Buster Keaton, ovvero Faccia di pietra, com'era chiamato in America. Un genio triste che faceva della sua espressione impassibile una cifra comica irresistibiile, l'essenza della malinconia dell'artista di strada. L'1 febbraio 1966 moriva all'età di 70 anni. A cinquant'anni celebriamo l'icona del cinema muto con questa gallery fotografica. 


Gli esordi da saltimbanco

Buster Keaton in verità si chiamava Joseph Frank Kesaton. "Buster", ovvero rompicollo, distruttore, indistruttibile, gli venne affibbiato da Houdini il mago dopo che lo vide uscire indenne da una rovinosa caduta sulle scale di casa. Il piccolo Buster era allora appena un bambino ma il padre, artista di vaudeville e capocomico di una piccola compagnia di teatranti, lo allenava già alla dura scuola del palcoscenico e credeva talmente tanto nel talento del figlio da finire sanzionato dalla città di New York per sfruttamento di minore.

Cresciuto da saltimbanco, attore di strada, illusionista, Buster Keaton era nato a Piqua, in Kansas, il 4 ottobre 1895 e appena computi i 20 anni era già riconosciuto come una star dello spettacolo, tanto che nel 1917 si mise in proprio, a New York.  Qui incontrò la prima moglie, Natalie Talmadge, sorella delle due attrici Norma e Constance, e segretaria privata di un divo del cinema comico come  Roscoe "Fatty" Arbukcle. Keaton la sposò nel 1921 e, grazie a lei, ebbe il primo contratto per il cinema (40 dollari a settimana) proprio da Arbuckle.


Il duo con Arbukcle

Insieme, i due davano vita a una coppia esplosiva e le gag inventate da Keaton contrapponendo la sua stralunata fisicità a quella imponente e gioviale del suo partner. Fu un successo che diede ottimi esiti anche se il perfezionismo e la vocazione alla regia del più giovane Keaton creò più di un problema, superato grazie all'amicizia fra i due. 18 cortometraggi comici del genere "slapstick", realizzati tra il 1918 e il 1920 (con una pausa per il servizio militare in Francia) sono l'eredità di questa collaborazione che prepara l'esplosione autonoma del nuovo genio.


Splende una star

Sul finire del 1919 il produttore Joseph Schenck (marito di Norma Talmadge) propone a Keaton di mettersi in proprio con la "Buster Keaton Comedies": dopo la parentesi di un lungometraggio da attore (The Saphead del 1920), la nuova stella è pronta a rifulgere: in tre anni scrive, gira, interpreta 23 cortometraggi (i primi due sono Tiro a segno e Una settimana, quasi contemporanei) che rappresentano anche oggi il gioiello della sua creatività.

Così, quando nel 1923, Buster Keaton si propone come regista di lungometraggio ha già assimilato tutti i segreti del mestiere e si conferma una star. È il momento della gloria e della felicità con titoli che fanno la storia del cinema da La palla n° 13 a Il navigatore, da Io e la boxe a Come vinsi la guerra.


L'avvento del sonoro e il declino

Alla fine, mentre già su di lui si allungavano le ombre del cinema sonoro, accettò le regole degli studios (Metro Goldwyn-Mayer) perdendo il controllo sul suo lavoro e cedendo la regia. Era l'inizio della fine: il suo genio viveva di fisicità e visualità, il suo mondo era quello dell'impossibile che diventava reale, della fantasia rovesciata che prendeva corpo nella normalità. Tutte cose che perdevano forza di fronte all'apparente realismo del sonoro e che il pubblico cominciava a trovare "già viste".

Abbandonato dalla moglie, precipitato nella depressione e nell'alcool, rischiò la vita in seguito a un attacco di delirium tremens e non recuperò mai fino in fondo la stima di sé.

Per molti anni vagò su set altrui, diresse qualche film, lasciò risplendere la sua arte in brevi e folgoranti apparizioni come il pianista triste di Luci della ribalta (Chaplin lo chiamò per solidarietà e tributo a un maestro ormai dimenticato) o il giocatore di Viale del tramonto. Bisogna aspettare il 1960 perché Hollywood si ricordi di lui con un tardivo Oscar alla carriera.
La morte lo coglierà sul set di Dolci vizi al foro, nel 1966, dopo una serata al tavolo da gioco, quando era già malato terminale senza saperlo. 

Riviviamo la sua genialità triste in questo cortometraggio del 1921:

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