Cinema

Cetto c'è senzadubbiamente, sovrano (e non sovranista) da gag

Ammainato il berlusconismo, Antonio Albanese torna in un'Italia alla ricerca di leader, guardando alla monarchia

Cetto c'è senzadubbiamente

Simona Santoni

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Cetto c'è senzadubbiamente (dal 21 novembre al cinema), e anche "lu pilu", che sempre "lu pilu" è. A non esserci più, però, è l'Italia che Cetto la Qualunque nove e sette anni fa rappresentava in tutta la sua guascona volgarità, prima con Qualunquemente (2010) e poi con Tutto tutto, niente niente (2012).

Antonio Albanese, che ha creato il suo personaggio comico facendo satira del berlusconismo, sempre diretto da Giulio Manfredonia, prova ad aggiustare la mira sui tempi della politica odierna, dando ora un colpetto al Pd (quando sbeffeggia le piste ciclabili e l'ecologismo), ora alla Lega (con la battuta "se sei in difficoltà, prenditela con i neri"), ma sembra tenersi un po' a distanza dalle magagne più contemporanee.

 

Cetto, infatti, è scomodato dalla sua agiata vita in Germania per tentare l'ascesa al potere, come sovrano, mica come sovranista. Il nuovo obiettivo è l'instaurazione della monarchia, trovata atemporale e démodé che ha comunque il suo strampalato fascino comico

L'Italia alla ricerca del leader forte

Nella lettura degli umori italici, una cosa tuttavia non passa mai di moda: gli italiani vogliono come guida un uomo forte. Che sia Berlusconi o Renzi o Salvini. O Cetto la Quanlunque, che si candida ad essere quel leader. "Io amo gli italiani", dice. "Sono un gregge che segue il cane e io abbaio benissimo". 

E poi ecco un altro colpetto a certa politica, sulle labbra del suo mentore Venanzio (Gianfelice Imparato): "Piacete alla gente perché siete semplice e volgare". 

Cetto, alias Albanese, riceve la formazione da monarca in qualità di Cetto Primo Buffo delle due Calabrie, ed essendo Cetto l'esatto opposto della raffinatezza aristocratica, scaturiscono diverse scene divertenti che cavalcano esasperazioni grottesche e stereotipi. Il risultato comico è sull'onda di sketch da cabaret accorpati, più da palco che da cinema. Spesso riescono comunque nell'intento primario: far ridere. 
E fa sorridere il richiamo canzonatorio a La grande bellezza di Paolo Sorrentino. 

Attorno a Cetto c'è la "Cupola" di amici e sostenitori, come il fedelissimo Pino lo straniero, interpretato da Nicola Rignanese. Ma è sempre Cetto il Re Sole che accentra siparietti o gag. 

A fine film, insieme a Gue Pequeno, Cetto si dà anche al rap e canta: "Chi vuole il sovranismo si pigli pure il sovrano". Un'altra manciata di contemporaneità, gettata un po' a caso, con ludica ilarità, su un Cetto sovrano (non sovranista) alquanto slegato dalla politica attuale.

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