Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, thriller di Matt Reeves: 5 cose da sapere

Impressionante il realismo dei primati (creati al computer), sempre più protagonisti. Sono loro i personaggi più avvincenti. Svetta Cesare, leader saggio e tormentato

Immagine del film "Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie" – Credits: 20th Century Fox

Simona Santoni

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Se tornando a casa dalla visione di Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie ti sorprendi a pensare quanto sarebbe bello avere lo scimpanzé Cesare come leader, a Palazzo Chigi, allora significa che gli effetti visivi della Weta Digital sono davvero incredibili. E sì, pure che l'Italia oggi non sta vivendo i suoi giorni migliori.

I primati sono i veri protagonisti del sequel de L'alba del pianeta delle scimmie  (2011), film che ha rifondato la saga con successo, incassando quasi 500 milioni di dollari e ricevendo il plauso della critica e del pubblico. Dal 30 luglio al cinema, il secondo capitolo entra nella psicologia delle scimmie e ci fa vedere la realtà coi loro occhi. Sono proprio le sequenze che le coinvolgono le più appassionanti e le più toccanti, mentre le scene con gli umani - anche le più intime - mancano di passione, talvolta sono addirittura noiose. In 2 ore e 10 minuti affiorano alcuni momenti di stanchezza, ma cuore e mente si accendono quando entra in scena lo scimpanzé Cesare, col suo sguardo volitivo e tormentato che apre e chiude il film. Cesare, un Giulio Cesare fiero e carismatico, anche lui tradito dal suo Bruto...

Ecco 5 cose da sapere su Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie.

1) I pochi personaggi sopravvissuti al primo film

Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie si colloca una decade dopo i fatti de L'alba del pianeta delle scimmie. Il farmaco creato per combattere l'Alzheimer, che aveva dato intelligenza sorprendente a Cesare e alle altre scimmie da lui liberate, si è rivelato letale per gli uomini, diffondendo un virus mortale. Trascorsi dieci inverni, la traccia umana sulla Terra si è spenta come un flipper senza corrente elettrica. Le scimmie - ormai circa duemila unità tra oranghi, scimpanzé e gorilla - hanno trovato la loro provvida dimensione e la loro casa nella foresta di Muir, un rifugio appena fuori San Francisco, dove Cesare, quando era piccolo, era stato portato dal suo amico umano Will, per evadere un po' dall'ambiente cittadino. Will però non c'è più, quindi neanche James Franco. 
Gli unici personaggi che tornano rispetto al primo film sono le scimmie. Oltre a Cesare, sempre interpretato da Andy Serkis, ritroviamo il tenerissimo Maurice, ex orango da circo ora diventato leale consigliere al servizio di Cesare e maestro per i giovani del suo regno di scimmie (sempre interpretato da Karin Konoval). C'è ancora Rocket (Terry Notaio), un abile combattente e uno dei più stretti alleati di Cesare. E soprattutto c'è Koba (Toby Kebbell), bonobo dagli occhi bianchi sfigurato da una cicatrice: tanto deve a Cesare e tanto fa per lui, ma tantissimo è l'odio per gli umani sedimentato nel suo profondo... 
Dal primo capitolo ereditiamo anche Cornelia, la giovane femmina di scimpanzé imprigionata nel San Bruno Primate Center, che in questo film è interpretata da Judy Greer. Il nome Cornelia è un tributo al personaggio del film del 1968 che fondò la saga, Il pianeta delle scimmie: Cornelius, il leader delle scimmie interpretato da Roddy McDowall. Inoltre, data la sua relazione romantica con Cesare, il suo nome è anche un riferimento storico a Cornelia Cinna, la prima moglie di Giulio Cesare.

2) Cast umano completamente rinnovato

Il mondo degli umani in cui si imbattono le scimmie comprende un cast completamente rinnovato. Il ruolo del "buono" tra gli umani, che era stato affidato a Will/Franco, ora è in mano a Malcolm, interpretato da Jason Clarke, australiano in ascesa già visto in Lawless, Zero Dark Thirty, Il grande Gatsby. Malcolm appartiene a una colonia di sopravvissuti insediatasi a San Francisco, ha perso sua moglie e ha a cuore il futuro di suo figlio Alexander (Kodi Smit-McPhee). Quasi mai però si entra in empatia con lui.
Accanto a Malcolm c'è Ellie (Keri Russell), ex infermiera, altro umano ragionevole, buono e... poco interessante. 
Leader della colonia umana e guerrafondaio è Dreyfus (Gary Oldman). Tra gli umani più scriteriati e "cattivi" c'è Carver (Kirk Acevedo), l'essenza della stupidità, tipo di personaggio nocivo e funzionale allo scontro e alle tensioni, già visto in tanti film. 
Anche in seno alla comunità delle scimmie ci sono delle new entry: la più stimolante è quella di Occhi Blu (Nick Thurston), il primogenito di Cesare, giovane e impaziente. È bello vedere come il suo sguardo volitivo e insicuro oscilli tra la più amorevole lealtà al padre e stille di ribellione.

I momenti più avvincenti che riguardano gli umani nascono sempre da un contatto con le scimmie: dolcissima è la scena in cui l'adolescente Alexander illustra un libro di fumetti a Maurice. È tenerezza pura vedere il figlio neonato di Cesare buttarsi senza remore tra gli umani, giocando con dita, arrampicandosi a gambe... 

3) Scimmie, così emozionanti. Effetti visivi stupefacenti

Alla regia di Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie c'è Matt Reeves, già autore di Cloverfield, che ha detto: "La mia speranza è che il pubblico, sebbene conosca perfettamente gli effetti speciali, dica: 'Aspetta un attimo, non c'era nemmeno una scimmia vera nel film?'". Reeves può esser felice. Il realismo è impressionante e, come già detto, sono proprie le scimmie a regalare le sequenze e anche le battute più emozionanti. 
"Se noi andare in guerra, rischiare di perdere tutto, casa, famiglia, futuro": quanta saggezza e attaccamento ai veri valori nelle parole di Cesare. Quanto tormento sul suo volto, che ha trovato la sua famiglia tra i suoi simili, ma che non dimentica come l'animo umano possa avere tante sfumature, terribili come anche profondamente amorevoli. 
Cesare, così come i suoi simili, ha imparato a parlare. Ne L'alba del pianeta delle scimmie il suo "No" urlato era stato impressionante; ora è diventato quasi normale, ma resta comunque significativo. 
Soprattutto è sbalorditivo pensare che Cesare altro non è che una scimmia creata al computer, che ha l'espressività facciale e i movimenti corporali di Andy Serkis, ormai mago della tecnica della performance capture: era lui anche il Gollum de Il signore degli anelli. La Weta Digital, che dalla recitazione degli attori-scimmie ha ricavato le scimmie che vediamo sul grande schermo, ha fatto davvero miracoli. 

4) Il bene e il male, nelle scimmie come negli uomini 

Per buona parte del film sembra che le scimmie nel loro regno abbiano raggiunto la pacifica e leale convivenza. Sembra che il bene comune prevalga e che Cesare sia ben oltre il principe ideale. Loro, le scimmie, sono così sagge e lungimiranti, noi, gli uomini, così scorretti e pressappochisti. "Abbiamo occasione pace", afferma Cesare. Dreyfus invece ha parole da colonizzatore e vuole "riconquistare il mondo che abbiamo perso".
Il confronto tra leader è impietoso, e forse questo è uno dei difetti del film: lo spettatore non è dibattuto. Sa sempre per chi parteggiare, anche nei momenti in cui le scimmie perdono il controllo. Gli umani sembrano sempre tranquillamente sacrificabili.  
Però, per fortuna, nello sviluppo gli sceneggiatori (Mark Bomback, Rick Jaffa, Amanda Silver) inseriscono un'ansa narrativa ed ecco che germi negativi si insinuano anche tra i primati. 
Il bene e il male viene distribuito; Cesare infatti riconosce: "Io pensato sempre scimmie meglio di umani, ma vedo siamo uguali". 
In entrambe le realtà gli errori e le malvagità dei singoli ricadono su tutti. Come nella nostra contemporaneità. 

5) Il realismo, le location esterne, il set tra attori e attori-scimmie

Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie è stato girato in gran parte in location esterne, cosa che ne rafforza il suo realismo (L'alba del pianeta delle scimmie era stato filmato per lo più all'interno degli studios). Più dell'85% del film ha avuto per set le foreste di Vancouver e fuori New Orleans. Serkis ne ha parlato come di "un enorme salto tecnico che fa sì che non ci sia alcuna disconnessione con gli altri attori del film".
È stata un'esperienza di certo impegnativa, viste le proporzioni dell'opera, il 3D nativo e il complesso lavoro di performance capture
"Ogni cosa che ci circondava e ogni posto in cui abbiamo girato è stata una sfida per il performance capture", ha detto ancora Serkis. "Nessuno ha mai tentato di combinare riprese in 3D nativo in una location esterna, almeno non in queste proporzioni. Quello che è stato davvero emozionante è stato prendere l’estetica di scimmie fotorealistiche e quindi trasferire questi personaggi in situazioni naturalistiche. È importante pensare a ciò che è giusto per la storia, quindi il mio primo pensiero non era necessariamente rivolto al 3D, piuttosto era: 'questa scena di cosa tratta?'".
Per cercare di immaginare come sia stato il set, ecco le impressioni di Jason Clarke: "È semplicemente incredibile, antiche foreste, cineprese 3D, telecamere per la motion capture, fili che vanno ovunque, macchine del fumo, macchine per la nebbia, pioggia, fango e una troupe di centinaia di persone e poi ce ne sono 50 che recitano come scimmie in giro per la foresta. Io preferisco sempre girare sul posto piuttosto che in un teatro di posa, perché il progetto guadagna tanto in termini di realismo. Questo vale sia per gli attori che interpretano i personaggi umani che per quelli che interpretano i primati. Questi attori non sono semplicemente seduti davanti a un green-screen. Hanno potuto interagire direttamente con le persone, la foresta, il fango, le rocce, le pietre, la pioggia e tutto il resto".
Per la performance capture la Weta Digital aveva 35 persone per ogni unità, una serie di circa 50 telecamere dedicate e altre 8 telecamere per la cattura dell'ambiente che erano costantemente accese su qualsiasi cosa che coinvolgesse uno dei personaggi scimmieschi.

 
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