Cinema

Claudia Gerini: 'Al cinema mi faccio in quattro'

Poker di film per l'attrice romana, da Il comandante e la cicogna a Tulpa: "Adoro cambiare ruoli e generi, dalla commedia al giallo"

Claudia Gerini

Claudia Gerini – Credits: (Foto Ansa/Claudio Onorati)

Sa essere ironica e autoironica, il suo “Lo famo strano” verdoniano ha fatto scuola. Sa essere sexy e provocante, lo spogliarello in Com’è bello far l’amore l’ha confermato. Sa essere algida e diffidente, come ne La Sconosciuta. L’incarnazione vivente della versatilità di un’attrice, questa è Claudia Gerini, 40 anni e ben quattro film solo quest’anno, tra uscite in sala (Il comandante e la cicogna ) e film in arrivo (Una famiglia perfetta, Tulpa, Amiche da morire), senza contare la piccola partecipazione in Reality e la mini-serie inglese Labyrinth. Le chiediamo di raccontarci questo suo fortunato momento professionale, e di commentare uno a uno i suoi ruoli, uno più diverso dell’altro.

Iniziamo da Il Comandante e la cicogna, già nelle nostre sale, in cui duetta con Valerio Mastandrea.
"È un film che mi ha colpito molto: un Soldini in gran forma, una commedia surreale colma di poesia, un modo anche per parlare dell’Italia e criticarla in modo costruttivo e raffinato. Interpreto Teresa, moglie energica e dinamica di Valerio, e sono morta. Sì, sono un fantasma che torna a chiacchierare con il marito ogni notte per dargli un conforto. Sin dalla lettura del copione trovavo stupendo che lei, da morta, dicesse a lui: 'Sei pesante, e goditi la vita!'".

Il 29 esce invece Una famiglia perfetta, che avete appena finito di girare a Todi.
"Questa di Paolo Genovese è una commedia amara alla Monicelli. C’è un uomo che si chiede, alla Sliding Doors: 'Come sarebbe stata la mia vita se 25 anni fa avessi deciso di mettere su famiglia e oggi avessi una moglie e dei figli?'. Per cercare una risposta ingaggia una compagnia teatrale, di cui faccio parte anche io. Sono quindi da una parte un’attrice, a mia volta sposata con l’attore Marco Giallini, dall’altra la finta moglie di Sergio Castellitto, colui che architetta questa strana messa in scena".

Contesa tra due mariti, quindi.
"Due uomini diversissimi tra loro: uno più scherzoso, l’altro rigido, il classico padre padrone, il capofamiglia che vuole tutto perfetto e che tutti riveriscono. Divertente anche quando scatta la gelosia tra i due. E poi è bello potersi prendere anche un po’ in giro come attori: c’è molta autoironia e critica al nostro mestiere nel film, come fossimo tutti burattini che si attengono al testo e a ciò si chiede loro di fare".

Com’è stato tornare a recitare con Castellitto?
"Bellissimo, non avevo capito quanto mi fosse mancato. Mi aveva diretta in Non ti muovere, in fondo anche qui è mio regista, perché l’uomo che ingaggia la compagnia di attori ci dice di volta in volta come dobbiamo essere. Mi sento sempre molto ben guidata accanto a lui, vorrei esserci di nuovo in un suo film".

Fin qui tutte commedie, comprese Amiche da morire: è il genere che predilige?
"Amiche da morire è una storia di amicizia femminile raccontata finalmente senza stereotipi, un’opera prima speciale, piena di idee e energia. Per il resto, nel comico c’è sempre un po’ di dramma: a me piace la mistura delle due nuance. La cosa piatta comica che fa ridere tipo la pernacchia non è interessante, la dinamica che si crea nell’interazione tra i generi sì".

Dalla commedia al giallo: parliamo di Tulpa.
"È un thriller a tinte forti, il vero giallo all’italiana come non se ne facevano da tanto, con messe in scene teatrali, omicidi spettacolari, sesso e sangue a volontà. Luisa, la donna che interpreto, è uno dei ruoli più controversi della mia vita, l’ho accettato per Federico Zampaglione, con lui mi sentivo tranquilla, abbiamo una profonda intesa anche artistica. Ci sono scene d’azione, pochissimi dialoghi, tutto si basa sulla suspense e sui momenti di pressione psicologica sul personaggio. Un film diverso da tutto ciò che si vede in giro, insomma: non a caso ha già riscosso grande successo a Londra".

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