Maleficent: Angelina Jolie è sublime, ma... Pregi e difetti del film

L'attrice è statuaria e terribilmente affascinante. Ma tra atmosfere dark e messaggi interessanti, la sceneggiatura stride

– Credits: Disney

Simona Santoni

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Affascinante ma stridente. In certi istanti commovente eppure in altri quasi goffo. Maleficent non è identificabile con un aggettivo univoco, positivo o negativo. È in bilico tra splendore e "miseria", come la sua struggente protagonista, Malefica. La strega più accattivante e terribile delle fiabe Disney arriva al cinema (dal 28 maggio) in carne e ossa, interpretata da sua maestà Angelina Jolie.
Il film la estrapola da uno dei cartoni animati più amati, La bella addormentata nel bosco del 1959, e va a indagare nel suo passato e nelle motivazioni che l'hanno indurita, portandola a lanciare il maleficio su una neonata (incarnazione del candore per eccellenza), la figlia del re Stefano.
Non può non essere intrigante l'idea, ma la sceneggiatura si spinge dove è davvero pericoloso e quasi irriverente inoltrarsi...

Ecco pregi e difetti del nuovo film Disney Maleficent

Pregi

1) Angelina Jolie, wow!

Che Angelina Jolie sia per molti magnificenza pura è dato di fatto. Ma è incredibile come diventi ancor più bella e davvero lucente con le corna in testa, con gli zigomi accentuati e le lenti a contatto color ambra, pur avvolta da nebbiose atmosfere. Con il mantello nero che cela la sua magrezza, ecco che si erge a meraviglia quasi soprannaturale, a cui ben si addicono poteri magici. Ma al di là della beltà, è la sua interpretazione a essere statuaria. Quando compare sullo schermo, tutto il resto non conta. Rimangono addosso il suo sguardo ora ridente ora provocatorio, la risata beffarda, la rabbia e la commozione... "Io non li amo i bambini", dice la sua Malefica guardando la piccola Aurora, la bambina che ha appena condannato al sonno eterno (salvo bacio del vero amore). C'è tanta autoironia in questa simpatica menzogna, visto che Angelina nella vita di bambini ne ha sei (tre adottati e tre biologici). 
Era da The Tourist (2010) che Angelina non calcava i set da attrice. Ci è mancata. 

2) Atmosfere dark, grafica accattivante, trucco efficace

Alla regia di Maleficent c'è lo statunitense Robert Stromberg, supervisore agli effetti speciali e scenografo di esplosioni visive come Avatar , Alice in Wonderland e Il grande e potente Oz (per i primi due lavori ha vinto anche l'Oscar). Di questo suo passato tecnico c'è tanto in questo suo esordio registico. 
Prima ancora che Malefica diventi l'incarnazione femminea del male, viveva serena e felice nel regno della Brugheria tra creature in piena armonia tra di loro. "Non c'erano re o regine perché le creature si fidavano tra loro", dice la misteriosa voce narrante (di cui solo alla fine si scopre l'identità, quando quasi ci eravamo dimenticati di chiederci chi fosse). La Malefica adolescente è interpretata da Ella Purnell. 
La foresta della Brugheria è una gioia luminosa per la vista, tra esseri viventi che ricordano gli Snorky, incroci tra nani e istrici, fatine svolazzanti, colossi arborei. Le immagini sono un po' troppo levigate e poco "sporche", ma non per questo non stuzzicanti. 
Ma sono soprattutto le atmosfere dark a sedurre, col loro tocco gotico alla Burton. E quando Malefica lancia il suo maleficio, complice anche super Jolie e il trucco che la rende un contrasto di luce e buio, la pelle dello spettatore s'accappona. 

3) Una dualità accattivante e un messaggio importante sulla maternità

(Chi è allergico a minime stille di spoiler, non legga oltre). Malefica maledice la neonata Aurora. Sin da subito però in lei spuntano lumi di tenerezza. Chiama l'infante "bestiolina", ma intanto la veglia costantemente, giorno e notte. Accanto a lei ha il fedele corvo Fosco (che quando è umano ha il volto di Sam Riley), e anche questo, salvato dalla morte, è il simbolo dell'animo giusto di Malefica. Per quanto si sforzi di essere vendicativa e terribile, Malefica cova in sé il sentimento materno. E quando la principessa Aurora ha quasi sedici anni (e le sembianze solari di Elle Fanning), ormai il "pasticcio" è fatto e l'amore profondo e contraccambiato. 
I figli "sono" di chi li ama e li cresce, non tanto di chi li partorisce (e infatti non vediamo quasi mai la vera mamma, la regina, avvicinarsi alla figlia): il discriminante per la maternità è l'amore, non il dna. Angelina, che ha adottato tre figli, lo sa bene. 

Difetti

1) Una storia stridente

A non convincere è la sceneggiatura. Partendo dalla versione della fiaba del 1697 di Charles Perrault e da quella del 1812 dei fratelli Grimm, e ovviamente dal cartoon Disney che ha introdotto Malefica, a scriverla è stata Linda Woolverton, già autrice degli script di vari film Disney: La bella e la bestia, Il re leone, Mulan, Alice in Wonderland.
Se è interessante la dualità che inietta in Malefica, la lascia troppo spesso scivolare verso la bontà. La narrazione ha così toni incerti dove alcuni personaggi sembrano messi lì solo per far approdare lo sviluppo dove si ha in mente, che è prevedibile già a metà film. 
La storia della Bella addormentata è quasi reinventata. I riferimenti alla fiaba originale ci sono eccome (il drago, l'arcolaio, il battesimo a cui Malefica non viene invitata..). Se alcune riletture sono interessanti, altre sembrano un po' estreme.

2) Malefica non è più malefica

Probabilmente mai cattiva è stata così buona. È chiaro che Maleficent è un prodotto destinato anche ai bambini, ma è quasi blasfemia definire "strega" la Malefica interpretata da Angelina Jolie. Dall'inizio alla fine non si può che solidarizzare con lei. È lei la vittima, è lei il cuore ferito. La cattiveria non è di questa strana creatura dalle goti scavate ma, tanto per cambiare, dell'uomo. 
Ecco che svapora così la figura leggendaria della malvagia per eccellenza. Resta la sua aria misteriosa e altera, ma... puf, la crudeltà non le appartiene. E va pertanto in scena il maleficio più corto delle fiabe, che quasi fa uscire un sorrisino di scherno. 
In una contemporaneità in cui i film non riescono mai a contenersi nelle 2 ore di visione, probabilmente per una volta avrebbe fatto bene a Maleficent durare un po' più di 95 minuti, inserendogli in mezzo qualche dosso e asperità in più, maggiori sfumature di spietatezza. 

3) I personaggi minori pallidi e quasi solo accessori

Della fiaba de La bella addormentata ci sono un po' tutti i personaggi, ma sono pallide presenze spesso puramente accessorie o per nulla indagate, completamente piegate alla volontà revisionista della sceneggiatura. C'è il principe azzurro (Brenton Thwaites), alquanto scialbo e insapore (anche in Biancaneve di Tarsem Singh il principe era alquanto imbranato, ma lì c'era un chiaro intento comico). C'è il re Stefano (Sharlto Copley), il vero cattivo ma poco approfondito. Ci sono le fatine, Fiorina (Lesley Manville), Giuggiola (Imelda Staunton) e Verdelia (Juno Temple), ma la loro presenza è quasi fastidiosa. 

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E infine.

- Il concetto di vero amore

Un punto a sé stante merita il concetto di vero amore, che Maleficent cambia rispetto alla tradizione delle favole: non è il principe azzurro a svegliare Aurora, ma l'amore materno. Se non ci fosse già stato, solo pochi mesi fa, Frozen - Il regno di ghiaccio, altro film della Disney, il cambiamento apportato da Maleficent sarebbe stato innovativo e rivoluzionario. Ma Frozen c'è stato (lì il bacio era tra sorelle). Diventa quindi prevedibile il risvolto che il bacio prende, anche se ciò non toglie la positività del suo messaggio. 
Siamo entrati al cinema conoscendo Malefica come un villain delle fiabe, ne usciamo scoprendola come nuova eroina. La cosa non dispiace, ma è spiazzante. 
Ancora una volta i personaggi maschili ne escono un po' con le ossa rotte. Dopo Hunger Games, Frozen, Divergent, etc etc, la riscossa femminile sul grande schermo prosegue.

 
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