Start-up

Satispay, pagare con il telefonino

Una start-up inventa un sistema semplice ed economico per trasferire denaro da un conto all'altro.

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Satispay, ovvero pagare con soddisfazione via telefono. La start-up fondata due anni fa da tre giovani poco più che trentenni segna un punto di svolta nel sistema di pagamenti e dei micropagamenti con lo smartphone. Ed è così radicale da far immaginare una vera rivoluzione culturale capace anche di arginare l’evasione fiscale. La società viene considerata promettente anche dagli investitori istituzionali: dopo aver raccolto 5,5 milioni di euro, con un primo round di investimento a settembre 2014, ha annunciato il 18 settembre di aver ricevuto altri 3 milioni, portando gli investimenti complessivi raccolti a un totale di 8,5 milioni. Nel frattempo ha raggiunto un accordo con Grom per utilizzare la piattaforma di pagamento Satispay in tutti i punti vendita italiani della nota gelateria.

Il suo segreto? Prezzi bassissimi (gratis per i privati, solo 20 centesimi di commissione per i negozianti per gli importi superiori ai 10 euro e free al di sotto di questa soglia), saltare tutti gli intermediari che intercorrono tra privato, esercente e banca come invece avviene nel circuito delle carte di credito e la velocità di un clic che mette in contatto gli utenti Satispay. “Confidiamo che le nuove generazioni, cresciute con lo smartphone in mano, si abitueranno a pagare con il telefonino anche il pane nel negozio sottocasa” spiega Alberto Dalmasso, 31anni da Cuneo, fondatore insieme con Dario Brignone e Samuele Pinta, entrambi 32enni, di Satispay (da sinistra nella foto). E la sua affermazione, in un Paese dove il 90 per cento dei pagamenti è ancora in contanti, il 70 per cento della popolazione usa la carta di credito ma vanta il primato europeo nella diffusione dei cellulari, apre incredibili scenari, dai micropagamenti quotidiani sino allo scambio di denaro tra privati e amici.
La App e il circuito di Satispay funziona sfruttando il codice standard europeo Sepa introdotto nel 2012, che ha uniformato il sistema dei pagamenti in 33 Paesi europei ma che nessun istituto di credito ha sfruttato a dovere. Per funzionare ha bisogno soltanto dell’Iban bancario degli utenti, “un numero inviolabile anche se finisce in mani altrui, mentre la struttura del telefonino a prova di virus e 180 mila euro di investimento per la sicurezza dell’applicazione lo rendono uno strumento più sicuro delle carte di credito o delle banche online” continua Dalmasso.

Che le potenzialità siano enormi, lo dimostrano i soci finanziatori. A sostenere i tre fondatori, che mantengono il controllo del cda, sono infatti Jonathan Weiner e Ray Iglesias (fondatori del progetto Google Wallet), Jon Koplin (responsabile divisione internationale di Google Wallet), Nicola Carbonari (fondatore di Autoscout24), Giuseppe Donagemma (vicepresidente networks di Samsung Electronics) e come partner industriale anche Iccrea Banca, che porta in dote i 6 milioni dei clienti delle Bcc italiane. Risultato: 5,5 milioni di investimento in totale, 20mila download dell’applicazione di cui 6mila attivi, 500 aziende e 600 punti vendita già associati al network. “Il piano industriale prevede break even in due anni con 500 mila utenti, per arrivare a 15milioni nel 2020, affermandoci come leader nei sistemi di pagamento via mobile in Europa”. Dopo Milano è già attiva anche la sede di Londra. E dal prossimo anno, l’espansione all’estero.

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