Cinema

Il condominio dei cuori infranti, un film meraviglioso: 5 motivi per vederlo

Tre storie di caduta, sei personaggi in cerca d'amore. In una periferia francese incontri di solitudini, tenerissimi e divertenti. Con Valeria Bruni Tedeschi, Isabelle Huppert e Michael Pitt

Il condominio dei cuori infranti

Simona Santoni

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Ammaliante cantastorie, Samuel Benchetrit ordisce un film che è un autentico regalo per il pubblico. Da vedere. Dal 24 marzo in sala distribuito da Cinema di Valerio De Paolis, Il condominio dei cuori infranti sfugge alle definizioni e cattura irrimediabilmente. È umorismo e spessore, è originalità e vita quotidiana. Pura poesia, ma anche sarcasmo disincantato. 

Il regista e scrittore francese fa muovere dei personaggi un po' strampalati e solitari. Li osserva con sguardo intelligente, tenerissimo, crudele, divertito. Le bizze ricorrenti di un ascensore mal funzionante sono il mezzo che porta a incontri, spesso improbabili.

Ecco la nostra recensione con 5 motivi per vedere Il condominio dei cuori infranti

 

1) La banlieue con frizzante originalità

Non lasciatevi ingannare dal titolo italiano (Asphalte il titolo originale): Il condominio dei cuori infranti non è una commedia sentimentale da fazzoletti in mano. A volte può far commuovere, ma è un sorriso stupito e affettuoso quello che prevale in viso. Affetto per personaggi che entrano subito nel cuore. 
Tratto da due dei racconti di Les Chroniques de l'Asphalte, libro del 2005 dello stesso Benchetrit, Il condominio dei cuori infranti ci porta in una periferia francese annoiata e quasi addormentata, in un condominio semi abbandonato di un quartiere popolare. Vediamo la banlieue come non siamo abituati a vederla: all'estremità della città, un inatteso senso di solidarietà raccoglie chi cade. Non sono violenza e rabbia le protagoniste ma solitudine e, soprattutto, amore. "Ho vissuto la mia giovinezza in un quartiere popolare e posso affermare di non avere mai conosciuto un senso di solidarietà così forte come in periferia", ha detto il regista, che ha anche curato la sceneggiatura. "Quando si parla di periferie vengono in bocca sempre le stesse parole: punizione, religione, scontro... E non si parla mai di amore. Eppure mi sembra evidente che la mancanza di amore sia la causa di numerosi mali che oggi affliggono quei quartieri".

2) Tre storie di caduta, sei personaggi in cerca d'amore

Sei sono gli antieroi protagonisti e ognuno merita attenzione. Stemkowitz (interpretato da Gustave Kervern) è un uomo smarrito e impacciato, arido e romantico al contempo, col cuore in attesa di disgelo. Sulla sua sedia a rotelle si imbatte in un'infermiera (Valeria Bruni Tedeschi) che fa il turno di notte, di cui è percebile un malessere sottile.  
Charly è un adolescente abbandonato a sé stesso, con una madre assente (è interpretato da Jules Benchetrit, magnetico figlio del regista, la cui vita privata ha dei rimandi con quella del suo personaggio: sua madre è Marie Trintignant, morta nel 2003 dopo le percosse del fidanzato Bertrand Cantat, cantante dei Noir Désir). Nell'appartamento accanto si trasferisce Jeanne Meyer (Isabelle Huppert), attrice degli anni '80 in crisi depressiva.
La signora Hamida (Tassadit Mandi) ha il figlio in prigione; John McKenzie (Michael Pitt) è un cosmonauta americano che vola nello spazio.
I sei sono uniti da tre storie di caduta: c'è chi cade dal cielo, chi da una sedia a rotelle, chi dal proprio piedistallo. Inaspettatamente arrivano altrettanti aiuti per rialzarsi.

3) Teneri incontri di solitudini

Si formano tre strane coppie, tre diversi incontri di solitudini, luminosi e semplici. È bizzarro quello tra Stemkowitz e l'infermiera, è tenero e affascinante quello tra il giovane e disinvolto Charly e l'attrice austera: man mano che la complicità tra i due cresce, non ci si vorrebbe mai staccar da loro. È dolcissimo e divertente l'incontro tra la madre di origini arabe e il cosmonauta americano: un evidente richiamo politico, con cui Benchetrit si prende allegramente beffe di tante paure. "Nutre sentimenti anti-americani", chiede la traduttrice della Nasa alla gentile Hamida. Che tenerezza quando Hamida prepara il cous cous a John!

4) Cura stilistica

Dietro l'apparente casuale collage di scene e storie si nasconde un'attenta cura stilistica, in ogni dettaglio. Il formato scelto è particolare, è un 1:1.33, voluto dal regista perché il film è girato in ambienti piccoli e non si sarebbe potuto usare il Cinemascope in spazi così ristretti. 
È difficile datare l'epoca dei fatti, permeati da una ricercata e voluta patina anni '80: vediamo un vecchio televisore Grundig, il poster di Die Hard o un walkman giallo, ma anche dvd di film attuali. "Questo miscuglio è una mia precisa volontà", ha detto Benchetrit. "Quando oggi mi capita di tornare nel quartiere popolare dove sono cresciuto negli anni '80 non mi sento spaesato, perché la periferia è stata profondamente segnata da quel decennio". 
Ci sono poche battute nel film, prevalgono i piani sequenza e i silenzi. La musica, curata da Raphaël, è discreta e non onnipresente.
Il condominio dei cuori infranti è anche l'occasione per rispolverare il film del 1977 La merlettaia di Claude Goretta, con una giovanissima Isabelle Huppert, ribattezzato nella finzione La donna senza braccia. La soap opera Beautiful è invece un simpatico mezzo di comunicazione tra la signora Hamida e il suo ospite.

5) Una sorpresa, da qualunque angolazione

Il condominio dei cuori infranti colpisce per la modernità del tono e per la sua energia libera e raffinata. È una raccolta di storie indipendenti, che però compongono un'unità solida e meravigliosa. Trasudano ironia, divertono, emozionano.
Il racconto è scanditato da momenti surreali, quasi incongrui, favole metaforiche, che però pulsano di stupefacente realismo. Da qualsiasi angolazione lo si guardi, Il condominio dei cuori infranti è una sorpresa. Davvero bella.

Voto: 4/5
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