Ashton Kutcher, l'emozione e il terrore di essere Steve Jobs

L'attore è un profondo ammiratore del fondatore della Apple. Interpretarlo nel biopic Jobs per lui è stato quasi un dovere, per "proteggerlo". E una sfida spaventosa

Ashton Kutcher (Jacques DeMarthon/AFP/Getty Images)

Simona Santoni

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Dopo un lungo rimandare la data d'uscita, il biopic di Joshua Michael Stern su Steve Jobs sta per arrivare nelle sale americane: il 16 agosto farà il suo debutto Jobs (in Italia giungerà in autunno distribuito da Filmauro), dopo essere già stato proiettato in anteprima a gennaio al Sundance Film Festival.

Ashton Kutcher, l'attore che gli presta il volto, in questi giorni sta promuovendo la pellicola rivelando dettagli su come si è preparato alla parte e sull'ansia che gli procurava la sfida di interpretare il fondatore della Apple, morto quasi due anni fa. "Ero terrorizzato, e la maggior parte delle cose buone che ho realizzato nella mia vita erano cose che mi terrorizzavano", ha detto a The Verge.  

Il ragazzone dello Iowa voleva quasi difendere il personaggio di Jobs, che adora letteralmente. "Mi sentivo quasi in dovere di recitare il ruolo in modo protettivo".

Per prepararsi al set ha studiato la sua voce, ha assemblato una compilation di 15 ore di parlato di Jobs, non solo presentazioni pubbliche ma anche registrazioni che hanno catturato le sue abitudini più private. "C'era il ragazzo che andava in scena e presentava dispositivi, e poi c'era il ragazzo che era nella sala del consiglio, che stava lavorando su un prodotto, che aveva una conversazione intima" ha raccontato Kutcher. "Ho cercato di trovare piccoli frammenti in cui non sapesse di essere registrato o discorsi che credeva nessuno avrebbe ascoltato, così ho potuto scoprire un po' di più chi fosse veramente".

Ospite del The Tonight Show, ha parlato di Jobs come del Leonardo Da Vinci della nostra generazione. La sua scomparsa ha avuto per lui il fragore di quella di JFK. Dopo la notizia, nel 2011, accendendo il computer si è reso conto di come tutte le sue relazioni fossero tenute insieme dal collante steso da Jobs (non si dimentichi che Kutcher è stato il primo a raggiungere più di un milione di follower su Twitter - attualmente ne ha più di 14 milioni -, social network su cui ora però twitta in punta di dita e filtrato da un gruppo di management dopo la gaffe sul licenziamento dell'allenatore di football Joe Paterno che gli ha procurato una raffica di insulti). 

"Mi rendo conto che avevo dato per scontato il contributo che Jobs ha effettivamente dato alla società; ho avuto un vero e proprio momento d'emozione", ha dichiarato Kutcher. "Ho voluto assicurare che la sua eredità fosse raccontata da qualcuno che lo ammirava".

 
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