Claudio Trionfera

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Action movie, genere vasto, forse non-genere. E molti generi (e sottogeneri) allo stesso tempo.
Dunque non facile classificazione per i migliori film d’azione dell’anno (tra quelli usciti in Italia).

Tuttavia nella top 10 si potrà tenere conto delle qualità artistiche, dell’indispensabile contenuto adrenalinico, della fruibilità cinematografica, dell’originalità nel costrutto narrativo e dell’incitamento emozionale: senza necessariamente valutare quel box-office che spesso è frutto di spinte collettive legate a circostanze temporali o semplicemente trendy.

Insomma, se giudizio dev’essere, sarà verdetto appellabile (con qualche dolorosa rinuncia), del tutto personale e liberamente condivisibile. Auspicando discussioni e – perché no – qualche polemica e un po’ di collera. A ciascuno i propri gusti. Vorrebbe dire che il cinema, quello vero consumato in sala, è ancora capace di provocare.

E generare ciò che in altri segmenti del nostro consumo, non solo culturale, è sparito dai radar: vale a dire la capacità di critica consapevole e motivata. Ecco dunque i nostri film preferiti, elencati partendo, come d’uso, dal basso. Con un’appendice e un’eccezione “fuori quota” dedicate al capolavoro di un maestro del cinema taiwanese transitato ai festival che ha illuminato. 

10)  Survivor, di James McTeigue
Thriller e action tra spionaggio e terrorismo, quasi con un occhio al cartoon Wile E. Coyote and The Road Runner quando uno smagliante Pierce Brosnan nel panni del feroce killer detto l’Orologiaio le prova tutte per ammazzare Milla Jovovich, impiegata del Dipartimento di Stato Usa assegnata a Londra col compito di prevenire un attentato a Times Square la notte di capodanno (profetica attualità...). Lei da cacciatrice diventa preda, sospettata di un crimine dai suoi stessi colleghi, poi inseguita dall’Orologiaio pagato per ucciderla ma destinato, ogni volta, a rimanere con un palmo di naso. Il meglio del film, azione spesso mozzafiato a parte, è nel fantastico duello tra due attori che danno il meglio di sé portando il racconto sul terreno di un grottesco e perfino ricreativo conflitto di sessi.

9) Jupiter, Il destino dell'universo, di Andy Wachowski, Lana Wachowski
Con alle spalle il gigante Matrix e il cult V per Vendetta più un paio di clamorosi scivoloni, i Wachowski centrano uno sci-fi/action assolutamente trascinante nelle profondità siderali, saltando da Chicago allo spazio profondo.  L’eroina è Jupiter Jones, vale a dire l’intrigante Mila Kunis del Cigno nero di Darren Aronofsky, nata nel cuore del Pacifico, (pre)destinata a mutare i destini del Cosmo ma temporaneamente condannata fare la sguattera sulla Terra. L’eroe è Caine, cioè Channing Tatum in pieno physique du rôle, cacciatore e ex militare geneticamente modificato, che piomba sul nostro pianeta per rintracciare Jupiter e consegnarla al destino disegnato per lei. Il 3D è finalmente magico, gli effetti speciali raffinati e avvolgenti, l’azione è trascinante, divertentissima e cólta nella vaporosa levità del racconto.

8) Spectre, di Sam Mendes
Dopo una serie di attentati sospetti una super-organizzazione di controllo globale vuole sostituirsi ai servizi segreti dei vari Paesi per fermare il terrorismo. Dietro l’oscuro piano si cela la famigerata Spectre, decisa a dominare il pianeta in stile orwelliano. James Bond, scoperto l’intrigo, ingaggerà una crepitante battaglia per venirne a capo con scoppi, elicotteri, inseguimenti furiosi, spari, scazzottate, cadaveri. Spettacolo e divertimento, buona misura di effetti speciali e virtuosismi fotografici.
Questo 24° Bond è una funzionale macchina d’intrattenimento, ruvida, concreta, ritagliata un po’ con l’accetta a misura dell’implacabile Daniel Craig, ritmi e stili alla Marvel, buone battute di dialogo, apprezzabile dose di humour. Principio imprescindibile per poter amare il film: non prenderlo troppo sul serio. 

7) Mission Impossible Rouge Nation, di Christopher McQuarrie
Quinto film della saga e quarta collaborazione in pochi anni fra Tom Cruise e McQuarrie (da sceneggiatore I soliti sospetti, X-Men, Operazione Valchiria), con risultati straordinari. Dopo 19 anni Cruise torna a vestire i panni di uno scatenato Ethan Hunt ormai fuori dalla sua divisione che la CIA ha deciso di cancellare. Diventando wanted pur di dare la caccia al “Sindacato”, struttura fantasma composta da ex agenti speciali iper-addestrati e pronti al terrorismo più efferato per costituire un nuovo ordine sul pianeta. Hunt è implacabile, indelebile, indistruttibile, praticamente eterno se riesce a superarsi aggrappato a un aereo in decollo o ad annientare sulla moto le imprese di qualunque centauro e via così, in un rotolare tachicardico di scene furibonde che si susseguono senza sosta. La saga è più viva che mai.

6) Hunger Games - Il Canto della Rivolta parte II, di Francis Lawrence
Ultimo atto di una saga che ha trovato nel pubblico under 30 il suo referente ideale. Spezzata in due tronconi non senza qualche perplessità da parte di tutti, questa seconda parte riscatta la prima con la rivolta dei distretti guidata da Katniss (l’eroina è sempre Jennifer Lawrence, naturalmente, talento definitivamente liberato) per dare finalmente giustizia a Panem. E restituire all’intera storia una sua integrità chiudendo il cerchio narrativo aperto all’inizio. Con un’azione sapientemente mescolata all’avventura tout-court, non di rado sostenuta da scene ad altissima tensione. Insomma grande equilibrio, anche nel 3D per chi ha scelto di fruirne senza pentirsene. Da non sottovalutare, ovviamente, l’identità della protagonista in termini di appartenenza al suo sesso nel suo percorso di formazione ed emancipazione.

5) Fast & Furious 7, di James Wan
Uscito con una stagione di ritardo per la morte del coprotagonista designato Paul Walker scomparso poco dopo l’inizio delle riprese. Tutto da rifare allora, sceneggiatura compresa. Ma rifatto bene a vedere il risultato energico e potente che affiora nelle intensissime cadenze narrative. Domina un gioco di vendette dopo quel che è successo a Londra e a Tokio nel capitolo 6, con i Toretto di Dominic-Vin Diesel sotto schiaffo di Deckard Shaw-Jason Stathan che vuole vendicare il fratello  Owen ucciso, appunto dai Toretto. S’ingaggia così, all’interno di una storia complessa e molto ramificata una lotta veemente e senza esclusione di colpi, con ogni genere di esuberanza visiva, scene iperboliche e vertiginose, in un fracasso senza freni e ritegno, addirittura smodato, estremo. Che cosa chiedere di più?

4) Jurassic World, di Colin Trevorrow
Quarto capitolo della serie ripresa dal romanzo di Crichton, con Steven Spielberg produttore esecutivo e una gestazione durata a lungo e una sofferta controversia tra produttori e screenwriters. Inciampi che non impediscono al film di presentarsi come un magnifico spettacolo d’azione cinematografica, denso di emozioni e di effetti speciali nel lussuoso parco vagheggiato da John Hammond ventidue anni dopo la sciagura del Jurassic Park. Il sequel, così, si riannoda direttamente al prototipo quando l’amministratore del parco dà il via ad un progetto capace di generare con una nuova architettura genetica l’Indominus Rex, dinosauro nuovo di zecca, che concentra su di sé il peggio dei suoi antenati per ferocia e intelligenza: seminando terrore e sfracelli da cardiopalmo. Volendo, anche in sontuoso 3D.

3) Avengers: Age of Ultron, di Joss Whedon
Marvel a tutto spiano. Tre anni dopo il botto al box office del primo capitolo tornano i supereroi guidati dalla mano sapiente di Joss Whedon e con tutto il loro carico di purissima action nel contrastare il piano distruttivo di Ultron. I personaggi si moltiplicano a dismisura in modo quasi incontrollabile, così come le trame alla quali si legano. Lo spettacolo è largo e incalzante, anche se il paragone col primo episodio non rende vincente questa ripresa. Iron Man, Captain America, Thor, L'incredibile Hulk, Black Widow, Vedova Nera e Occhio di Falco riescono anche a divertire e ad emozionare con qualche passaggio travolgente. Imponente lo schieramento di attori da cast all-stars: Samuel L. Jackson, Aaron Johnson, Robert Downey Jr., Elizabeth Olsen, James Spader, Chris Evans, Mark Ruffalo, Jeremy Renner, Scarlett Johansson, Stellan Skarsgård e altri. 

2) American Sniper, di Clint Eastwood
Il vecchio Clint non sbaglia un colpo. Al cinema. Così come il suo personaggio, il mitico Chris “Legend” Kyle (notevole recitazione di Bradley Cooper, anche produttore esecutivo del film) passato ufficialmente alla storia come il cecchino più letale della tradizione militare americana. Passi cinematografici nel mito, dunque, attorno ad un personaggio diventato eroe nella protezione dei soldati Usa in Iraq (“nessun uomo dev’essere lasciato indietro” era il suo motto) che nel 2013, in modo quasi grottesco, finì assassinato vicino casa nel Texas da un reduce squilibrato. Il racconto è epico, per nulla retorico e certamente poco incline all’esaltazione della guerra, sulla quale accende anzi le luci della follia. Eastwood confeziona un’opera di incredibile energia, destinata nell’immediato e in futuro ad animare animati confronti ideologici.

1) Mad Max Fury Road, di George Miller
Il ritorno di George Miller a cavallo di Mad Max dopo le sue strepitose performance degli anni Ottanta mescolate con le Streghe di Eastwick e Ai confini della realtà fino all’Olio di Lorenzo all’inizio dei Novanta. Ecco allora il numero 4 di una saga che diventa però capitolo a sé in forma di reboot e che riserva qua, forse, il suo pezzo migliore nel mondo postapocalittico dove Max (Tom Hardy) ha deciso di muoversi da solo ma s’imbatte in un gruppo che scappa da Immortal Joe, guidato dalla scatenata Imperatrice Furiosa dal nome programmatico e dal volto di Charlize Theron. E’ lei, col suo braccio meccanico e una grinta tempestosa, il controcanto ideale alle imprese di Max divenuto suo alleato in una storia dal ritmo forsennato, zeppa di esplosioni e inseguimenti, schizzante adrenalina da ogni piega, eccitante allo spasimo. The best.

+1) The Assassin (Nie Yinniang) di Hou Hsiao-Hsien
Eccolo, il fuori quota, premio per la migliore regia al Festival di Cannes, visto al Torino Film Festival, da poco programmato negli Stati Uniti e in attesa (e che attesa) di uscita nelle sale italiane. Wuxia rivisitato nella migliore espressione marziale, action acquisito per meriti artistici e dinamici, il nuovo prodigio di Hou Hsiao-Hsien si propone nella sua imprevedibilità seducente e sbalorditiva pedinando la protagonista dal nome che dà il titolo originale al film, Nie Yinniang (l’attrice Shu Qi), educata ancora bambina a diventare assassina secondo la sacra legge della spada ma alle prese con la sua coscienza e la sua visione della giustizia. Tra il bianco e nero abbacinante e smaltato e il colore (e le prospettive) di una fotografia di impressionante suggestione, questo racconto complesso e straordinario si condensa in un’armonia di emozioni contemplative e sospese. Nello spazio e nel tempo.

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