Locke, film minimalista con Tom Hardy: 5 motivi per vederlo

Solo un attore in scena e il set è un'auto in corsa nella notte: un dramma essenziale che sa essere affascinante e avvincente. Un uomo comune diventa eroe contemporaneo

Locke – Credits:

Simona Santoni

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Coraggiosa esperienza cinematografica, dove ogni strumento di narrazione è ridotto all'osso, Locke di Steven Knight è stato forse il film migliore dell'ultima Mostra del cinema di Venezia. Fosse stato in concorso avrebbe sicuramente portato a casa qualche premio importante. Anche se a reggerlo è un solo attore chiuso in un'auto in corsa, un Tom Hardy più potente che mai, la visione scorre affascinante e palpitante, come le luci della notte che filtrano dal finestrino.

Dal 30 aprile nelle sale italiane, ecco 5 motivi per vedere Locke.

1) Una sfida minimalista, vinta

Sceneggiatore di Piccoli affari sporchi di Stephen Frears (2002) e de La promessa dell'assassino di David Cronenberg (2007), il britannico Steven Knight aveva già debuttato come regista con Redemption - Identità nascoste (2013). Ma è Locke la sfida più intrigante: 85 minuti di ripresa quasi in tempo reale vissuti tutti dentro un'auto in corsa, di notte, con un solo one-man show al volante. Non un film d'azione o sulle auto ma un potente dramma individuale. Il copione è stato recitato tutto in una volta, girato due-tre volte in poche sere.
Tom Hardy è il protagonista alla guida, l'uomo comune Ivan Locke che in una notte sta mandando in frantumi la sua vita in un viaggio della disperazione e della redenzione dal passato. Operaio edile, vuole assumersi le sue responsabilità anche se ciò significa perdere il lavoro e sfasciare il matrimonio. Al cellulare, macinando chilometri da Birmingham a Londra, spiega, consola, rivela, distrugge, istruisce. Dall'altra parte dell'auricolare ci sono sua moglie, i due figli che lo aspettano per vedere insieme la partita, la donna di un'avventura di una notte, i colleghi del lavoro...
L'unico viso che vediamo è quello bello e deciso di Hardy, mentre le voci si rincorrono come in un dramma radiofonico. L'unico scenario è l'abitacolo della macchina, attorno alla quale si intravvedono luci da lampioni, cartelli stradali, altre vetture in corsa... Pochissimi elementi, eppure la noia non è mai in agguato. Nella sua essenzialità estrema, Locke riesce ad avere un pathos quasi da thriller.

2) Un eroe comune e controcorrente che si assume le sue responsabilità

Con un maglione e una barba spessa, Ivan Locke sembra il capitano di una nave in tempesta. È un uomo comune, un operaio edile che ha lavorato duro per tutta la vita, con la polvere del cantiere aderente alle pieghe delle mani. Ma è anche un eroe dei tempi odierni, disposto ad affrontare il mare in burrasca pur di tenere fede ai suoi ideali. 
È uno di quegli uomini così rari oggi: uno che che si assume le sue responsabilità. Ammette il suo errore ed è pronto a subire le conseguenze devastanti della sua azione. Non fugge e non abbandona il figlio generato dalla leggerezza di una volta, anche se non illude la donna con cui l'ha concepito, che non ama e con cui non vuole dividere la vita. "Mi ami?", gli chiede lei. "Stai facendo questa domanda in preda al dolore o altro? Come potrei amarti?", la risposta di lui. 
Ivan Locke sa cosa significa essere padre, visto che suo padre se l'è svignata e non c'è stato. Lui invece vuole esserci. 

3) Il mondo del calcestruzzo diventa appassionante

All'indomani della notte in cui tutto è mandato per aria, Ivan Locke avrebbe dovuto dirigere la colata di calcestruzzo più grande d'Europa. Locke ama il suo lavoro ed è bravissimo nel suo campo. Pur rinunciando a esser presente a questo evento storico, pur licenziato in tronco, vuole che tutto vada bene e per telefono coordina, dà indicazioni dettagliate come se fosse sul posto, chiama e richiama. 
Steven Knight, che del film è anche autore del soggetto e sceneggiatore, riesce a far diventare appassionante e intrigante il mondo del calcestruzzo anche per chi non ne capisce niente come me. 

4) Tom Hardy, il carisma del contenimento

"È stato bello recitare in un ruolo in cui l'azione più attiva è il contenimento", ha detto Hardy. L'attore britannico, noto per essere stato il cattivo de Il cavaliere oscuro - Il ritorno (2012), nel suo fisico possente serrato nell'abitacolo dell'auto e nella sua voce profonda trasuda una tensione trattenuta, una disperazione che sa di essere dalla parte del giusto e diventa quasi forza serafica. 
La riuscita di Locke sta tutta nella sua interpretazione strepitosa e carismatica. La speranza è che il doppiaggio italiano (affidato a Fabrizio Pucci) riesca a trasferire questa performance brillante. 

5) Un'emozione enorme in uno spazio piccolo

"Ho cercato di mettere in uno spazio molto piccolo un'emozione enorme", ha raccontato Knight. Quest'emozione enorme ha l'impatto di un'esplosione, ma rimane concentrata nell'espressione tirata del viso di Hardy. Un gioco di contrasti vibrante, che cattura. 

 
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