Pantelleria è bella, bellissima. E Luca Guadagnigno lo sa. Appena può apre il suo sguardo sui paesaggi caldi e selvaggi dell'isola, sui pendii di roccia e verde, sugli specchi d'acqua ritagliati tra gli scogli, sulla pietra lavica luminosa al sole. La meraviglia del paesaggio illumina un quartetto di individui percorsi da desideri silenti come fiumi carsici, destinati a deflagare. A bigger splash è il secondo italiano in concorso alla Mostra del cinema di Venezia dopo L'attesa. Il titolo si ispira al quadro di David Hockney, che mostra una regolarità di linee sconvolta da un tuffo, anche se il film nasce come remake de La piscina (1969) di Jacques Deray, pur prendendo una sua rotta. E "un grande tuffo" è proprio quello che Guadagnino si arrischia a fare. Dopo aver cesellato immagini di assoluto fascino, confermando la sapienza estetica de Io sono l'amore, dopo aver orchestrato passioni mute e nervose come corde tese, osa una chiusura grottesca che sfiora il ridicolo, che se può divertire un pubblico internazionale, può avere effetto orticante sugli italiani. Il siparietto finale affidato a Corrado Guzzanti, in cui la legge viene ignorata a favore di accondiscendenza da fan, è una nota stonata e aspra. E può offendere Sicilia e carabinieri. In mezzo a personaggi oscuri ma affascinanti, tutti rigorosamente stranieri, gli abitanti di Pantelleria strappano sorrisi ma sotto forma di macchiette. 

Alle proiezioni per la stampa infatti A bigger splash è stato accolto da disapprovazione (fischi e "buuu") commista ad applausi. "Ci sono tanta ironia e sottigliezze in questo maresciallo interpretato da Guzzanti, umano e troppo umano", spiega Guadagnino. "Mi ha guidato il Falstaff di Verdi, che ha voluto chiudere la sua carriera con un'opera buffa, dove le arie sono ampie fino alla grande burla finale. Il film inizia con una grande initimità pubblica e si conclude con la legge che tocca l'umano. È una beffa e mi piaceva molto. Poi se non facciamo cinema per prenderci dei rischi e andare in territori rischiosi, perché farlo?". 

In un'estate molto vicina una coppia di ricchi stranieri si gode il sole di Pantelleria: sono la rockstar Marianne Lane che ha momentaneamente perso la voce (una Tilda Swinton sempre elegante e conturbante) e il fotografo e videomaker Paul De Smedt (Matthias Schoenaerts, sexy roccioso). Senza preavviso, come un uragano su un tentativo di pace, sopraggiunge un'altra coppia, alquanto sopra le righe: il produttore musicale Harry Hawkes, vulcanico ed esagerato (Ralph Fiennes in gran forma), e la sua presunta figlia Penelope, Lolita silenziosa e provocante (Dakota Johnson, scelta prima che diventasse la star di Cinquanta sfumature di grigio). Harry travolge tutti e tutto con le sue verità scomode e la sua esuberanza fatta di eccessi, trottola impazzita in mezzo a un panorama che lo guarda maestoso.

"Ho scelto Pantelleria non perché sono siciliano, è stata una sorta di istinto", racconta Guadagnino. "La concentrazione di desideri di questo quartetto tutto concluso fino alla deflagrazione aveva bisogno di un altro protagonista, che facesse a pugni con loro quattro. Pantelleria con i suoi contrasti e le sue violenze mi pareva adatta come co-protagonista". 

Altro elemento in scena in A bigger splash è lo sbarco dei migranti. Per buona parte del film è uno sfondo strano ma opportuno, che sembra sottolineare l'indifferenza dei quattro ricchi protagonisti, ognuno preso dalle sue personali problematiche e per nulla toccato dai drammi altrui (come tanti di noi). Sul finale però diventa anch'esso protagonista, ma in maniera disarmonica e sconclusionata.
"Pantelleria è una zona di confine e chiede di essere capita dai personaggi, fa domande etiche", sono le delucidazioni di Guadagnino. 

Una curiosità su una sfumatura interessante del film? Il personaggio di Marianne non parla per scelta ed esigenza di Tilda Swinton: "Con Luca lavoriamo su tante fantasie, alcune sono diventate film, altre no. Lui stava lavorando a A bigger splash. Inizialmente non dovevo prenderne parte. Era un momento della mia vita in cui non volevo dire niente, non troppo diverso da adesso. Ma poi il film si ambientava a Pantelleria, con questo cast e gruppo di amici, così ho avuto voglia di partecipare. Mi chiedevo però come fosse possibile senza parlare. Visto che Harry porta parole su parole, l'idea di non parlare era abbastanza interessante e l'ho detto a Luca. Togliere la voce a un personaggio come Marianne è stato importante". 

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