Claudio Trionfera

-

Il Cinepanettone è risorto. Quello fragrante, molto amato, ricreativo e naturalmente natalizio. Con tre storie parallele che mettono insieme un gruppo di attori al meglio del loro espressività sotto la guida dello specialista Neri Parenti.

Le storie

A Mario Grossi Tubi (Christian De Sica) e sua moglie Gianna (Angela Finocchiaro) la loro figlia Anna Pia (Maria Luisa De Crescenzo) rivela di voler sposare Ottavio (Massimo Ghini), signore molto più grande di lei con l’aria del viveur ossigenato e squattrinato.

Insomma uno che, come si dice, vorrebbe “attaccare il cappello” sulla ricchissima famiglia della ragazza. Ricchissima? Così almeno crede ancora Gianna, senza sapere che suo marito s’è divorato tutto il patrimonio di  casa, inclusa la parte di lei. Insomma, la rovina è alle porte ma lei non lo sa. Ottavio, povero in canna anche lui, si mimetizza invece da ricco, facendosi credere il miliardario che non è attirando, lo si può immaginare, il vorace interesse di Mario e, naturalmente, il suo pieno consenso al matrimonio.

Nell’altra storia Dario Bandiera è Adriano, prigioniero della tecnologia che condiziona ogni azione della sua vita. Tanto patologico, questo andazzo, che neppure il naufragio su un’isola deserta riesce a fargli dimenticare la dipendenza da cellulari, tablet, pc, WhatsApp, sms e tutte le attività in ogni senso connesse.  E come uomo primitivo, mancandogli gli originali, usa la pietra per replicarne non solo la foggia ma anche le funzioni. Come un matto.

Il terzo segmento mette insieme Fausto (Luca Argentero) e Claudia (Ilaria Spada), facendogli formare una coppia caliente di una passione irrefrenabile e sessualmente esplosiva che li induce a mollare i loro rispettivi compagni modificando, al tempo stesso, i loro rispettivi modi di essere. Da persone più o meno normali a prede di improvvisi, ansimanti ardimenti.

Nell’epilogo, com’è logico, tutto finirà dove deve finire, cioè al posto giusto seguendo i canoni di una commedia fedele alla sua vocazione festiva. Tra beffe, rivelazioni d’identità reali ed economiche, scoperte di nuove personalità: in una corretta dimensione morale che comunica speditamente con una rappresentazione colorata e spassosa.

Il giusto equilibrio

Parenti governa bene questo impianto narrativo, facendo attenzione ad intrecciarne saggiamente le tre diverse componenti senza cadere in un avventuroso allestimento a episodi.  Facendo anzi in modo di miscelare stilisticamente le storie in termini di affinità visiva, sequenze e ritmi.

Lo sfondo aggregante è ovviamente quello dei Caraibi, cornice esotica ma abbastanza realistica e misurata, insomma molto lontana da quegli estetismi di un’alta società vacanziera un po’ vuota e affettata che ha saturato i gusti del pubblico e le vicende di un certo genere cinematografico.

Si gioca prevalentemente sul tavolo degli equivoci, dei doppi sensi, dei contrasti accesi, della gaglioffaggine e del cialtronismo di alcuni personaggi, sulla sciocca pignoleria e perfezionismo di altri e via così. In una galleria di figure, situazioni, gag e battute anche felici che non risparmia passaggi divertenti e dispensa salutari risate.

Gli attori, diversamente comici

Un parte importante, in tutto questo, spetta agli attori e alla loro differente ispirazione comica. Christian De Sica, davvero straripante (accanto a lui generosa e spassosa Finocchiaro), con Massimo Ghini - sorprendente sotto la chioma bionda - forma una coppia collaudatissima ma sempre capace di interagire con intensità complice, brillante, caustica.  Più sommesso Argentero sulla linea del ridicolo precisino perfezionista, preda dell’improvviso risveglio di una libido altrimenti addormentata, sollecitata da una Ilaria Spada intraprendente e tentatrice. Bandiera viaggia, si può dire, da solo, bravo protagonista di un bizzarro monologo da Robinson Crusoe del gigabyte.

© Riproduzione Riservata

Commenti