Claudio Trionfera

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Una volta c’erano le suocere. Che sempre mamme erano, ma torchiavano tradizionalmente i mariti delle loro figlie. Oggi che una certa evanescenza  s’è impossessata, almeno al cinema, dei mariti, i tackle più duri si consumano soprattutto tra madri e figlie, magari risorgenti da ruggini antiche, depressioni da puerperio delle une o tribolazioni infantili delle altre. Materia da psicanalisi, insomma. Che meno scientificamente e più spassosamente sviluppa Bad Moms 2 – Mamme molto più cattive (uscita in sala 6 dicembre, durata 100’), nato sulla scia del fortunato numero 1 senza esserne sequel, piuttosto da configurarsi come nuovo capitolo e magari annunciandone di successivi.

Stessi registi, stessi personaggi, stesse attrici

I registi sono gli stessi, Jon Lucas e Scott Moore. E opportunamente non cambiano i tre personaggi femminili con le attrici che li recitano. Si ritrovano così Amy (Mila Kunis), Kiki (Kristen Bell) e Carla (Kathryn Hahn) in una fase stagionale cronologicamente avanzata delle loro vite un po’ scarabocchiate, cioè la tanto temuta settimana che precede il Natale.  E che ciascuna di loro – al grido di riprendiamoci il Natale! - vorrebbe affrontare in modo diverso dal solito, certo più discreto e pacato, rivoltandosi alle tradizioni, scrollandosi di dosso tutta la pressione di rendere “perfetta” la Festa e rispolverando  i mai dismessi abiti eversivi e sciaguratelli.

L’autoritaria, la fresca vedova e la matura “cowgirl”

Se non che, praticamente all’unissono, si presentano nelle loro case le rispettive madri, con tanta voglia d’incanalare a modo loro la celebrazione: quella di Amy, l’accentratrice Ruth (Christine Baranski) pretende di organizzare a casa della figlia una festa mega e lussuosa con centinaia di invitati, addobbi babilonici, cori gospel e perfino dromedarii; quella di Kiki, la fresca vedova Sandy (Chryl Hines), vuole di esorcizzare la morte del marito comperando una casa accanto a quella di sua figlia cui peraltro è già morbosamente appiccicata; quella di Carla, Isis (Susan Sarandon - sublime) è invece una sorta di matura cowgirl tutta alcol, sesso e rock’n’roll piombata là a chiedere come al solito soldi alla figlia e poi giocarseli alle slot machines.

Drammatico conto alla rovescia verso il giorno fatale

L’impatto, in una festività che già di suo arriva come una tempesta cosmica, è devastante e scatena conflittualità imprevedibili. Il film le spande in una cronologia narrativa strutturata in drammatico countdown natalizio: che nella progressione temporale fa risuonare funerei rintocchi verso il giorno fatidico. Non senza risparmiarsi la classica resa dei conti tra madri e figlie, ciascuna con modalità differenti ma tutte all’insegna di un happy ending pacificatore e perfino con qualche lacrimuccia, come si conviene all’atmosfera di specifica circostanza.

Piccole trasgressioni, divertimento e “Jingle Bells”

Qua e là il film scoppietta, crepita, frigge e diverte, sempre vivace, recitato con espressività attenta. Se ne tollera una certa prevedibilità  e se ne apprezza la tendenza a non sciupare le trovate narrative più spassose o a trasformare in grana grossa le piccole trasgressioni di qualche dialogo sboccato e le frequenti incursioni nei temi del sesso, peraltro risolte e diluite nei modi rosei e brillanti stile Sex and the City. Molta musica e di buona qualità stesa in una robusta colonna sonora, naturalmente con gran campionario di canzoni natalizie: tra i tanti brani s’apprezzano la Blue Christmas dei Lumineers, la rockeggiante Run Run Rudolph di Kelly Clarkson, la Like That timbrata Fleur East, Appetite di Leo Soul, l’inevitabile Jingle Bells nella versione festosa, vagamente swingata e molto, molto americana di Gwen Stefani.

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Voto: 3/5
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