Cinema

Venezia 2015, Catherine Frot e la sua Marguerite inconsapevole e stonata

Intervista all'attrice francese, divertente e commovente nel film in concorso di Xavier Giannoli

Catherine Frot

Simona Santoni

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Esilarante e così profondamente commovente. Grondante di passione quanto scarsa di talento. La Marguerite Dumont interpretata da Catherine Frot è un personaggio maestoso, dalle forti tinte pirandelliane. Ama l'opera e adora cantare, viene applaudita ed esaltata nel circolo dei suoi "amici" aristocratici ma è assolutamente stonata quanto ignara di esserlo. È un tormento per i timpani, quando canta "sembra in atto di esorcizzare un demone interiore", ma nessuno ha avuto mai il coraggio o la decenza di dirglielo. L'attrice francese è assoluta protagonista del film in concorso Marguerite di Xavier Giannoli e si candida alla Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile della 72^ edizione della Mostra del cinema di Venezia.

Il regista francese, già presente al Lido tre anni fa con Superstar, si ispira liberamente alla vita di Florence Foster Jenkins per dare forma alla sua eroina tragicomica. Soprano degli Stati Uniti anni Quaranta, la Jenkins era nota proprio per la sua mancanza di doti canore. Giannoli trasferisce la vicenda nella Parigi degli anni Venti, all'inizio dell'Epoca d'oro, e per incarnare la diva inconsapevole si affida alla grazia trasognata di Catherine Frot (recentemente vista come chef ne La cuoca del presidente). Incontriamo l'attrice.

Per cantare così male ha preso lezioni... di cattivo canto?
"Sì, ho preso lezioni", sorride soavemente la Frot. "In alcuni tratti, però, soprattutto per gli acuti, sono stata doppiata da una giovane cantante, altrimenti avrei rovinato le mie corde vocali. L'ingegnere del suono ha mixato in maniera misteriosa e affascinante. Alla fine comunque ho imparato tutti i pezzi cantati".

Ha ascoltato le registrazioni di Florence Foster Jenkins?
"Sì, ho ascoltato la Regina della notte di Mozart, che si trova anche in internet. C'è una registrazione in cui canta". 

Marguerite fa ridere ma è anche commovente. Trova che sia più un personaggio comico, tragico o poetico?
"Marguerite con le sue ali ha un unico desiderio, prendere il volo, ma rischia di cadere sonoramente. È un'eroina tragica, ma anche da ridere. Nella prima parte del film si ride, poi però credo che l'emozione prenda il sopravvento. Ci sono anche personaggi bizzarri, come il professor Atos Pezzini (interpretato da Michel Fau, ndr), notevole e orripilante per la sua codardia". 

Un altro personaggio singolare è il maggiordomo Madelbos (Denis Mpunga), protettivo quanto diabolico.
"È una figura molto ambigua. Salva Marguerite o la uccide? Credo che ci sia dietro una relazione d'amore". 

Giannoli ha detto che ha accettato subito la parte...
"Sì e ho atteso che venissero trovati i finanziamenti dedicandomi nel frattempo al teatro".

Marguerite vive nei ruggenti anni Venti e, a suo modo, lo fa da anticonformista: ama quell'epoca?
"L'ho amata per la bellezza dei costumi che mi ha fatto indossare: un sogno che si realizza", dice in un sorriso. "Marguerite è quasi una femminista. Ha una forza di libertà impressionante, soprattutto se si guarda al suo percorso. Quando scopre che suo marito ha un'amante si libera e decide".

Marguerite coltiva il sogno di cantare e lo nutre di illusioni: illudersi è un bisogno umano?
"Abbiamo bisogno dell'illusione per vivere. L'arte in generale serve per creare illusioni, per scappare dalla vita, per trasformare la realtà. In questo Marguerite era una grandissima artista, ma non aveva talento". 

È in lavorazione un biopic su Florence Foster Jenkins: la interpreterà Meryl Streep. È curiosa del confronto?
"Alla regia c'è Stephen Frears, un regista particolarmente interessante, e quindi vedrò il film molto volentieri". 

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