Claudio Trionfera

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Lo Zoo di 105, il programma radiofonico presentato come “il più folle d’Italia”, si aggiunga anche il più ascoltato con oltre quattro milioni di ascoltatori al giorno, ha un protagonista indiscusso: Marco Mazzoli, il deejay che ne è animatore e capobanda.

On air: storia di un successo, diretto dal cugino di Marco, Davide Simon Mazzoli, racconta vita e, artisticamente, miracoli di questo policromo estroso personaggio, sulla scorta di un fortunato libro intitolato Radiografia di un DJ che non piace editato qualche anno fa, sottotitolo La mia vita dentro e fuori lo Zoo di 105, scritto a quattro mani proprio da loro, Marco e Davide Simon.

Confessioni al “ghostwriter”
Autobiografia, dunque. Con qualche distanza. E un tono non proprio (auto)celebrativo. Del film è ovviamente Marco il principale personaggio, che ricostruisce con attori anche di peso il percorso della propria carriera: partendo proprio dall’urgenza di raccontare in un libro le sue avventure ad un ghostwriter il quale, dietro lauto compenso promesso dall’editore esigente, si occupa di metterle per bene sulla carta diventando il suo principale interlocutore lungo tutto il film.

Per una storia che parte da lontano, dall’origine milanese all’infanzia passata a Los Angeles col padre art director per la Walt Disney, al ritorno in Italia in mezzo agli anni Ottanta e i primi cimenti con la radio.

La gavetta e l’affermazione
Gavetta lunga, transitando per parecchie emittenti locali prima di arrivare ai microfoni nazionali, da RTL a Capital fino ad approdare a 105 verso fine anni Novanta. Di lì l’affermazione finale, qualche mese di emissioni da New York, la nascita dello Zoo, i segni di una crescita costante e a suo modo eccezionale fino ad arrivare ai giorni presenti.

La cronaca della stesura del libro va di pari passo col procedere del film. Le memoires sono raccontate a voce e visualizzate in successione, in una sorta di rappresentazione a strati che mette insieme finzione e realtà alternando sullo schermo il vero Mazzoli che si racconta e gli “interpreti” delle sue gesta più remote che lo ritraggono prima ragazzino, poi adolescente infine giovanotto intraprendente e sfrontato.

Una scalata fatta di successi spontanei e delusioni canicolari, non di rado intrecciate con le difficoltà obiettive di una costellazione radiofonica fatta di pochi guadagni e tanta buona volontà da parte di tutti.

Universo fantastico
La biografia tralascia ovviamente qualcosa ma si costruisce su una sceneggiatura plausibile (Ugo Chiti accanto a Davide Simon Mazzoli), con un buon lavoro di montaggio (di Micaela Natascia De Vito) e soprattutto con una fotografia (di Fabio Cianchetti) che attraverso un attento filtraggio dei colori riesce ad esprimere un universo fantastico e favolistico, quasi onirico, che ben si accorda con la cifra del ricordo più lontano.

Non certo estranei all’estetica disneyana, così presente nell’infanzia del protagonista per via del lavoro paterno a L.A., i raccordi tra le diverse fasi del racconto ottenuti con grafiche tridimensionali e un’animazione narrativa cromaticamente assimilabile all’arte pop e al minimalismo.

Una recitazione immediata
Elementi di qualche valore figurativo, insomma. La parte più significativa spetta comunque alla recitazione, molto immediata e poco costruita: dello stesso Marco Mazzoli e degli altri che hanno prestato a vario titolo voci e volti interpretando se stessi o altri personaggi dello “Zoo”: da Dario Eros Tacconelli (il ghostwriter) a Giancarlo Giannini (l’editore), Giulio Greco che dà volto al Mazzoli giovanile, Claudio Cecchetto cui Mazzoli stesso deve il lancio e lo slancio decisivi,  Chiara Francini (Mercedes Conti, mamma di Marco), Katy Saunders (Stefania Pittaluga, moglie di Marco), Herbert BallerinaLeone di Lernia, Ricky Tognazzi, Ivo Avido e Maccio Capatonda in una presenza solo vocale dietro il pupazzo che lo ritrae.

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