Berlinale 63: 5 cose da sapere

Il festival tedesco ha aperto i battenti, tra grandi autori e star sul red carpet

Wong Kar Wai al Festival di Berlino (EPA/MICHAEL KAPPELER)

Claudia Catalli

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Fino al 17 febbraio Berlino è la capitale del cinema, grazie a quello che si configura come il festival meno glamour e più attento al cinema d’autore e sperimentale d’Europa.

Ecco 5 cose da sapere sull’edizione numero 63 :

1.    Film in programma: i maestri scendono in campo. Per sapere chi vincerà l’Orso d’Oro occorrerà attendere la fine del festival, e il verdetto della giuria che dovrà scegliere dalla rosa dei ventuno film della selezione competitiva ufficiale. Possiamo però già indicare come anche fuori concorso (nelle sezioni Panorama e Forum soprattutto) non manchino nomi e titoli decisamente degni di nota. Se ad aprire le danze cinefile in grande stile è stato il maestoso The Grandmaster di Wong Kar-Wai, omaggio visivo e concettuale alle arti marziali, ha proseguito Gus Van Sant con il primo film in concorso, scritto, interpretato e prodotto da Matt Damon, Promised Land. Due registi hanno portato alla Berlinale le ultime creature delle loro trilogie, Ulrich Siedl (Paradise: Hope) e Richard Linklater (con Before Midnight ritroviamo la coppia Hawke-Delpy in Grecia). Altri nomi attesi sono Steven Soderbergh (Side Effects), Hong Sangsoo (Nobody’s Daughter Haewan), Jafar Panahi (Closed Curtains), Jane Campion (Top of the Lake), Ken Loach (The Spirit of '45).

2.    Wong Kar Wai beato tra le donne. Mai presidente di giuria della Berlinale è stato più fortunato di Wong Kar Wai, quest’anno affiancato da un’equipe di giurate doc: si va dalla danese Susanne Bier all’americana Ellen Kuras, dall’iraniana Shirin Neshat alla greca Athina Rachel Tsangari. A sostenere le “quote azzurre” in giuria, solo Tim Robbins e Andreas Dresen.

3.    Italians don’t do it better. L’anno scorso i fratelli Taviani portarono a casa uno sfavillante Orso d’Oro per Cesare deve morire . Quest’anno invece non figura alcun film italiano in gara, giusto come evento speciale verrà presentato La migliore offerta di Tornatore. In compenso, c’è Luca Marinelli tra le shooting stars (astri emergenti a livello internazionale) dell’anno, il bel documentario Materia Oscura di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, due cortometraggi firmati da Mario Rizzi e Vito Palmieri e un paio di film nella sezione Culinary Cinema: Slow Food Story di Stefano Sardo e Cous Cous Island di Francesco Amato.

4.    Pubblico e mercato. Berlino ha un pubblico affezionato e straordinario, che prende d’assalto le proiezioni (affollatissima l’anteprima di Lovelace con Amanda Seyfried e James Franco al Friedrichstadt Palast, sempre sold out le proiezioni di Don Jon’s Addiction, esordio alla regia di Joseph Gordon Levitt ) e partecipa attivamente alla visione dei film, magari con una birra ghiacciata in mano. Ma la punta di diamante del Festival, che lo avvicina ai livelli di Cannes (ma non li supera), è l’European Film Market, nel palazzo del Martin Gropius Bau, che quest’anno vanta quasi 1150 proiezioni per addetti ai lavori.

5.   Le star e i divi internazionali. Poche le defezioni al festival berlinese: giusto Sam Rockwell è stato bloccato dalle intemperie newyorchesi e non è riuscito a presenziare alla presentazione del cupo noir A single shot (dove veste i panni di un irrequieto cacciatore che, un giorno per caso, sbaglia un colpo, e gli sarà letale). A fare le sue veci, il carismatico collega Jeffrey Wright, che vedremo presto nel sequel di Hunger Games . Tante le stelle che calcano quotidianamente il red carpet: da Isabella Rossellini a Shia Laboeuf, da Ethan Hawke a Rupert Grint, da Amanda Seyfried a Matt Damon, e sono attesi ancora Nicolas Cage, Jeremy Irons, Emma Stone, Jim Sturgess, Geoffrey Rush e Emile Hirsch. Bagno di folla anche per “i miserabili” Hugh Jackman e Anne Hathaway, entrambi in grande spolvero.

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