Hamlet arriva al cinema: le migliori trasposizioni dell'opera di Shakespeare

Dal National Theatre di Londra giungerà sul grande schermo per un solo giorno, il 28 gennaio, la pièce teatrale di Nicholas Hytner. Ripercorriamo gli adattamenti più belli della celebre tragedia

Rory Kinnear e Giles Terera in Hamlet – Credits: Nexo Digital/Johan Persson

Simona Santoni

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Amleto è universalmente riconosciuta come una delle tragedie più brillanti e intense scritte da William Shakespeare. La volontà soprannaturale che si erge sopra gli uomini determinandone il destino, il soliloquio del principe, il celebre "essere o non essere", travolto dal presente e tormentato dal passato e, ancora, il dramma di Ofelia, la faida intestina consumata tra il Re di Danimarca e il fratello assassino usurpatore del trono, sono solo alcuni dei temi magistralmente sviluppati dal drammaturgo inglese. L'opera del bardo di Avon rimarrà per sempre impressa nella storia, mai consumata nelle letture e nelle trasposizioni bensì arricchita dalle interpretazioni di attori leggendari come Rory Kinnear, pluripremiato attore inglese protagonista di Hamlet nell’acclamata, da pubblico e critica, pièce teatrale del National Theatre di Londra per la regia di Nicholas Hytner

Grazie a Nexo Digital l’atmosfera del celebre teatro inglese arriva ora direttamente nei cinema italiani, per un solo giorno, il 28 gennaio quando lo spettacolo Hamlet di Hytner sarà trasmesso direttamente sul grande schermo. Appuntamento unico che arriva a quasi quattrocento anni dalla scomparsa dell'indimenticabile poeta britannico. Lo spettacolo sarà trasmesso in lingua originale con sottotitoli. Qui trovate l'elenco completo delle sale che proietteranno il film: www.nexodigital.it.

Sul filo dell'evento andiamo alla scoperta dei migliori adattamenti di Amleto realizzati per la settima arte.

Le duel d'Hamlet (1900) e Hamlet (1921)
Già agli albori del cinema il dramma shakespeariano fu portato sul grande schermo da Clément Maurice che nel 1900 diresse Le duel d’Hamlet, con Sarah Bernhardt nel ruolo del protagonista. Pochi giri di orologio per un film d’epoca ricordato soprattutto per essere la prima trasposizione delle gesta del Principe di Danimarca al cinema. Nel 1921 destò scalpore, invece, l’adattamento realizzato da Svend Gade e Heinz Schall e interpretato dall’attrice di cinema muto Asta Nielsen, che qui troviamo nei panni del principe. La sceneggiatura di Erwin Gepard è chiaramente tratta dall’opera di riferimento ma allo stesso tempo impone una propria chiave di lettura rendendo notevolmente ambiguo il rapporto tra Amleto e Orazio.

Amleto di Laurence Olivier (1948)
Nel 1948 fu la volta di Laurence Olivier che diresse, scrisse e interpretò Amleto in una pellicola che trionfò alla notte degli Oscar portando a casa ben quattro statuette, compreso il riconoscimento nelle categorie miglior film e miglior attore protagonista. Fedele a Shakespeare, Olivier riesce a confezionare un dramma a forti tinte introspettive esprimendo nella messa in scena il dolore interiore di un uomo tormentato dal passato che violentemente pretende vendetta e da un presente oscurato dall’ingombrante figura materna. Il tutto in una dimensione prettamente cinematografica, che si discosta dalle precedenti trasposizioni ancorate a una logica più teatrale, di ampio respiro che ricorda nell’atmosfera il cinema espressionista.

Amleto di Grigorij Kozincev (1962)
Indimenticabile e osannato dalla critica, fu l'Amleto "russo", diretto nel 1964 in Unione Sovietica da Grigorij Kozincev e interpretato dal grande Innokentij Smoktunovskij. Rispetto al dramma descritto da Olivier qui si intende mischiare la componente psicanalitica con le funzioni politiche dell’opera di Shakespeare lasciando meno spazio al tormento per ottenere una visione più fedele possibile all’originale. Una sorta di Amleto all’aria aperta quello realizzato da Kozincev, talentuoso regista avanguardista, che alle oscure stanze del castello predilige un’ambientazione naturale confondendo il principe con gli elementi della vita.

Amleto di Tony Richardson (1969)
Nel 1969 Amleto rientra in una dimensione più teatrale grazie a Tony Richardson, regista di un adattamento cinematografico "mascherato" e realizzato tra le quinte di un teatro. Minimalista ma straordinariamente evocativo, il film del cineasta inglese è interpretato da Nicol Williamson che offre al suo Principe di Danimarca una caratterizzazione estrema riuscendo a portare in scena con abilità le varie sfaccettature del carattere straziato di Amleto, qui raccontato come un uomo feroce e combattuto ma non abbattuto dalla lucida pazzia. Nel cast anche Anthony Hopkins, nel ruolo di Re Claudio, lo zio assassino del dramma shakespeariano.

Amleto di Franco Zeffirelli (1990)
Molto vivace e moderna è invece la versione per il grande schermo diretta da Franco Zeffirelli nel 1990. Il suo Amleto ha il volto e i muscoli di Mel Gibson, affiancato da un cast dove spiccano i nomi di Glenn Close e Helena Bonham Carter nei panni, rispettivamente, di Gertrude e Ofelia. Distante nella sua rivisitazione dalla letteratura di riferimento, l'Amleto del regista fiorentino si nutre del carattere dei suoi protagonisti "divi" abbandonando la evidente dimensione psicologica originale. Un film brioso e dall’imponente scenografia che permise a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo di aggiudicarsi una nomination per gli Oscar del 1991. L’atletismo di Mel Gibson e la scelta di un’attrice come Glenn Close per interpretare Gertrude sono sinonimi, infine, di una visione shakespeariana più votata al movimento che alla staticità, con il principe incupito che si trasforma in un vendicatore guidato da una lapalissiana logica cinematografica spettacolarizzata.

Amleto di Kenneth Branagh (1996)
Uno degli attori più elogiati per le sue interpretazioni in ruoli di shakespeariana memoria è Kenneth Branagh. L’attore nordirlandese ha reso protagonista il drammaturgo inglese in diversi campi, dal teatro alla televisione, al cinema e nel 1996 ha realizzato una trasposizione decisamente audace di Amleto. Un film di 240 minuti, poi trasmesso anche in versioni più brevi, che possiamo definire "integrale" e vicino all’universo di Shakespeare come mai nessun autore aveva potuto o forse voluto. Branagh appare in una triplice veste di sceneggiatore, regista e attore nei panni del Principe di Danimarca, mentre Ofelia è interpretata da una giovane Kate Winslet. Dimensioni da kolossal e grande attenzione al dettaglio, con un Branagh ossequioso verso il maestro di Avon. In evidenza la componente politica, a volte tralasciata per necessità cinematografiche nel passato, il tormento di Amleto, la pazzia di Ofelia e l’ambiguità di Gertrude.

Branagh e Olivier sono considerati i due maggiori interpreti dell’Amleto di Shakespeare ed entrambi hanno vissuto alternando la carriera cinematografica con quella teatrale. Celebre proprio la pièce diretta dal britannico Derek Jacobi nel 1988 con Branagh protagonista. Una rappresentazione che colpì favorevolmente critica e pubblico. Da un punto di vista nostrano ricordiamo, invece, l’Amleto portato a teatro nel 1952 da Luigi Squarzina con Vittorio Gassman a vestire i panni del Principe di Danimarca. L'attore romano si cimenterà diverse volte nelle trasposizioni teatrali tratte dalle opere del drammaturgo inglese, come nell’Otello, al fianco di Salvo Randone, e in Rosalinda.

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