"Tutti erano innamorati di lui, quanto era bello". Le parole sono di Claudia Cardinale, mentre il bello in questione è Alain Delon. I due attori sono stati una coppia da sogno, uniti in un valzer che fa parte della storia del cinema, ne Il Gattopardo di Luchino Visconti. Lei l'avvenente Angelica figlia del sindaco di Donnafugata, lui l'ambizioso e affascinante Tancredi, nipote prediletto del Principe Don Fabrizio di Salina.

L'8 novembre il bellissimo Alain Delon compie 80 anni, ma non è facile invecchiare quando sei un'icona.
Almeno due volte nella sua vita Delon ha dovuto sconfiggere il fantasma della depressione e l'angoscia del tempo che passa. Ora, patriarca solitario, è sfuggente e difficile da rintracciare. 

"Alain non è solo bello: è un uomo meraviglioso sotto molti aspetti". Mireille Darc

Divide spesso la scena teatrale con la giovane figlia Anouchka, si è riconciliato con il primogenito Anthony, ha regalato agli amici la maggior parte degli oggetti che scandirono i suoi trionfi, ha venduto la maggior parte delle sue proprietà, vive in solitudine tra la Svizzera (di cui è cittadino dalla metà degli anni '90) e la Francia profonda, nella vasta proprietà dove ha sepolto i suoi cani (ben 45) e ha preparato la cappella funebre per sé e per le donne e i figli che vorranno ritrovarlo, un'ultima volta.

È un crepuscolo difficile per l'attore francese che dominò il cinema europeo per oltre 30 anni. Figlio del piccolo proprietario di un cinema di provincia e di una farmacista, è stato abbandonato dai genitori divorziati ad appena quattro anni. Dato in affidamento, cresce da giovane ribelle, costantemente punito a scuola, insofferente della disciplina e della nuova famiglia della madre in cui non si ritrova. A 17 anni si arruola, prima del tempo, in Marina e finisce a Saigon, con una ferma prolungata a cinque anni perché quasi la metà la trascorre in cella di rigore.    

Finalmente congedato nel 1956 si annida nella Parigi bohemienne di Montmartre facendo mille mestieri e rischiando di imbrancarsi nelle peggiori compagnie. Lo salvano la passione per una giovane attrice (Brigitte Auber) e l'incontro occasionale con Jean-Claude Brialy che, colpito dalla sua bellezza, lo invita al Festival di Cannes e lo incoraggia a tentare la carriera del cinema. Irrequieto com'è, il giovane cerca di mettere radici a Roma dove trova ospitalità presso il fotografo Gian Paolo Barbieri, ma rifiuta la proposta del tycoon David O'Selznick che gli offre un contratto in esclusiva a Hollywood.  

Invece torna a Parigi e accetta la proposta di Yves Allégret che lo sceglie per Godot e lo propone poi a suo fratello Marc per Fatti bella e taci. È il 1958 e su quel set Delon incontra Mylène Demongeot (l'eterna rivale di Brigitte Bardot nello star system degli anni '50) e il suo amico ed eterno rivale Jean-Paul Belmondo.  

"Ho fatto bene tre cose: il mio lavoro, le stupidate e i miei figli". Alain Delon

I suoi primi film sono lontani dal grande successo, ma gli bastano per farsi notare da René Clément che nel 1960 gli offre il ruolo della vita: il giovane Tom Ripley in Delitto in pieno sole. È un'autentica esplosione, un terremoto artistico e commerciale che nella vita di Alain Delon si lega alla travolgente passione per Romy Schneider, conosciuta due anni prima sul set di L'amante pura. Insieme i due conquistano in breve tempo Parigi, la Francia, il cinema, la notorietà.

Tornato in Italia, nello stesso 1960, trova la conferma artistica grazie a Luchino Visconti in Rocco e i suoi fratelli per poi incontrare Michelangelo Antonioni (L'eclisse, 1962) e trionfare con Il Gattopardo (Palma d'oro a Cannes nel 1963).
La lista dei suoi film (e successi) per tutti i vent'anni successivi è impressionante: basti pensare al sodalizio con Jean-Pierre Melville (da Frank Costello a I senza nome), alla rivalità  spettacolare con Belmondo (Borsalino), alla sequela infinita di capolavori di genere diretti da Jacques Deray, tra cui spicca nel 1969 il nuovo incontro artistico con Romy Schneider (da cui si è separato nella vita) in La piscina.   

"Ho pensato spesso al suicidio e vedo bene la scena, farlo è un gioco da ragazzi". Alain Delon

Lussureggiante è la sua vita privata tra amori folli (Nathalie Delon, Jill Fouquet, Romy Schneider, Nico, Dalida, Mireille Darc, Rosalie Van Breemen), figli sovente trascurati (ben otto alla fine, più uno mai riconosciuto), speculazioni di dubbia origine, passioni pericolose (i cavalli, la boxe, il gioco), rischiose amicizie con esponenti della malavita e perfino un paio di noie con la giustizia come nel misterioso assassinio del suo body-guard, Stevan Markovich.    

L'ultima volta al cinema è stato un beffardo Giulio Cesare in Asterix  alle Olimpiadi (2008). Oggi Alain Delon si guarda indietro e combatte il tempo che passa. "Ho pensato spesso al suicidio e vedo bene la scena, farlo è un gioco da ragazzi", ha detto. "Il difficile non è questo, è riflettere per non passare all'azione".

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