Belle e Sébastien al cinema

Quando la natura sbanca il box office

Belle e Sebastien, quando la natura sbanca il botteghino – Credits: Ufficio Stampa

Cristiana Allievi

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È andato a piedi in Lapponia. Ha attraversato il Quebec del nord in canoa. Ha camminato per 7 mila chilometri tra le Montagne rocciose e l’Alaska. Ha persino vissuto insieme a una famiglia di allevatori di renne nell’Artico siberiano.

Tutto per amore della natura. Ora ha scommesso su un bambino di 7 anni e ha firmato Belle e Sébastien, il suo secondo lungometraggio: 30 milioni di euro guadagnati al botteghino francese, dove è uscito a dicembre, e a una settimana dall’uscita in Italia è già a quota 2,3 milioni. Tanto che il distributore ha messo in circolazione 200 copie in più rispetto alle 360 della prima settimana. Noto esploratore di terre selvagge, Nicolas Vanier è anche scrittore, documentarista e regista: 52 anni, padre di tre figli, cresciuto a Sologne, in una fattoria a 200 chilometri a sud di Parigi, Vanier si è nutrito dei racconti di Fenimore Cooper e Jack London. Indiani, esploratori, bestie selvagge e luoghi ostili abitano da sempre la sua immaginazione, ma soprattutto ha sempre avuto un sogno: andare nel grande nord. Dopo la prima volta, a 17 anni, non ha più smesso. E se Belle e Sébastien è incentrato sulla bravura di Félix Bossuet, scelto su 2.400 bambini candidati, è soprattutto una straordinaria dichiarazione d’amore per la natura, vera protagonista del film. Mentre la serie tv da cui è stato tratto sta andando di nuovo in onda sul canale Boing, il digitale terrestre di Mediaset, Vanier parla con Panorama del grande successo della storia tra un bambino e il suo cane.

Perché ha voluto fare un film, dopo il successo straordinario di un libro, di una serie tv e di un cartone animato?
Da bambino ogni domenica sera guardavo la storia di questo cane bianco con il suo amico, ne ero totalmente innamorato. L’idea di farne un adattamento cinematografico mi ha molto intimidito, un successo come quello che ha avuto in Francia avrebbe messo sotto pressione chiunque.

Ha imposto alla Gaumont che si girasse in ogni stagione.
Abbiamo scelto la valle della Maurienne, in Savoia. Volevo che si vedessero quelle straordinarie montagne in estate, autunno, inverno e primavera. Fermarsi per tre volte ha complicato molto le cose, specialmente i costi. Ma non avrebbe potuto essere diverso per me.

A 17 anni è partito a piedi per la Lapponia, da allora non ha mai smesso di frequentare il grande nord.
Una volta mi muovevo per puro piacere, adesso lo faccio per informare le persone di quello che sta succedendo. Mi hanno avvisato che non potrò più viaggiare sui ghiacci dei fiumi, perché è pericoloso. Ed entro i prossimi 30 anni perderemo molte cose, abbiamo preso troppo dal pianeta.

C’è un’emergenza?
Nel nord la temperatura sta crescendo, è un problema per chi vive lì. Ho trascorso un anno con i nomadi della Siberia, lontano dalle città, senza denaro, hanno solo le renne. Viaggiano grazie a queste, si fanno i vestiti con le loro pelli e ne mangiano la carne. E visto che le renne si nutrono di lichene, e presto non ce ne sarà più, quegli animali si estingueranno, e con loro quelle popolazioni. Lo stesso vale per l’orso polare: in 15 anni non ci sarà più il ghiaccio di cui ha bisogno, quindi si estinguerà. Non sono parole, è una certezza.

In molti parlano di natura, non altrettanti sono disposti a rispettarne le leggi.
Rispetti qualcosa quando la ami, rispetti i tuoi figli quindi non vuoi che qualcuno li tocchi, lo stesso vale per le montagne. Molte persone non ne conoscono la bellezza terrificante, un film come il mio può aiutare ma non è abbastanza. Per questo sviluppo progetti intorno ai film, in Francia circa 600 mila persone sono state coinvolte sul tema dell’emergenza, per me è molto importante.

La situazione più difficile in cui si è trovato in una spedizione?
I problemi lassù non sono né i grizzli né gli indigeni, è il ghiaccio che si rompe perché non fa freddo. Mi è capitato tre volte, e sono guai.

Come sta cambiando il rapporto tra l’uomo e il selvaggio?
Il problema principale è lo spreco che facciamo di tutto, dal cibo all’energia. Oggi un bambino schiaccia un bottone e ha l’elettricità, apre un rubinetto e beve l’acqua, nessuno si chiede più da dove vengono le cose. Finirà che chiedendo a un piccolo di disegnare un pesce ti illustrerà un surgelato, se gli chiedi da dove arriva il latte ti risponderà dal supermercato.

In ogni fotogramma lei esprime un intenso amore per la natura.
È il più bel complimento che mi abbiano fatto. Uomo e natura sono una cosa sola, non smetterò mai di ripeterlo. Dobbiamo prendere coscienza della nostra follia distruttiva.

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