Claudio Trionfera

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Che cosa abbia spinto due filmmaker italiani, per la verità con esperienze un po’ ovunque nel mondo, a fiutare in Ecuador la loro opera prima non è dato di sapere: se non attraverso un concetto, da loro medesimi espresso, sulla praticabilità di uno sradicamento indolore delle persone dalla propria terra nella prospettiva di una vita migliore. Questo, in definitiva, racconta Country for Old Men, in sala dal 1°  ottobre (durata 80’), data coincidente con la Giornata Internazionale degli Anziani. Lo firmano Stefano Cravero e Pietro Jona, raccontando con stile documentaristico avvincente e a tratti appassionante storie di persone comuni, prevalentemente di coppie, trapiantate in un luogo remoto in cerca, semplicemente, di serenità.

Tra le Ande con seicento dollari sei quasi ricco

Sono tutti americani quelli che si sono stabiliti a Cotacachi, cittadina ecuadoreña andina oltre i duemila metri. Americani in fuga dagli Stati Uniti per i motivi più diversi. C’è chi è scappato per cause economiche visto che nel suo Paese con 600 dollari è duro campare mentre lì si è quasi ricchi; e c’è che ha lasciato l’America per gli orrori sociali scatenati dalla propagazione delle armi che rimbalza pure dai notiziari in inglese, spari di qua, spari di là, delitti senza castigo, studenti armati nelle scuole e insegnanti aizzati ad armarsi più degli studenti. “Era dai tempi dell’OK Corrall che non si sentivano cose del genere” dice sconsolato un uomo davanti alla machina da presa spiegando così i motivi della fuga con sua moglie.

Uno strano m ondo di immigrazione al contrario

Tutti americani. Anziani. Che la vita tramontante vogliono passarla in pace e senza pistole, peraltro e per fortuna proibite in Ecuador. Strani immigrati alla rovescia. Rifugiati tra quella gente cui l’America ha chiuso le porte. Il quartiere dove vivono è lindo, tutto prati e villette, ordine asettico e un velo di malinconia. Si balla davanti a un jukebox, qualche corso di ginnastica e goffi tentativi di imparare lo spagnolo, un’associazione per accogliere cani randagi, un transfuga da Hollywood. La middle class si ricostruisce un’esistenza e una civiltà.

Scelta intelligente a livello cinematografico e sociologico

Eppure Cotacachi non è un paradiso fiscale. Neppure un luogo ameno. Solo montagne e nuvole, forse un esilio. Difficile definire questo posto se non un paese per vecchi. Tranquilli e un po’ rassegnati. Sicché la scelta dei due registi di andarlo a scovare non è solo cinematograficamente intelligente ma anche scientificamente apprezzabile nella sua collocazione sociologica, demografica e antropologica. Esplorando quell’angolo di tierra prometida - per rubare la definizione a Miguel Littin – dove tanti americani vengono trasportati in pullman come fossero organizzati da un’invisibile agenzia di viaggi. E dove chi ci è arrivato implora alla cinepresa gli altri americani di non andare. Perché là si sta bene in pochi, la comunità è satura e “troppi gringos tutti insieme fanno danni”.

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Voto: 3/5
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