Anni felici di Daniele Luchetti, 5 cose da sapere

Il regista ci consegna un affresco intimo e sincero dei suoi anni '70. Con una Micaela Ramazzotti diversa dal solito

Immagine di "Anni felici" (Foto Emanuela Scarpa)

Simona Santoni

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Dopo Mio fratello è figlio unico e La nostra vita, Daniele Luchetti ci consegna un altro affresco famigliarie, questa volta più intimo e personale. Anni felici arriva nelle sale italiane il 3 ottobre. Commedia gradevole con qualche piccola svolta drammatica, delicata e sincera, solletica il cuore pur senza conquistarlo perdutamente.

Ecco cinque cose da sapere sul nuovo film del regista romano.

1) Luchetti si mette a nudo

Estate 1974. Guido (Kim Rossi Stuart) è un artista che con ostinazione ma non per necessità profonda vuole essere trasgressivo e controcorrente. Sua moglie Serena (Micaela Ramazzotti) lo ama tanto ed è gelosissima delle modelle che utilizza per le sue sculture. Guido vuole separare il lavoro dalla famiglia, che sente quasi come un ostacolo alla sua carriera, ma la famiglia più che un limite è un suo alibi. Serena fatica a lasciargli i suoi spazi: la loro è una famiglia appiccicata più che unita. Dario (Samuel Garofalo) e Paolo (Niccolò Calvagna), dieci e cinque anni, sono i loro figli, che come nella tradizione degli anni '70 sono sempre accanto ai genitori e assistono a tradimenti, litigi, confessioni.
Nello sguardo del maggiore dei due, Dario, spettatore e attore, ecco che c'è il riflesso di Daniele Luchetti bambino che con una super 8 riprendeva la realtà turbolenta che lo circondava. Anni felici è la storia della sua infanzia, dei suoi genitori vivaci e confusi, di un ritaglio di vita caotico che mentre scorreva sembrava tormentato invece era felice. "I fatti sono in parte frutto di fantasia, i sentimenti sono invece totalmente autentici", dice Luchetti. "È stato difficile tenere assieme affetto e crudeltà verso personaggi frutto di invenzione, ma ispirati ai miei genitori. Essere padre di questi personaggi e allo stesso tempo loro figlio, mi ha messo in una condizione psicologica singolare". Sua madre, quella vera, quando andava a trovarlo sul set si rivolgeva al ragazzo che interpretava Dario chiamandolo "Daniele". E la voce narrante del Dario adulto è quella del regista, che si è messo completamente a nudo.

2) Gli anni '70, dolcemente ma senza rimpianti

Gli anni '70 sono ricostruiti con dolce attenzione ai particolari. Magliettine a righe, colori carichi, abiti a fiori, rullini Kodak, cremini con lo stecco, il cartone animato La Linea... E poi il femminismo e l'arte che vuole essere scomoda, le spinte libertarie e trasgressive di un'epoca ricca di contraddizioni, in bilico tra modernità e tradizione. Luchetti riporta tutto sullo schermo con un affetto profondo, ma senza nostalgia malinconica e rimpianti. Il suo è un affresco sincero, che non patisce il sentimentalismo di certi racconti troppo autobiografici.

3) Recitazione misurata

Ogni interprete dà il suo contributo a una pellicola equilibrata e ben recitata. Kim Rossi Stuart sa essere quanto basta carismatico ma anche e soprattutto tragicomico e buffo, con il suo desiderio quasi maniacale di essere diverso da quello che in fondo è. Il suo Guido è tutt'altro che "cattivo" e scomodo come vorrebbe, è così a suo agio e protetto nell'ambiente borghese della famiglia di Serena. I due giovani attori, Samuel Garofalo e Niccolò Calvagna, danno pennellate divertenti con le loro uscite infantili e vivaci. Martina Friederike Gedek, nella sua burrosa e serena solarità, infonde il giusto spirito libero al suo personaggio di Helke, una donna che ama la vita e la vive fino in fondo senza esserne spaventata. 

4) Una Micaela Ramazzotti diversa

Micaela Ramazzotti merita un discorso a parte. Il suo personaggio è quello più inaspettatamente coraggioso, che sa uscire dai meccanismi ricattatori della sua relazione con Guido. Come quasi ogni donna che tradisce, quando tradisce lo fa con il cuore, non come se fosse "una grattatina di naso", come sono le infedeltà per Guido. Con i capelli corti e una tensione che vibra in ogni singolo muscolo, il suo avvicinarsi, indietreggiare e ancora avvicinarsi a una relazione lesbica è totalmente credibile, pulsante e vivo. Micaela riesce a mettere nella sua Serena tanta autenticità e si libera dai vezzi e dalla morbidezza provocante di personaggi del passato. E forse proprio per questo è ancora più bella e sensuale.  

5) Ultimo film in pellicola

"È probabilmente uno degli ultimi film che mi sarà possibile girare in pellicola", fa sapere Luchetti. "Per questo ho voluto usare il 35 mm, il 16 e il super 8. "Girando con la stessa macchina da presa super 8 che i miei mi regalarono per una promozione, mi sono reso conto di quanto fascino ancora abbia usare un negativo e un positivo, e di quanta sensibilità, profondità di colore e fascino andranno inevitabilmente perduti quando non ci sarà più scelta e si potrà girare solo in digitale, che con tutti i suoi vantaggi e svantaggi è semplicemente 'altro'".

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