Cinema

Cinema 2013: ecco chi ha deluso

Chi l'avrebbe mai detto? In alcuni dei più sonori flop dell'anno sono coinvolti vip del calibro di Sean Penn, Richard Gere e Ryan Gosling. Nella classifica dei "fiaschi", però al primo posto c'è un insospettabile: Johnny Depp, con The Lone Ranger

– Credits: wordle (elaborazione)

Anno difficile, il 2013, per i big di Hollywood. Ripercorrendo idealmente l'anno che sta finendo, si salvano in pochi: di primi acchito mi vengono in mente Leo DiCaprio (grande in Django Unchained e discreto in Il Grande Gatsby, anche se il film non mi è piaciuto), Hugh Jackman (forse il più ispirato tra Prisoners, Les Misérables e Wolverine - L'immortale), Denzel Washington (ottimo in Flight) e Bradley Cooper (la vera rivelazione del bellissimo Il lato positivo, con buona pace di Jennifer Lawrence). Tutto sommato salverei anche Brad Pitt, che con World War Z - non proprio una pietra miliare del cinema - ha comunque fatto la sua figura, sfondando tra l'altro il muro dei 500 milioni di dollari incassati.

Molto più nutrita la lista dei grandi nomi che hanno toppato alla grande, riuscendo nell'impresa tutt'altro che epica di scontentare critici e produttori (causa incassi scarsi); se qualcuno è riuscito a parare il colpo, girando magari un film bello e uno brutto, altri hanno proprio saltato un giro, come si dice giocando a Monopoli, risparmiandosi (almeno si spera) per il 2014. Ora però basta con la diplomazia: è il momento di fare i nomi: ecco la poco ambita Top 10 delle grandi delusioni 2013.

1. JOHNNY DEPP

Forse sperava che il personaggio dell'indiano Tonto avrebbe ripetuto  i trionfi di Jack Sparrow, ma nonostante la direzione di Gore Verbinski (regista dei primi tre film della sga dei Pirati dei Caraibi) The Lone Ranger (che pure ha goduto di una campagna promozionale degna di Guerre stellari) non è piaciuto: incassi ridicoli rispetto alle aspettative (89 milioni di dollari, a fronte di una spesa produttiva di 215) e pollice verso quasi unanime da parte della critica. Certo al film non ha giovato la presenza nei panni del protagonista dell'inconsistente Armie Hammer, ma anche Johnny non pare in gran forma.

 

2. RYAN GOSLING

Parliamoci chiaro: la sua ascesa è irresistibile, lavora come un matto e ha talento e carisma da vendere. Però, dopo il successo di Drive, era inevitabile che tutti aspettassero al varco lui e il regista Nicolas Winding Refn, di nuovo insieme in Solo Dio perdona. Risultato: una catastrofe. Un pastrocchio indigeribile, respinto con perdite perfino dai fan: incassi da prefisso telefonico e tanti saluti.

 

3. SEAN PENN

In Gangster Squad interpreta Mickey Cohen, leggendario e sanguinario criminale della Los Angeles Anni 40 e 50. Nonostante il supercast (che annovera anche Ryan Gosling, ancora lui, Josh Brolin e Nick Nolte) il film è un fumettone senza pathos, che affonga nel patetico tentativo di scimmiottare L.A. Confidential. Quanto a Penn, sgrana gli occhi e alza la voce, ma sembra più svogliato di Pierino davanti al portone della scuola.

 

4. TOM CRUISE

Dispiace dirlo, ma forse siamo noi a sbagliare, aspettandoci ancora qualcosa da un divo che sembra capace di attirare i suoi fan solo rientrando periodicamente nei panni di Ethan Hunt, l'agente segreto di Mission: Impossible. Quest'anno, che non aveva in programma l'ennesimo sequel della serie, l'ex re del botteghino è incappato in due film mosci come un caco maturo: Jack Reacher - La prova decisiva, imbarazzante thrille senz'anima, e il fantascientifico Oblivion, che qualcosa ha incassato ma senza scaldare il cuore a nessuno.

 

5. WILL SMITH

La prima volta che Smith aveva recitato con il figlio Jaden, allora bambino, era stato nel film di Gabriele Muccino La ricerca della felicità: lavoro più che dignitoso, come l'alchimia tra i due protagonisti. Stavolta Will ci riprova con After Earth, ma il risultato è ben diverso: le peripezie dei due, costretti a lottare per sopravvivere in un futuro desolato, sono di una noia mortale, e difendersi dalle accuse di nepotismo diventa per il divo di Men in black impresa ardua. 

 

6. BRUCE WILLIS

Per noi, fan irriducibili del primo Die Hard (e non era male neppure il secondo), vedere Bruce Willis in questo quinto capitolo è veramente penoso. Lui sarebbe anche in forma (Bruce è sempre Bruce), e il personaggio del detective John McClane ha sempre il suo fascino, ma con un regista come quello di Un buon giorno per morire, il mediocre John Moore, e un coprotagonista come l'inespressivo Jai Courtney, un vero dilettante allo sbaraglio, salvare la faccia è impossibile. Un videogioco al confronto sembra Amarcord: che tristezza.

 

7. RICHARD GERE

Non è mai stato un tipo particolarmente selettivo, il bellissimo Richard: anche negli anni d'oro ha inanellato con una certa frequenza vere e proprie schifezze come Mister Jones, Trappola d'amore, L'angolo rosso, Autumn in New York: autentici orrori, secondo me. Alla lista dei fiaschi si aggiunge a pieno titolo il suo film di quest'anno, La frode, fotoromanzo senza costrutto che vede tra i colpevoli, pardon i protagonisti, un'altra big come Susan Sarandon. Sulla carta il personaggio di Gere vorrebbe somigliare al mitico Gordon Gekko di Michael Douglas in Wall Street; il risultato però fa venire in mente un concorrente di The apprentice, il reality di Flavio Briatore.

 

8. ASHTON KUTCHER

Vale il discorso fatto per Gosling: giovane ma già saldo nell'Olimpo, è e resta un vincente. Il ruolo di Steve Jobs, leggendario padre di Apple, è risultato un po' troppo impegnativo anche per lui. La biografia che avrebbe dovuto mobilitare verso le sale il popolo dei maniaci della Mela non ha raggiunto il suo scopo: anche in questo caso le cifre incassate sono eloquenti (e ridicole): appena 16 milioni incassati nel mondo. Meno male che, se non altro, è costato poco.

 

9. HARRISON FORD

C'erano grandi aspettative per Ender's Game, attesa trasposizione di un romanzo di culto per tutti i patiti della fantascienza. Ma la l'eroica lotta degli umani, minacciati dalla solita razza aliena, non ha prodotto l'entusiasmo sperato. E Harrison Ford, austero colonnello incaricato di addestrare un giovane prodigio (Asa Butterfield), sembra il primo a non essere convinto del progetto: quell'aria da «Ma che cosa ci faccio qui?» non aiuta...  

 

10. NAOMI WATTS

Che cosa ci si poteva spettare, direte voi, da una biografia zuccherosa e fuori tempo massimo di lady Diana Spencer, ex moglie del principe Carlo d'Inghilterra e mamma di William e Harry? In effetti qualche dubbio sulla qualità della peliicola c'era, ma la realtà purtroppo si è rivalate peggiore: che spreco ingaggiare un'ottima attrice come Naomi per un B movie, degno tutt'al più di coprire un buco nei palinsesti televisivi di metà agosto. Meno male che la Watts si è rifatta con una grande interpretazione nel bellissimo The impossible. Questo però, nel suo curriculum, resta una patacca.

 
© Riproduzione Riservata

Leggi anche

I 10 film più belli del 2013

Sul podio tre titoli potenti e visivamente intriganti: "Blancanieves", "Django Unchained" e "La vita di Adele". E poi...

Commenti