Cinema

Deepwater - Inferno sull'Oceano, il disastro ambientale si fa thriller: 5 cose da sapere

Peter Berg e Mark Wahlberg ci portano sulla piattaforma petrolifera che nel 2010 esplose a largo della Louisiana. Tra dramma umano e action

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Simona Santoni

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La Marea Nera del Golfo del Messico, in uno sciagurato giorno d'aprile del 2010, ha invaso le acque e le coste di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, segnando il più grave disastro ambientale della storia americana. A distanza di sei anni, Peter Berg trasforma quella tragedia nel thriller d'azione Deepwater - Inferno sull'Oceano. In compagnia di Mark Wahlberg, ci porta a bordo della Deepwater Horizon della British Petroleum, la piattaforma petrolifera da cui partì tutto. Saliamo lì sopra, in pieno oceano, poco prima che tutto avvenga, che il fuoco divori quello che era considerato lo Shuttle della trivellazione marina e milioni di barili di petrolio si riversino in acqua invadendo l'ecosistema circostante. Prima che undici operai perdano la vita.

Dal 6 ottobre al cinema, ecco 5 cose da sapere su Deepwater - Inferno sull'Oceano:

 

1) Quel terribile 2 aprile 2010

Basandosi su un articolo del New York Times, la sceneggiatura di Matthew Michael Carnahan e Matthew Sand racconta una tragica storia vera puntando sull'azione, sulla concitazione del momento, sulle emozioni dei suoi protagonisti e su immagini spettacolari. Ci fa vedere anche cosa non funzionò quel 20 aprile 2010, quando sulla Deepwater Horizon si è verificato uno dei più gravi disastri mondiali causati dall'uomo. La piattaforma trivellatrice semisommergibile situata in acque profondissime al largo della costa della Louisiana fu preda di una devastante esplosione, che ha causato un incendio e un pressoché inarrestabile sversamento di greggio sul fondo dell’oceano. Per 87 giorni milioni di persone sono rimaste incollate agli schermi televisivi, con il cuore in gola, mentre più di 50.000 barili di petrolio si riversavano sul fondo del Golfo del Messico.

2) Focus sul dramma umano 

Forse le scene che ci sono rimaste più impresse di quei giorni disgraziati sono i chilometri di fluido nero nell'oceano e gli uccelli marini in affanno, ricoperti da una viscosa coltre scura. In Deepwater - Inferno sull'Oceano non vediamo niente di tutto questo. Peter Berg si concentra sugli attimi poco prima del "blowout" e sulla devastazione nel suo deflagrante inizio. Si concentra, soprattutto, sul dramma umano dei 126 lavoratori che si trovavano a bordo della Deepwater Horizon, uomini e donne altamente specializzati che credevano di aver di fronte un faticoso turno di lavoro prima di tornare alle loro famiglie. Operai sorpresi da circostanze indomabili, sfuggite di mano, catapultati in un inferno di fuoco nel bel mezzo dell'oceano. Alla fine, prima dei titoli di coda, scorre il toccante ricordo di ciascuna delle undici vittime che non hanno mai fatto ritorno sulla terraferma.

3) I tecnicismi non frenano il coinvolgimento

Le immagini ricorrono frequentemente sui fondali profondissimi, laddove la Deepwater Horizon sta avendo le prime anomalie, ignorate da tutti. Berg punta sull'anticipazione del dramma, giocando con la tensione. Lancia tanti segnali dell'incubo imminente, dalla lattina di coca cola che esplode alla cravatta magenta, il colore del pericolo sulla piattaforma. Nonostante il numero eccessivo di elementi anticipatori, riesce comunque a tenere incollati, in attesa di quello che già tutti sanno. Dai derrick ai test di pressione, sono tanti i tecnicismi dello script, davanti ai quali l'atteggiamento migliore è abbandonarsi, non pretendendo di capire proprio tutto. Ha il suo fascino entrare in un mondo così difficile da capire per i non esperti.
John Malkovich veste gli scomodi panni di un rappresentante della BP, Donald Vidrine, che spinge perché il pozzo sia completato nel più breve tempo possibile, visto che la piattaforma è in ritardo di 6 settimane sulla tabella di marcia, con un costo di mezzo milione di dollari al giorno. Kurt Russell è invece Jimmy Harrell, Mr. Jimmy, l'installation manager offshore della Deepwater Horizon, responsabile di tutti i lavoratori e da loro molto rispettato. Tra i due va in scena un agguerrito tira e molla sull'opportunità o meno di accelerare i tempi. Le implicazioni economiche premono sui meccanismi di sicurezza. 

4) Mark Wahlberg, l'eroe normale

Nonostante la sua espressività abbastanza statica, Mark Wahlberg ancora una volta conquista. È il volto dell'eroe normale dai muscoli non normali che imprime a tutto carisma serafico. Interpreta Mike Williams, padre di famiglia responsabile della supervisione dei computer e dei sistemi elettrici della piattaforma (sua moglie è interpretata da Kate Hudson). Anche per lui è del tutto inaspettato quello che avviene alle ore 22 di quel 2 aprile, quando fiamme, palle di fuoco e gas combustibile lo inondano. Da quel momento in poi Williams ingaggia una gara contro il tempo per salvarsi e per salvare la vita dei suoi compagni. Sulla sua rotta si trova anche la vita di Andrea Fleytas (Gina Rodriguez), una ventirtrenne che deve far fronte alla paura più grande.

5) Il duo Berg-Wahlberg e i "docbuster"

Recitare in film commerciali "mi permette di realizzare le storie che mi appassionano di più, che penso sia sempre più importante raccontare in quest'epoca di paura globale", ha detto Wahlberg a Roma. Deepwater - Inferno sull'Oceano è una di queste storie. "Quelle storie sugli eroi della porta accanto, persone normali che in circostanze eccezionali si uniscono e trovano il coraggio di reagire".
Peter Berg e Mark Wahlberg sembrano aver messo a punto un nuovo modello di film, che parte da disastri e drammi recenti, realmente accaduti, per dar vita ad action roboanti (c'è chi li definisce docbuster). Già prima ci avevano provato con Lone Survivor, portandoci in missione in Afghanistan. Dopo Deepwater - Inferno sull'Oceano sarà la volta di Patriots day, pellicola sugli attentati terroristici di Boston, in uscita negli Usa a Natale. Il mix sembra funzionare.

Voto: 3/5
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