Killer Joe, commedia nera squisitamente sadica di William Friedkin

Violenta, cupamente comica e ricca di ottime prestazioni, è la dimostrazione che il regista americano a 77 anni non ha perso il suo tocco

Juno Temple in "Killer Joe" (Bolero Film)

Simona Santoni

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Squisitamente splatter, sadica e violenta, Killer Joe è la commedia dal gustoso umorismo nero che mai mi sarei immaginata di consigliare in questo week-end. Sì, certo, non è un film per tutti. Ma la congiunzione iniziale di aggettivi adottata credo serva subito per avvicinare chi sa apprezzare il genere e tenere alla larga della sala cinematografica chi ne può restar disgustato.

Del resto il regista è quel William Friedkin che tanto ha contribuito al rinnovamento del poliziesco e dell'horror, già autore di cult come Il braccio violento della legge (1971) e L'esorcista (1973).

Ecco la trama in intrighi iniziali, senza spoiler. Chris Smith (Emile Hirsch) è uno spacciatore nei guai: gli è stata rubata tutta la merce - presumibilmente da sua mamma - e se non trova al più presto seimila dollari è un ragazzo morto. Ma ecco che arriva l'idea "geniale": perché non uccidere quella stronza della madre, che ha una lauta assicurazione sulla vita? Suo padre Ansel (Thomas Haden Church), un mite poco di buono incapace di qualsiasi iniziativa, è d'accordo. Anche la sorellina Dottie (Juno Temple), che dovrebbe essere la beneficiara del premio assicurativo, apprezza il piano. Bella famiglia!

Per compiere l'omicidio viene incaricato Killer Joe (Matthew McConaughey), che durante le normali ore lavorative è Joe Cooper, ovvero... un poliziotto di Dallas. Per arrotondare il temibile e imprevedibile agente, gentiluomo tendente allo psicopatico, uccide persone su commissione. Bella polizia!

Tutto sarebbe perfetto, se non che Killer Joe pretende di esser pagato in anticipo, e l'assicurazione mica paga prima della morte dell'assicurata. Joe vuole una caparra, e l'eterea e sognante Dottie (anch'essa abbastanza psicopatica) è perfetta. Carne fresca fresca per un viscido ultraquarantenne. Bel quadretto!

E il commento del padre di Dottie? "Chissà, magari le farà bene". La bassezza umana sa essere a volte davvero esilarante.

"Ti fidi di me?", chiede Killer Joe con modi romantici a un'arrendevole Dottie. "Non molto", fa lei. "Bene", dice lui.

La sceneggiatura è sferzante in cinismo e assurdità. A curarla è stata la stessa Tracy Letts autrice della piece teatrale omonima da cui è stato tratto Killer Joe.

In piena notte Sharla (Gina Gershon), la nuova moglie del comicamente inutile Ansel Smith, va ad aprire al figliastro Chris che bussa rumorosamente. Lo accoglie con una misera maglietta e il monte di Venere nudo e bello in vista. Lui se ne lamenta e lei ribatte a mo' di giustificazione: "E che ne sapevo io di chi c'era alla porta?!".

Il cast è tutto ottimo. Friedkin a 77 anni non ha perso il suo tocco.

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