Simona Santoni

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Nel giorno in cui se ne va Dario Fo, un giullare teatrante vincitore del Nobel per la letteratura, quel Nobel finisce nelle mani di un altro vincitore "anomalo", Bob Dylan, non uno scrittore ma un cantautore, il menestrello americano che ha saputo reinventare la poetica espressiva della tradizione canora.  

Artista eccelso della cultura contemporanea, cantastorie e contestatore, Bob Dylan non ha limitato la sua creatività all'ambito musicale. Con il cinema ha vissuto un'attrazione frequente e interessante. Come del cinema è stato spesso motivo ispiratore.

Bob Dylan attore e regista

Negli anni '60 i primi contatti con la settima arte. Del documentario Eat the Document (1966) firma sceneggiatura e regia, anche se è D. A. Pennebaker a girare sotto la sua supervisione. Il film, uno dei suoi rari flop, segue la sua tournée del 1966 nel Regno Unito insieme al gruppo The Hawks (che poi si chiamò The Band). 
Con il western Pat Garrett e Billy Kid (1973) di Sam Peckinpah invece debutta come attore: se il cantante country Kris Kristofferson è protagonista nei panni del fuorilegge Billy Kid, Bob Dylan ha invece una parte minore, quella di Alias. È sua però la colonna sonora, soprattutto strumentale, con brani country e folk rock. 
Eccolo ancora in vesti di attore nel dramma musicale Hearts of Fire (1987) di Richard Marquand, con Rupert Everett e Fiona Flanagan. 
Renaldo & Clara (1978) è un altro film tutto suo: è regista e protagonista. Presentato al Festival di Cannes, segue la tournée della Rolling Thunder Revue di cui Dylan fa parte, nel viaggio itinerante attraverso gli States. 
Nel poliziesco Ore contate (1989) di Dennis Hopper, con una giovane Jodie Foster, Dylan si concede un cameo. Di Masked and Anonymous (2003) di Larry Charles, invece, è co-sceneggiatore e attore, nei panni del leggendario cantante Jack Fate. Accanto a lui Jeff Bridges, Penélope Cruz, John Goodman, Jessica Lange. Nella colonna sonora non mancano suoi brani, da He Was a Friend of MineCold Irons Bound.

I film su Bob Dylan

Bob Dylan ha ispirato anche grandi maestri del cinema, dai fratelli Coen a Martin Scorsese. È stato raccontato in documentari o in film biografici o è stato protagonista di racconti di vita pur senza esserci.
Dont Look Back (1967) è il documentario musicale per eccellenza. D. A. Pennebaker (che poi collabora con Dylan in Eat the Document) filma in bianco e nero la tournée del cantautore statunitense nel Regno Unito, nella primavera del 1965. Dylan è poco più che ventenne, è ripreso anche dietro le quinte, quasi sempre contrariato, certamente carismatico.
Scorsese dedica il doc musicale L'ultimo valzer (1978) al gruppo The Band e Dylan non può mancare. Ma soprattutto Scorsese celebra il genio di Dylan nel documentario No Direction Home: Bob Dylan (2005), appassionato viaggio all'origine del mito e della sua incidenza sulla cultura americana.
Io non sono qui (2007) di Todd Haynes è un biopic anomalo, poetico e suggestivo: Dylan è rappresentato attraverso sei personaggi diversi, ognuno dei quali coglie un aspetto diverso della vita artistica e privata del cantastorie americano. Tra i suoi "cloni" anche una donna, Cate Blanchett.
A proposito di David (2014) dei fratelli Coen è un sapiente affresco della scena folk newyorchese prima di Bob Dylan: lui non c'è ancora, ma aleggia dappertutto. 

Le colonne sonore di Bob Dylan

Utilizzare un brano di Bob Dylan in un film è diventato quasi un luogo comune.
Tra le colonne sonore a cui ha preso parte, la canzone Things Have Changed del film Wonder Boys di Curtis Hanson gli è valsa anche un Oscar nel 2001.
Hurricane - Il grido dell'innocenza (1999) diretto da Norman, basato sulla vita del pugile accusato di omicidio Rubin Carter, non poteva che contenere Hurricane, che Dylan scrisse nel 1975 proprio per sostenere Carter nella sua battaglia legale.

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