Diana - La storia segreta di Lady D, povera principessa triste

Il biopic di Oliver Hirschbiegel affondato da dialoghi improbabili e scelte narrative che mai toccano il cuore

Naomi Watts in "Diana - La storia segreta di Lady D" (Bim Distribuzione)

Simona Santoni

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Quando di fronte a una scena altamente drammatica la reazione degli spettatori in sala è una grassa risata, allora nel film che si ha davanti qualcosa davvero non va. Questo è l'inclemente flashback che conservo della visione di Diana - La storia segreta di Lady D, biopic impietoso e da dimenticare su Diana Spencer, principessa del Galles, dal 3 ottobre nelle sale italiane. 

Diretto dal tedesco Oliver Hirschbiegel, eppure abile e interessante ne La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler (2004), si tratta di una vera e propria... caduta. Stonato e spesso noioso, più che un lungometraggio da grande schermo sembra un prodotto televisivo, dove però normalmente la grande democraticità del telecomando può salvare. Basato sul libro di Kate Snell Diana: Her Last Love, racconta gli ultimi due anni di vita di Lady D e la sua storia d'amore con il riservato chirurgo di origini pachistane Hasnat (Naveen Andrews). E Dodi Al-Fayed, l'uomo che con lei ha condiviso la tragica morte nel tunnel del Pont de l'Alma a Parigi, il 31 agosto 1997? C'è anche lui, sì, ma nella ricostruzione del film appare come un'esca usata da Diana per far ingelosire Hasnat.

Interpreta la principessa gentile e triste Naomi Watts che, poco aiutata dalla regia e affossata dalla sceneggiatura, è tutt'altro che credibile. C'è qualcosa di artefatto nella sua resa, qualcosa che mai arriva al cuore.

Non è sbagliata a priori la scelta narrativa di concentrarsi sugli anni meno noti della vita di Lady D, i pochi non passati al setaccio maniacalmente da tabloid e articoli. Pesa però tantissimo l'evidente necessità di affidare alla fantasia e non a fatti documentati l'intimità tra i due amanti, tra Diana e Hasnat.
Stephen Jeffreys, lo sceneggiatore, ha ammesso: "I momenti cruciali in un film come questo sono quelli privati, di solito fra due persone, quando non c'erano testimoni e nessuno può sapere cosa sia successo veramente. In queste scene ho dovuto creare, facendo leva sull'empatia e sull'immaginazione. È stata (questa) la cosa più difficile". Una sfida completamente persa. Dentro le mura del Kensington Palace sono messi in scena dialoghi e situazioni di insipido e sconcertante romanticismo.

Il discutibile script vuole anche tessere un parallelismo tra il vero amore finalmente vissuto da Diana con Hasnat e il suo impegno in campo umanitario, come se la felicità personale le abbia poi consentito di darsi agli altri. Io non sono di certo in grado di conoscere le sfumature interiori di Diana, ma questa interpretazione sembra un po' forzata. 

I ritagli di cronaca vera, i viaggi in Bosnia o a Rimini, ci consegnano una Diana amorevole e amata che quasi sfiora la santità, a un passo dal compiere miracoli. Hirschbiegel però non riesce a far convivere in una stessa persona, con armonia, la donna umana innamorata e fragile e la donna quasi toccata da divine lingue di fuoco. 

Mi piace ora sfogliare un po' di stampa d'oltremanica, per vedere come il film è stato accolto nella terra di Lady D. Ebbene, il Guardian assegna a Diana - La storia segreta di Lady D una stelletta su cinque. "Povera principessa Diana. Ho esitato a usare il termine 'incidente cinematografico'" scrive Peter Bradshaw. "Ma la terribile verità è che, 16 anni dopo quel terribile giorno del 1997, lei è morta di un'altra terribile morte. Ciò a causa di un biopic atrocemente ricco di buone intenzioni, reverenziale e sentimentale, sui suoi ultimi difficili anni, cucito insieme con dialoghi bizzarri e fantasie da tabloid su come la gente famosa e importante possa parlare in privato". 

Meno duro l'Independent che gli dà tre stelle su cinque. Geoffrey McNab scrive: "Hirschbiegel è un regista tedesco illustre che ha fatto un film molto ben accolto su Adolf Hitler nel suo bunker (La caduta), ma è difficile capire come ciò lo qualifichi per raccontare la storia della 'principessa del popolo'. Alla premiere Hirschbiegel ha chiesto al pubblico di avvicinarsi al suo film senza preconcetti. Questo, naturalmente, è impossibile. Tuttavia Diana funziona abbastanza bene come scuro dramma romantico ed è molto meno opportunista di quanto avrebbe potuto essere. Naomi Watts dà una performance intensa e volatile come principessa. Il problema, però, è che in realtà non assomiglia affatto al personaggio che sta interpretando".

Il Telegraph attribuisce due stelle su cinque: "Watts fa un'interpretazione decente di Diana, che indossa bene i vestiti (soprattutto quelli glamour) e ha capelli di prim'ordine. Ma se replica il linguaggio del corpo di Diana con attenzione, c'è qualcosa che manca: lo sguardo ferito, gli occhi da cerbiatto della principessa". David Gritten continua: "Il problema principale è nei dialoghi, dove ogni personaggio racconta cose che l'altro personaggio già sa. 'Sono un cardiochirurgo', dichiara il cardiochirurgo Khan. In un'altra occasione: 'Lei è la donna più famosa del mondo'. Sì, abbiamo capito".

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