Stefania Berbenni

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Certo che ci vuole coraggio. O incoscienza. O presunzione. O un innamoramento cattivo, di quelli che non ti lasciano per tutta la vita finché non reincontri l’amato invecchiato e dici: "Va be’, guardiamo avanti".

Ed è quello che ha fatto Denis Villeneuve, regista della nuova generazione, 49 anni, in questi giorni molto citato per il suo Arrival, ora sugli schermi. Si è esibito in un doppio carpiato con avvitamento per tuffarsi in uno dei film mito per eccellenza, Blade runner, il noir futurista con replicanti e un detective che li deve stanare. Il nuovo, in uscita il 5 ottobre in contemporanea mondiale, si svolge 30 anni dopo ed è firmato per l’appunto da Villeneuve. Titolo: Blade runner 2049.

Ha come protagonista l’attore del momento, Ryan Gosling, in corsa agli Oscar per La la land: è l’agente K della polizia di Los Angeles chiamato a indagare su un segreto del passato in una metropoli ancora più disperata della precedente; nel seguire piste e indizi si troverà di fronte a Rick Deckard (Harrison Ford), ex blade runner nella Los Angeles del  2019, nonché icona del film precedente.

Ai tempi Blade runner fu un flop, stroncato da buona parte della critica, figlio di tensioni infinite fra il regista (Ridley Scott) e la produzione, spaventata dai costi lievitati e dalla cupezza della pellicola. Del resto, le vicende di Rick Deckard arrivavano dritte dritte dalle pagine di Philip K.Dick, che a quattro mesi scarsi dalla première fu portato via da un brutto infarto. Quasi a rendere il favore alla pagina scritta per l’ispirazione, il Blade runner di Scott fece nascere un nuovo genere letterario, il cyberpunk, nutritosi con le immagini del film: impermeabili neri, look futuristi, trucchi esagerati.

Come faranno Villeneuve a compagni a misurarsi con questo Leviatano dello schermo, è difficile a dirsi. Ha inciso sul nostro immaginario collettivo con tanta veemenza e prepotenza, e per diverse generazioni (il bar, la fauna umana, la pioggia angosciante, i neon colorati, le auto volanti della polizia), che la sfida ha dell’impossibile. Eppure Villeneuve ha cominciato le riprese la scorsa estate, a Budapest, ha chiamato la first lady di House of cards, Robin Wright, per dar volto a una replicante; ha voluto anche Jared Leto, altro attore caldo (Suicide squad), e Ana de Armas, attrice cubana conturbante, l’umana di cui si innamorerà Gosling.

Villeneuve giura di aver visto l’originale mille volte ("l’amore" di cui sopra), di essere uscito esausto dalle riprese: "Ho sentito tutto il peso di girare un sequel. La preproduzione è stato un periodo di terrore, ma siamo andati nella direzione giusta".

Blade runner 2049 è il primo figlio del film di Scott, che già ai tempi non escluse prequel o sequel. L’idea però cadde nel vuoto glaciale, per problemi di costi e di diritti. Nel 2011 la Alcon Entertainment ha comprato i diritti e il resto è storia dei nostri giorni.Fra le prime cose che la produzione ha dovuto affrontare, c’è stato il "problema" Harrison Ford: anche se ormai stropicciato dal tempo, non poteva mancare nel sequel e Scott (qui in veste di executive producer) se ne sarebbe dovuto fare una ragione. Fra regista e protagonista, nel 1982, i rapporti furono tesi. Molto tesi. Non solo perché Ford era sfinito dalle 50 notti di riprese sotto la pioggia, ma per questioni di copione (odiava la voce fuori campo). Ora che di anni ne sono passati  più di 30, Scott e Ford hanno fatto pace con quel set faticoso per entrambi: quando l’attore è arrivato a Budapest per le riprese delle sue scene, il clima era già dei migliori. Lo descrive Gosling: "Io ero nervoso perché incontravo il mio eroe, ma fortunatamente Harrison non aveva ciak per molti giorni, così abbiamo avuto tempo per conoscerci e confrontarci".

Replicare la magia dark del "film perfetto", come lo definì Christopher Nolan (regista di prima classe, suoi Interstellar, due Batman, Inception, Memento...) sarà molto molto difficile. E soprattutto sarà impossibile riuscire a battere il primo Blade runner in quanto a frasi culto.

Chi può dimenticare il monologo finale pronunciato dal replicante Roy Batty-Rutger Hauer? "Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi...", meraviglioso con le ultime poetiche battute, non previste dalla sceneggiatura, ma aggiunte dallo stesso Hauer: "E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo... come lacrime nella pioggia. È tempo di morire".

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