ ingenua e sognante come fosse un Forrest Gump capace di correre soltanto in automobile; ma in pari misura da accordare ad una regìa che governa la storia con un linguaggio asciutto e raffinato tenendo in equilibrio generi e stili e armonizzandoli spesso in una dimensione grottesca di echi vagamente gogoliani: con quella bara vagante che pare a momenti perdere la sua stessa connotazione funerea, incluso il proprio “contenuto” dall’identità e dalla destinazione incerte affidate ad un passaporto scaduto e gualcito della vecchia Unione Sovietica.

Nel marasma idiomatico la spunta il malinteso

Indeterminatezze e vacuità riflesse sulle cose e sulle figure, sulle loro mète e su un ingranaggio lessicale posato su un marasma idiomatico italo-unghesese-ucraino che da una parte sollecita il divertimento e dall’altra un bel pensiero sul sistema di comunicazione scelto per la parte meno perimetrale del racconto. Dove i personaggi arrivano a dialogare senza capirsi o fingendo di farlo nel segno del  malentendu; o a capire è soltanto lo spettatore attraverso i sottotitoli. Cose non banali, insomma. Così come la musica composta da Luca Ciut sui concetti della ballata acustica folk; e la fotografia di Dmitriy Nedria  piuttosto estrosa, con le sue tonalità morbidamente pastello e certe intelligenti ottiche d’inquadratura.

Per saperne di più

Easy – Un viaggio facile facile, commedia italiana di Andrea Magnani

Easy – Un viaggio facile facile: un estratto del film



Voto: 3/5
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