Simona Santoni

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"Non mi sposo perché non mi piace avere gente estranea in casa", diceva il mitico Alberto Sordi. E chissà come guarderebbe ora all'iniziativa che presto aprirà le porte della sua villa al pubblico.

Proprio oggi che Albertone avrebbe compiuto 95 anni, è stato presentato il progetto che renderà un museo la sua casa, quella villa in cui visse dal 1958 fino al giorno della sua morte, il 24 febbraio 2003.

L'abitazione è stata aperta alla stampa per una conferenza con i responsabili della Fondazione costituita dallo stesso attore nel 2001, da Carlo Verdone e dal ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini. Non c'è ancora una data certa dell'apertura.

L'obiettivo è di fare di questa villa un museo, sì, ma non un semplice luogo di memoria storica, piuttosto un luogo vivo che sia in grado di trasmettere la sensazione che Sordi fa ancora parte della nostra vita.
Tra le stanze si sviluppano una fantastica barberia, lo studio con tantissimi premi, foto ricordo come quella con la sorella Aurelia scomparsa nell'ottobre scorso e quella con i papi, e poi il salone ricco di argenti e porcellane ma tutto sommato "comune" con le sue poltrone in velluto beige come quelle che si trovano in tante famiglie. E poi il teatro, un luogo dove Sordi vedeva i film con un vero e proprio palcoscenico.

In nome di Alberto Sordi esistono due distinte fondazioni, la Fondazione Alberto Sordi per i Giovani, costituita dallo stesso artista che gli conferì in patrimonio l'opera Storia di un'italiano, e la Fondazione museo Alberto Sordi istituita nel 2011 dalla sorella Aurelia per realizzare un museo dedicato ad Alberto proprio nella sua villa. Tra i primi atti portati a termine dalla fondazione Giovani, presieduta da Carlo Verdone, c'è la digitalizzazione dell'unica copia esistente in 35 millimetri di Storia di un italiano, l'antologia televisiva a puntate realizzata da Alberto Sordi con il suo fedele sceneggiatore Rodolfo Sonego. 

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