Cinema

Chiamatemi Francesco, il film su papa Bergoglio: 5 cose da sapere

Daniele Luchetti ci racconta chi era Jorge prima che diventasse pontefice. In maniera lineare e stando dalla sua parte

Chiamatemi Francesco

Simona Santoni

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In un clima fervente, con il Giubileo nell'aria, gli scandali Vatileaks scottanti e il recente viaggio papale in Africa, arriva al cinema Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente, film di Daniele Luchetti che ci racconta Jorge Mario Bergoglio prima che diventasse pontefice il 13 marzo 2013.
Nel primo incontro con l'imponente protagonista, vediamo Bergoglio ancora cardinale (interpretato dall'attore cileno Sergio Hernández), poco prima dell'elezione al soglio pontificio, mentre parla tra sé e sé sul sottofondo di una chitarra argentina: "Cosa ci faccio a Roma? Alla mia età dovrei essere in pensione". 
Ecco che poi la narrazione corre indietro nel tempo, a quando Jorge era ancora un giovane (l'argentino Rodrigo de la Serna), con il cuore solleticato da una ragazza, e iniziava ad abbracciare la fede. 
Luchetti, che in passato ha firmato Mio fratello è figlio unico, La nostra vita e Anni felici, si inoltra in un racconto lineare, che se da un lato si avvicina alla sobrietà, dall'altro rischia di essere povero di sussulti. Il suo obiettivo è farci scoprire le radici e il percorso di un uomo che in pochi conoscevano fino a due anni fa, con la volontà di non cadere nella costruzione di un "santino" edulcorato. La celebrazione di Bergoglio è però lì sul filo, latente e neanche troppo, pronta a farsi sentire. 

Dal 3 dicembre al cinema, ecco 5 cose da sapere su Chiamatemi Francesco:

 

1) La ricerca su Bergoglio

Chiamatemi Francesco nasce come un'inchiesta, iniziata quasi due anni fa a Buenos Aires. L'idea di fare un film su Papa Francesco è venuta al produttore Pietro Valsecchi: "Mi ha colpito fin dalle sue prime uscite la straordinaria statura morale e la forza rivoluzionaria del suo apostolato". Valsecchi ha iniziato a documentarsi, si è focalizzato sul libro Francesco il Papa della gente di Evangelina Himitian poi è andato oltre e ha coinvolto Luchetti. Insieme sono stati in Argentina all'inizio del 2014 per incontrare amici di gioventù di Bergoglio, sacerdoti che hanno lavorato al suo fianco.
Valsecchi in passato ha già prodotto due film dedicati a Papa Wojtyla, oltre ad altre miniserie televisive su personaggi forti della storia e della cronaca italiane (Paolo Borsellino, Maria Montessori, Giorgio Ambrosoli).
Luchetti ha quindi proseguito la ricerca con il collega di sceneggiatura Martin Salinas. "Il primo incontro è un aneddoto che vale la pena raccontare", dice il regista. "Avevamo fatto sapere in giro che avremmo voluto incontrare persone che l'avevano conosciuto bene. Il primo a presentarsi fu un vecchietto scattante: si diceva uno dei suoi migliori amici. Mi porse una foto sbiadita. Una classe di bambini di sei anni. Confusi tra decine di ragazzini, mi fece vedere lui stesso, e dall'altro capo della foto, Jorge, il suo caro amico. 'Abbiamo passato assieme tutta la prima elementare'. 'E poi?', 'Poi basta'. 'Come basta? Tutto qui?'. 'Si vedeva già che era un bambino speciale, che sarebbe diventato un santo'. Così ho capito abbastanza rapidamente che il rischio santino era dietro l'angolo. Il personaggio che smuove i cuori di cattolici e laici era già stato incasellato in un reticolo di luoghi comuni. Per capire cosa raccontare, per mantenere una relazione onesta con il personaggio, senza esaltarlo né ridurlo, ho dovuto scavare molto". 

2) Jorge, un uomo preoccupato

Oggi vediamo papa Francesco come un uomo solare e profondamente amabile. Luchetti invece ci presenta un Bergoglio che va al di là della cordialità. Nella sua ricerca ha pian piano raccolto informazioni che gli sono sembrate illuminati: "Jorge era un uomo preoccupato", "Jorge ha sorriso per la prima volta quando lo abbiamo visto diventare Papa". Ecco la somma tirata dal regista romano: "Bergoglio è così oggi perché è stato in altro modo nel passato. Ha avuto la fortuna di vivere una vita lunga che gli ha permesso di imparare, crescere, evolvere. Una fortuna per lui, ma anche per un narratore che si era messo sulle sue tracce per cercare di capire come mai quest'uomo oggi trasmette queste emozioni e perché sembra non aver paura di nulla".

3) Non un film religioso

Chiamatemi Francesco non vuole essere un film religioso e in effetti non lo è. Ma è evidente che lo sguardo di Luchetti è pieno di ammirazione nei confronti di Bergoglio, poco distaccato e dubbioso. Il regista lo ammette: "È un film che racconta un personaggio che crede. E nel raccontarlo sono stato dalla sua parte, ammirando e invidiando ogni sua scelta, cercando di mettere assieme gli indizi, scrutando il suo volto durante omelie e interviste di 'prima' della sua elezione, e infine cercando di rispettare una verità - sia pure ipotetica - ma soprattutto le leggi del raccontare, che impone il tentare di essere comunicativi senza barare".
Luchetti ha vissuto una sorta di catarsi nella lavorazione al film: "Io, laico, ho vacillato più volte. Facendo questo film molte delle mie idee si sono trasformate. Tutto è passato più attraverso il cuore che la testa". Il cuore viene però poco scaldato dai 98 minuti di visione. Anche durante gli anni cruenti della dittatura il coinvolgimento è poco alimentato (scena dell'areo a parte).

4) Bergoglio sotto la dittatura

Sul passato di papa Francesco pesa il silenzio della Chiesa negli anni in cui il regime dei generali uccise migliaia di oppositori in Argentina. Luchetti concentra gran parte del racconto proprio sul periodo della dittatura e dei desaparecidos, per poi aprirsi all'esperienza di Bergoglio con i poveri del Barrio 31 di Buenos Aires.
Giovane come tanti, peronista, con una fidanzata, amici e una professoressa di chimica, Esther Ballestrino (Mercedes Morán), cui rimarrà legato per tutta la vita, Jorge è poco più che ventenne quando la vocazione lo chiama ed entra nel rigoroso ordine dei Gesuiti. Durante la terribile dittatura militare di Videla, Bergoglio viene nominato Padre Provinciale dei Gesuiti per l'Argentina.
Luchetti ci mostra Bergoglio parte di un ingranaggio più grande di lui, sotto la morsa di superiori silenti, nel suo piccolo comunque pronto ad aiutare chi ne avesse bisogno. Sono state lasciate fuori le tante voci di persone che più volte hanno avvicinato il regista per dirgli "Bergoglio era implicato nella dittatura". "Quando racconti una storia", osserva il cineasta, "devi stare dalla parte del personaggio che in questo caso mi è sembrato talmente rotondo, chiaro, da capire che queste voci non c'entravano nulla nel mio percorso narrativo. Ho accettato le cose più credibili raccolte sul campo".
Girato in spagnolo, Chiamatemi Francesco è composto da un cast è di attori argentini, cileni e spagnoli. "È stata una grande responsabilità interpretare Bergoglio dai 25 ai 60 anni, in un periodo tragico per il mio Paese", confessa De La Serna. "Anche ora faccio fatica a togliermi Bergoglio di dosso", gli fa eco Hernández.

5) Dalla proiezione per i poveri alla tv

Prodotto dalla Taoduefilm di Valsecchi (Gruppo Mediaset), distribuito da Medusa, il biopic su Papa Francesco sta per essere venduto in 40 Paesi del mondo sia nella versione per il cinema che per la tv. Il film avrà infatti una versione per la televisione, in 4 puntate da 50 minuti, che andranno in onda su Canale 5 tra un anno e mezzo.
Intanto il 1° dicembre Chiamatemi Francesco ha avuto una proiezione in anteprima in Vaticano, a cui erano presenti settemila spettatori, tra cui anche poveri e senzatetto, con volontari delle onlus, invitati dal Papa che ha anche offerto, all'uscita, una cena al sacco. Monsignor Guillermo Karcher, cerimoniere pontificio, ha visto il film e lo ha definito veritiero.

Voto: 2/5
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