Hi-Tech

FacilityLive e il motore di ricerca "umano"

È nata a Pavia una delle aziende hi-tech più promettenti d'Europa, prima società non britannica ammessa al programma élite della borsa londinese

Le start-up sono prerogativa dei giovani? Loro non solo ci sono riusciti pur avendo passato i 50 anni d'età, ma hanno fatto di FacilityLive una delle società più capitalizzate dell'hi-tech europeo. Devi essere un nerd di Harvard, del Mit o di Stanford per lanciare tecnologie vincenti? Attenzione, i fondatori sono un ex musicista che voleva diventare medico e una economista. Dove vai piccola start-up se un incubatore-guida o un angel venture non ce l’hai? Ed ecco un altro luogo comune da buttare dalla finestra quando si parla di FacilityLive, che ha inaugurato un modello di finanziamento “diffuso” arrivando a 30 milioni di capitale interamente privato: ha 70 soci, i fondatori non hanno dovuto cedere quote di maggioranza e controllo a nessuno  e dopo essere stati la prima società non britannica ammessa al programma élite della borsa londinese, puntano adesso a quotarsi al London Stock exchange con una capitalizzazione di un miliardo (oggi il suo valore è di 225 milioni). Ancora prima tra le italiane.

Visionari? Se lo chiedi a Mariuccia Teroni e Gianpiero Lotito (foto) risponderanno “sì”, convinti che nessuno possa mettere in dubbio l’accezione positiva del termine. Se non fosse così non avrebbero fondato sei anni fa a Pavia un’azienda riconosciuta tra le prime tre Pmi innovative in Italia, che è uno dei principali interlocutori di Bruxelles per costruire la piattaforma standard europea e che la stampa si ostina a mettere in concorrenza con Google, visto che FacilityLive ha inventato un motore di ricerca che ragiona più come una mente umana che per algoritmi.

Che cosa vuol dire esattamente? Che applicando processi più “umani”, selezionerà con maggiore precisione la ricerca eliminando più scarti. “Il nuovo motore, non legge i testi come fanno i robot di Google, bensì agisce quasi per logica intuitiva e organizzativa” spiega Mariuccia Teroni, da poco nominata vicepresidente di Anitec, l’associazione dell’ict e dell’elettronica di consumo interna a Confindustria. “Per il momento non ci proponiamo come motore di ricerca alternativo a Google, perché ci interessa crescere e migliorare il nostro modello. Certamente però va detta una cosa che spesso agli utenti della tecnologia sfugge: Google monitora soltanto il tre per cento di Internet, tutto il resto è prateria. Possibilità infinite che si amplieranno ulteriormente con l’avvento dell’internet delle cose”.

FacilityLive sa bene che tutti gli oggetti della nostra vita quotidiana dialogheranno con la rete, e si sta attrezzando. “Il nostro fatturato al momento è contenuto, ma cresciamo velocemente lavorando con clienti privati che hanno necessità di ottimizzare la ricerca di informazioni specifiche, settoriali o interne così come di valorizzare il loro patrimonio di contenuti” continua Teroni. Tra i clienti ci sono già aziende come Vodafone, Accenture, il Gruppo Arriva delle Ferrovie tedesche e Unicredit, a testimonianza della necessità del motore e della validità del business. E ancora più entusiasmante è però vedere come il motore di ricerca, brevettato da FacilityLive in 44 Paesi e indipendente dalla lingua parlata, segni l’incontro tra la cultura umanistica e quella tecnologica, senza che venga scioccamente sostenuta la prevalenza di quest’ultima. “Io e Lotito, una laurea in economia e l’altro un musicista che studiava medicina, abbiamo avviato la prima impresa realizzando il giornale dell’Università di Pavia con i primissimi computer Apple sul mercato. E progressivamente, siamo stati chiamati a digitalizzare tutti gli archivi delle maggiori società editoriali proprio in virtù della nostra conoscenza tecnologica. Insomma, abbiamo unito il vecchio e il nuovo, la tecnologia e i contenuti, la mente organizzativa degli archivisti e gli archivi digitali”. Il nuovo modo di concepire la tecnologia di FacilityLive nasce quindi da questo know how, e da una “seniority” intelligente “perché le belle idee non sono una questione di età” scherza la fondatrice. “Anzi, l’esperienza conta eccome”.

E’ infatti proprio grazie a questa esperienza che FacilityLive è riuscita a non cedere alle lusinghe della Silicon Valley, dove avevano già ricevuto offerte di acquisto, e a trovare la determinazione di continuare a credere che le start-up più innovative possano crescere a livello internazionale anche partendo e restando in Italia. “Non possiamo farci sfuggire un patrimonio economico, né la nostra creatività, né il nostro umanesimo” continua Teroni. “bensì dobbiamo fare start-up in Italia per sostenere una nostra nuova economia, e non venderla ad altri”.

Quanto sia importante lo dimostra la partecipazione di FacilityLive al Consiglio europeo per la competitività di Amsterdam, unica azienda italiana, e alla “piccola Davos” europea delle aziende che si occupano digitale. “Insieme con Spotify, Candy Crush Saga, Atomico e Rovio siamo gli unici italiani a far parte della European Tech Alliance e stiamo lavorando con la Ue per costruire la piattaforma standard europea” conclude Teroni. Banale? Non proprio. Oggi infatti le piattaforme digitali sono monopolio di Google, Facebook e della grandi aziende digitali Usa. “Le aziende europee si appoggiano e lavorano con loro: che accadrebbe se gli americani cambiassero da un giorno all’altro la loro policy? Là dove non ci sono alternative, la situazione è sempre rischiosa”.

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