Claudio Trionfera

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Che sia un mestiere edificante e educativo non è cosa certa. Di sicuro, però, è molto creativo. Perché quello che combina Grégory Van Huffel (Philippe Lacheau) in Alibi.com (al cinema dal 28 settembre, durata 90’) - che Lachaeu medesimo gira oltre recitare – è a metà strada tra la genialità e la ribalderia.

La spia è nel titolo. Grégory, difatti, gestisce insieme col socio Augustin (Julien Arruti) e il dipendente Mehdi (Tarek Boudali) una bizzarra agenzia che procura alibi a chiunque ne abbia il bisogno: niente assassini tra i clienti, ci mancherebbe, ma soprattutto mariti, mogli, fidanzate e fidanzati in cerca di coperture per i loro tradimenti; o, addirittura, per un tale a caccia di sotterfugi per poter andare allo stadio in santa pace sfuggendo alle grinfie della famiglia; e, ancora, per un machissimo rapper idolatrato dalle sue fan che vuol nascondere la propria relazione gay con uno statuario compagno nero. Bugie? Sì, “ma a fin di bene” è il motto dell’agenzia specializzata in balle spaziali. Meglio confezionare bufale che far soffrire qualcuno senza motivo, insomma.

Quando l’amore scombina la vita (e il fatturato)

E ogni cosa va, come si dice, col vento in poppa, incluso il fatturato, vista l’urgenza di mentire e raccattare scuse che tutti sembrano avere per conservarsi una chance di vite seconde. Se non che anche Grégory, cinico e giocherellone (anche con le donne), deve fare i conti con il suo mondo di verità nascoste quando incrocia, innamorandosene di botto, Flo (Élodie Fontan), graziosa biondina dalla sembianza soffice ma dalla scorza tostissima, intransigente coi bugiardi, inflessibile nella pratica dell’onestà.

Un incrocio infernale di segreti imbarazzanti

Tanto innamorato, il giovanotto, che temendo di perderla le eclissa, ça va sans dire, la sua vera occupazione ch’è la quintessenza della menzogna, inventandosi d’essere uno steward d’aeroplani ingabbiandosi, di fatto, nel suo stesso “sistema”. E la faccenda si aggroviglia ulteriormente quando, invitato a casa dei genitori di Flo - Gérard (Didier Bourdon) e Marlène (Nathalie Baye) - Grégory scopre che il padre della ragazza è un suo “cliente” alla ricerca di un alibi per consumare una vacanza esotica con una procace soubrette. L’incrocio, allora, diventa infernale, con quelle conseguenze non tutte immaginabili da non disvelare, ovviamente, a beneficio della loro rivelazione in sala.

Un campionario di situazioni e di sotterfugi creativi

Cinema francese di successo. Con uno di quei fortunati  “casi” di box office che Parigi e dintorni somministrano con una certa – e in qualche modo voluttuosa – frequenza. Tanto da stuzzicare, come in questo caso avviene, la voglia di farne un remake italiano seguendo, per dirne una, la traccia di quel Bienvenue chez les Ch'tis – di Dany Boon (2008, uscito in Italia come Giù al Nord) e trasformato nell’aureo Benvenuti al Sud di Luca Miniero (2010). Detto ciò, il film di oggi si apre al suono di Gimme Some Lovin di Steve Winwood (in capo a una robusta tracklist dove luccica, tra i tanti brani, un bel Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler) dando ritmo e colori ad un campionario di situazioni e gag squadernate per presentare, diciamo così, l’attività di Grégory e tutte le sue trovate per dare una mano ad una clientela assetata di alibi.

Varianti di genere attorno al nucleo sentimentale

Bell’inizio e valida idea di partenza. A seguire, il tracciato di una commedia brillante e sufficientemente fuori steccato da proporsi in termini di allegra originalità: sperimentando, nel suo perimetro, parecchie varianti di genere attorno al nucleo sentimentale – non solo i due giovani protagonisti, ma anche i genitori di Flo entrano con i loro bisticci nel gioco geometrico delle coppie in schema Lubitsch -  per toccare, via via, le sponde del farsesco, del surreale, addirittura del demenziale in certi apici di comicità legati ai guai di un barboncino bianco sottoposto a ogni genere di sventura, inclusi un incendio da mozzicone di sigaretta concluso con un refrigerante volo in piscina e uno strike al bowling dopo aver rotolato sulla pista con effetto boccia. Molta innocenza, ovviamente, in un’estetica da cartoon incapace di procurare danni, dolori e oltraggi canini.

È intelligente l’impresa di Lacheau (37 anni), di mestiere regista (questo il terzo film dopo Babysitting 1 e 2), attore, sceneggiatore e animatore televisivo,  abbastanza giovane da essere (misuratamente) sfrontato e produrre un risultato fragrante. Il film restituisce quel che gli si chiede in cifra di divertimento e risate, ora andando un po’ a ruota libera, ora affidandosi a dimensioni più strutturate. Concedendosi pure qualche sàpida citazione cinematografica: dagli spiriti muscolari (e le immagini) di Jean-Claude Van Damme, alle intese di coppia dei Brandon & Kelly di Beverly Hills, perfino alle spade fluorescenti di Star Wars in un duello a colpi di tubi al neon su una sgangherata roulotte di gitani.


In questo video in esclusiva un estratto di Alibi.com:


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Voto: 3/5
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