Jersey Boys, il film di Clint Eastwood sui Four Seasons: 5 cose da sapere

Tra commedia e gangster movie, tra musical e biopic, la leggenda di Hollywood mantiene la sua solidità registica. Concedendosi di divertirsi

Jersey Boys – Credits: Warner Bros. Entertainment Italia

Simona Santoni

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Una voce da tenore con un travolgente falsetto uno, un'indelebile e burrascosa impronta da uomo di strada l'altro: Frankie Valli e Tommy DeVito sono il talento e la tenacia che hanno fatto nascere i Four Seasons, gruppo rock-pop che col suo sound italo-americano ha caratterizzato gli anni Sessanta. Ma il successo probabilmente non sarebbe arrivato se alla band non si fosse unito Bob Gaudio...

Clint Eastwood, grande appassionato di musica, soprattutto jazz (suo il biopic Bird sul sassofonista sassofonista Charlie Parker), ci racconta la storia di questi ragazzi, la loro origine in un quartiere malfamato del New Jersey, il faticoso affrancarsi da un futuro segnato fino alla fama e a hit indimenticabili, l'influenza mafiosa che mai però li ha abbandonati, tra trionfi e grandi delusioni. Ecco Jersey Boys, dal 18 giugno al cinema, un film diverso da quelli a cui il mitico Clint ci ha abituati, meno rocciosamente forte e memorabile, ma pur sempre sostenuto dalla sua tipica solidità.
Non c'è l'impareggiabile storia di diffidenza e integrazione di Gran Torino, né il riscatto e la svolta tragica capace di toccare ogni corda più profonda di Million Dollar Baby, ma Clint a 84 anni non ha paura di rischiare e mettersi in gioco. Quando a sua insaputa gli è stata consegnata la sceneggiatura di Jersey Boys, dopo due giorni ha chiamato il produttore Graham King per dirgli di voler fare il film.
Tra musical e biopic, tra gangster movie e commedia, Eastwood porta in scena il Sogno Americano, riuscendo a far uscire dal cinema canticchiando le canzoni più solari dei Four Seasons e con un sorriso in viso.

Ecco 5 cose da sapere su Jersey Boys

1) Dal musical di Broadway Jersey Boys

Il film è tratto dall'omonimo musical messo in scena a Broadway, le cui repliche vanno avanti da otto anni, con tanto di tour mondiale. La sceneggiatura è di Marshall Brickman, che aveva scritto anche il libretto musicale. Clint non aveva mai visto lo spettacolo teatrale prima di aver accettato la regia, ma l'ha fatto successivamente. E proprio dal musical ha voluto per sé gran parte del cast: John Lloyd Young riprende il ruolo di Valli, che gli ha fatto vincere un Tony Award. Erich Bergen e Michael Lomenda riprendono i panni di Bob Gaudio e Nick Massi, componenti originali dei Four Seasons, Renée Marino quelli della prima moglie di Frankie, Mary Delgado; Erica Piccininni è ancora la fidanzata di Frankie, la reporter Lorraine.
Clint voleva facce che fossero sconosciute al pubblico cinematografico.
Vincent Piazza è l'unico interprete del quartetto originale dei Four Seasons a non aver preso parte al musical, né aveva esperienze musicali alle spalle: noto per il suo ritratto del gangster Lucky Luciano nella serie tv Boardwalk Empire, interpreta con carisma il funambolico e inaffidabile Tommy DeVito. 
Nel cast c'è anche Mike Doyle, che dà forti pennellate comiche a Bob Crewe, produttore discografico e autore di alcuni brani dei The Four Seasons. Ma soprattutto c'è un veterano del grande schermo, Christopher Walken, temibile e spassoso nei panni del gangster Gyp DeCarlo, che si commuove fino alle lacrime quando Valli cant My Mother's Eyes.

2) La collaborazione dei Four Seasons

Frankie Valli e Bob Gaudio hanno lavorato al film come produttori esecutivi. Quest'ultimo, insieme a Bob Crewe, si è occupato di stilare anche la playlist dei successi dei Four Seasons.
Nel film sentiamo risuonare tante loro canzoni, da Sherry a My Eyes Adored You, da Can't Take My Eyes Off You a Walk Like a Man. Ed è divertente vedere l'origine di alcune hit, come quella di Big Girls Don't Cry, ispirata dal film L'asso nella manica (1951) con Kirk Douglas. 
Clint fa anche una divertente autocitazione in Jersey Boys, inquadrando in una tv anni '60 uno spezzone di film di cui è interprete. 
"Ci sono così tante bellissime canzoni", ha raccontato la leggenda di Hollywood. "E ognuna a suo modo diversa, anche se tutte hanno l'imprinting dei The Four Seasons. Ogni giorno di ripresa, scoprivamo una nuova preferita. Cantavano Dawn e non potevamo fare a meno di cantarla sottovoce insieme a loro. Poi giravamo un'altra scena e c'era Rag Doll e cantavamo quella. Ci siamo divertiti moltissimo".

3) Ogni componente dei Four Seasons racconta la sua storia al pubblico

Dal musical Clint ha deciso di trasferire anche uno stratagemma narrativo: gli attori bucano la "quarta parete" parlando direttamente alla macchina da presa, quindi direttamente al pubblico. Si tratta di una scelta stilistica un po' azzardata, che porta con sé il rischio di dare toni troppo ammiccanti e brusche virate sul ritmo. La mano esperta del regista dosa però il mezzo senza che questi monologhi disturbino.  
Così facendo ogni membro dei Four Seasons racconta la storia dal suo punto di vista.

4) Il quartiere e le origini italoamericane

Nel suo racconto verso la telecamera Tommy DeVito spiega: "C'erano tre modi per uscire dal quartiere: entravi nell'esercito e magari finivi ucciso; diventavi mafioso e magari finivi ammazzato… o diventavi famoso. Per noi, erano due su tre".
Tre dei quattro membri originali dei Four Seasons vengono alla strada, dal "quartiere" intessuto da trame mafiose. Tra loro si crea una fratellanza e un codice d'onore che vanno oltre quelli dell'amicizia. Sono fieramente italoamericani e il loro cognome non mente. Frankie Valli è il nome d'arte di Francesco Stephen Castelluccio: è curioso assistere all'origine di quel "Valli", con la "i" e non con la "y", davanti a una pizza veramente italiana.
Bob Gaudio è diverso dagli altri tre ragazzi, arriva da una classe sociale leggermente più elevata e ha già assaggiato un po' di successo avendo scritto la canzone Who Wears Short Shorts. E infatti lui si dissocia dal quartiere: "Io sono di dove mi capita di trovarmi". 
Ma anche dietro la celebrità, dietro le giacche e le cravatte e l'apparente armonia, si cela ancora il legame malato con il "quartiere"... L'improvviso salto temporale che si apre a questo punto è abbastanza delucidante ma poco omogeneo, anche se ci consegna un momento esilarante: lo sfogo di Nick contro Tommy.  

5) Le canzoni cantate dal vivo dagli attori

Eastwood ha deciso che gli attori cantassero le canzoni dei Four Seasons dal vivo davanti alla macchina da presa, invece di usare una colonna sonora preregistrata.
"Mi sembrava il modo giusto di procedere visto che la maggior parte di loro lo aveva fatto dal vivo per tantissime volte", ha detto il regista. "Quando cantano si può realmente vedere il valore della performance e rimanerne emozionati".
Il coreografo Sergio Trujillo ha insegnato agli interpreti la celebre mossa dei Four Seasons, lo stomp (battere i piedi), marchio di fabbrica di Walk Like a Man, e ha orchestrato la gioiosa scena finale, che Eastwood ha immaginato come una sorta di chiamata del sipario. 
Un'allegra chiusura in bellezza, con tutti gli attori che ballano e cantano sulle note dei Four Seasons, con tanto di Chris Walken che abbozza alcuni passi. "Ci siamo divertiti un sacco":  ha detto Clint. Anche lui si concede di divertirsi.

 
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