Django Unchained, le 5 scene più belle

Epicità, umorismo nero e romanticismo western: Quentin Tarantino sforna un film evento. Tra le tante da applausi, ecco le sequenze più indimenticabili

Christoph Waltz sul set di "Django Unchained" (Sony Pictures)

Simona Santoni

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Se l'uscita di ogni film di Quentin Tarantino è di per sé un evento, l'arrivo in sala di Django Unchained è doppiamente evento per noi italiani: che grande omaggio ci ha fatto il regista tanto amato dal pubblico quanto snobbato dagli alti riconoscimenti (anche quest'anno non è stato incluso nella cinquina dei registi da Oscar )! Il suo spaghetti western è un inno contro la schiavitù, un'ode verso il genere western e una serenata d'amore per l'Italia, che risuona nei richiami a Django (1966) di Sergio Corbucci e al cinema di Sergio Leone, nelle note di Ennio Morricone ed Elisa, nell'italiano parlato da Franco Nero...

Django Unchained è un'opera d'arte a tutto tondo, nella colonna sonora capolavoro , nelle tante citazioni ad altri film , nella sceneggiatura da inchino (ecco le 10 battute migliori ), in ben 10 motivi che lo rendono indimenticabile . Come sono da scolpire nella memoria tante scene epiche o di ironia stupefacente.

Ecco le cinque scene più belle (secondo me)!

1) Cinque schiavi in fila sulla musica di Django. L'inizio! L'inizio è di quelli che non puoi dimenticare e già ti inchioda alla sedia nella sua epicità da brivido. Si aprono le note di Django a cura di Luis Enríquez Bacalov e Rocky Roberts su uno scenario da selvaggio rovente West, deserto e rocce. Quindi iniziano i titoli di testa dai caratteri tipografici uguali a quelli del Django originale di Corbucci. E poi ecco cinque schiavi neri, incatenati, che camminano affannosamente in fila, coi torsi nudi dai muscoli torniti e dalle tante cicatrici. Signori, lo spettacolo comincia!

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2) "Ora puoi chiamare il marshall". Il dottor Schultz (Christoph Waltz) e Django (Jamie Foxx), fresca e strana accoppiata, giungono a Daughtrey, Texas, e lo strano personaggio dello pseudo-dentista tedesco comincia ad assumere sfumature sempre più misteriose e comiche. Arriva lo sceriffo della cittadina, fatto chiamare dal locandiere con approvazione di Schultz, e lui lo fredda senza pensarci tanto in mezzo alla strada. La scena è formidabile: di fronte al primo sparo che manda lo sceriffo ferito a terra, i cittadini che circondano il confronto rimangono esterrefatti e immobili. Django ha il viso preoccupato su cui si legge "questo Scultz è un pazzo". Al secondo colpo che uccide lo sceriffo segue lo svenimento di una donna e un fuggi fuggi esilarante. "Ora puoi chiamare il marshall", dice serenamente Schultz al locandiere.

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3) Parodia al Ku Klux Klan. Dopo che Django e Schultz hanno ucciso i fratelli Brittle nella tenuta di "Big Daddy" Bennett (Don Johnson), questi vuole dare una lezione a quel negro e all'amante dei neri. Con un gruppo di bianchi a cavallo, con cappuccio in testa e bastoni infuocati, dà il via a una lunga sequenza alquanto grottesca che si fa chiaramente beffe del Ku Klux Klan. Nonostante il montaggio un po' strano, il bisticcio sui buchi per gli occhi fatti male nei cappucci e la cavalcata verso la carrozza del dentista, che poi esplode in una tremenda deflagrazione, formano una sequenza da lasciare in memoria.

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4) Django verso la vendetta. Schultz è stato ucciso, Broomilda presa a ostaggio, Django inviato ai lavori forzati in una cava. Sulla strada per LeQuint Dickey Django riesce però a far fessi i tre bianchi a cui era stato affidato (tra cui lo stesso Tarantino, più bravo da regista che da attore) e a liberarsi. Ed eccolo che, mentre partono le note memorabili di Who Did That to You? di John Legend, Django compare dalla nube di fumo data dall'esplosione di Quentin. Si lava il volto dalla cenere, libera un cavallo dal carro, prende il fucile, salta in groppa, si fa lanciare dagli altri neri la dinamite e spinge il cavallo al galoppo. Via!! La sua corsa verso la vendetta, cavalcando a pelo tra la natura arsa e polverosa e la musica che va, è emozione pura.

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5) "A tutti i neri suggerisco di allontanarsi dai bianchi. Non tu Stephen, sei esattamente dove devi stare". La resa dei conti finali a Candyland è eccezionale. Django affonda la vendetta: i neri si salvino, pure, certo, ma Stephen (Samuel L. Jackson), il crudele capo della servitù, no. Ed è il massimo dell'umorismo "nero" l'esecuzione di Lara Candie (Laura Cayouette). Django dice alla sua domestica: "Cora, prima che te ne vada diresti arrivederci alla signorina Lara?". "Arrivederci Miss Lara", fa lei. E spam!! Bye bye, miss Lara, il cui corpo sembra risucchiato spassosamente all'indientro dopo un colpo di pistola. La vendetta è un piatto che va servito... con tanto fine humour!

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