Big Hero 6
Cinema

Big Hero 6, il nuovo film Disney raccontato da Alessandro Jacomini

Cartoon di supereroi, è il primo dei celebri studi d'animazione a ispirarsi a un fumetto Marvel. Intervista al lighting supervisor, italiano residente negli States

Big Hero 6 è il nuovo film d'animazione della Disney. In Italia arriverà per il Natale, il 18 dicembre. Negli States invece è appena uscito al cinema, il 7 novembre, scavalcando negli incassi del weekend Interstellar, con ben 56.2 milioni di dollari, secondo miglior esordio animato dell'anno. Cinquantaquattresimo classico Disney, è il primo dei celebri studios americani a ispirarsi a un fumetto Marvel, l'omonimo comics di supereroi creato da Steven T. Seagle e Duncan Rouleau. Alla regia ci sono Don Hall e Chris Williams, che hanno accumulato già diverse esperienze in casa Disney, come sceneggiatori e animatori e anche a dirigere i lavori (Williams ha diretto Bolt - Un eroe a quattro zampe).

In una futuristica metropoli chiamata San Fransokyo (commistione di San Francisco e Tokyo), protagonista del cartoon è Hiro Hamada, enfant prodige esperto di robot, che impara a gestire le sue geniali capacità grazie a suo fratello, il brillante Tadashi, e ai suoi amici: l'adrenalica Go Go Tamago, il maniaco dell'ordine Wasabi No-Ginger, la maga della chimica Honey Lemon e l'entusiasta Fred. Quando una serie di circostanze disastrose catapultano i protagonisti al centro di un pericoloso complotto che si consuma sulle strade di San Fransokyo, Hiro si rivolge al suo amico più caro, un robot di nome Baymax, e trasforma il suo gruppo di amici in una squadra di supereroi altamente tecnologici, per riuscire a risolvere il mistero. 

In occasione della View Conference di Torino, abbiamo intervistato Alessandro Jacomini, italiano da anni residente negli States, lighting supervisor ai Disney Animation Studios. Ecco alcune anticipazioni su Big Hero 6.

Quanto vi siete attenuti al fumetto originale?
"Il fumetto è stato una fonte d'ispirazione. Big Hero 6 ha uno stile da comedy adventure, è molto dinamico. Ha spunti della Marvel, ma tratti tipici della Disney".

Big Hero 6 è una storia di perdita di figure chiave e di amicizia. Cosa ci dobbiamo aspettare?
"È una storia molto divertente, con momenti carichi di tensione. È un film d'animazione più ricco d'avventura rispetto ai precedenti della Disney ma c'è molta cura nei personaggi. Ci sono valori, cuore, famiglia, amicizia...".

Qual è stata la più grande sfida affrontata?
"Essendo un film su supereroi, i personaggi richiedevano un certo grado di realismo, immersivo; volevamo che passasse la sensazione che a riprenderli fosse una vera macchina cinematografica. Abbiamo quindi ristudiato il rendering, usando il nuovo sistema Hyperion di global illumination, che ha una qualità d'immagine eccezionale. È stata però una sfida enorme. Da quando abbiamo deciso di prendere questa direzione abbiamo avuto 14 mesi a disposizione. La città di San Francisco è stata immaginata da nuovo, con una grande complessità di dati e della resa visiva. Big Hero 6 ha la stessa complessità di Frozen e Rapunzel messi insieme. Queste nuove tecnologie ci hanno aiutato, hanno semplificato il processo di resa visiva, dando più tempo a disposizione degli artisti. Il mandato dei registi era di creare un mondo tangibile, di fantasia ma che sembrasse esistere. Diciamo che ci siamo riusciti".

Il luogo in cui è abientato il film si chiama San Franciskyo: Tokyo si fonde a San Francisco anche nella scenografia. Come avete operato per creare la città di Big Hero 6?
"Abbiamo fatto dello scouting, realizzando scatti di persona delle due città, cercando di catturare le loro regole estetiche. Di San Francisco abbiamo preso il Golden Gate, la nebbia, le colline, il Downtown, i marciapiedi. Di Tokyo gli aspetti architettonici, l'urban life, i colori, la vitalità. Poi siamo tornati in studio a elaborare. In comune le due città hanno la densità, quindi l'idea era di creare set complessi e ricchi di dettagli in interni ed esterni e al contrario avere dei personaggi più stilizzati, diversi dai lavori precedenti. Nello specifico io, come lighting supervisor, ho cercato di prender spunti da queste città per degli elementi che aiutassero a evidenziare la storia: la nebbia di San Francisco per le scene create di notte; le luci della città cambiano con l'età di alcuni quartieri, più fredde e simili a led nei centri finanziari, più verdi nelle zone industriali. Abbiamo estratto questi elementi realistici dalle città usandoli come sottotesto per sottolineare le emozioni del film. Anche questa è stata un'esperienza nuova e intrigante. Il film è ambientato in un ipotetico futuro, tra 10-15 anni, ma abbiamo preferito un linguaggio dell'attualità". 

Qualè il suo personaggio preferito?
"Baymax, è un 'caregiver', un robot progettato per aiutare e fare del bene. Il suo rapporto con Hiro è molto divertente e anche commovente. Esprime dei sentimenti che conosciamo, in maniera toccante, che non ti aspetti". 

In Big Hero 6 compaiono anche richiami e omaggi ad altri film Disney...
"Sì. Sicuramente la nostra forza è continuare la nostra tradizione, anche nell'aspetto visivo. Dal punto di vista tecnologico è stato fatto un salto enorme, però gli strumenti a disposizione sone sempre in mano ad artisti". 

Ha portato qualcosa di italiano in Big Hero 6?
"Dietro le quinte il mio accento è così pesante che c'è molto di italiano nel modo in cui mi esprimo e in cui si cerca di interpretare il lavoro e la resa visiva", sorride Jacomini. "Ho sempre chiaro come sia importante l'aspetto emozionale. È fondamentale realizzare belle immagini ma devono essere di supporto a una storia, come se fossero una musica di sottofondo. Porto il mio contributo nella sensibilità da italiano ed europeo".

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