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Il boom mondiale delle vetrine per gelati

Clabo cresce in Germania, fa acquisizioni in Cina, cerca prede negli Usa. E in Borsa il titolo, quotato dal 2015, si impenna

Guido Fontanelli

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Nell’era dell’alta tecnologia e di internet, vi sarebbe mai venuto in mente di investire in un’azienda che produce vetrine per gelati? Probabilmente no. Peccato: vi siete persi un guadagno del 440 per cento in un anno. È l’incredibile performance messa a segno dalle azioni della Clabo, società leader mondiale nel settore delle vetrine espositive professionali per gelaterie, pasticcerie, bar, caffetterie e hotel, quotata dal 2015 sul mercato Aim Italia.
Fondata nel 1958, l’azienda di Jesi (Ancona) vanta tra i suoi clienti Nestlè, Häagen‐Dazs, Puro gusto, Venchi, Eataly, campus Apple e i parchi Walt Disney. Con oltre 20 brevetti legati alle tecnologie della conservazione e della “catena del freddo”, Clabo ha una gamma con oltre 1.100 modelli di espositori ed è presente in 95 Paesi: l’azienda conta di chiudere il 2017 con un giro d’affari di 44-45 milioni di euro (37 milioni nel 2016), di cui più della metà (27 milioni) all’estero.
Ed è proprio la crescita oltre frontiera ad aver attirato gli investitori: le vendite in Germania sono cresciute del 52 per cento in un anno e nel 2017 la società ha rilevato il ramo d’azienda di Qingdao Easy Best Refrigeration Ltd, uno dei più importanti operatori in Cina. ”Il mercato cinese è quello che ci sta dando le maggiori soddisfazioni” conferma Pierluigi Bocchini (foto), presidente esecutivo della Clabo, “sia da un punto di vista quantitativo sia qualitativo. Poi guardiamo con interesse agli Usa, dove le vendite vanno bene e dove potremmo acquistare un’azienda locale”.
Clabo ha una strategia di crescita basata su tre pilastri: l’apertura di nuovi stabilimenti produttivi in Asia e Sud America, l’espansione delle filiali commerciali esistenti e l’apertura di nuove nel Sud Est asiatico, nella penisola arabica e nei principali mercati europei. Ad aiutare lo sviluppo della Clabo all’estero è stata la quotazione all’Aim. “L’ingresso in Borsa ha rappresentato per noi un vero cambio di passo” dice Bocchini. “Grazie alla quotazione abbiamo potuto dotare l’impresa dei mezzi per crescere: tra collocamento ed emissione di mini-bond abbiamo raccolto una dozzina di milioni di euro. Inoltre siamo diventati più autorevoli e credibili quando ci presentiamo a terze parti, come imprese che vorremmo acquisire, clienti e fornitori. Infine, avere consiglieri di amministrazione indipendenti e autorevoli è molto utile: in fondo, è come avere dei consulenti in casa”. E per chi è diventato una multinazionale tascabile, è un bel vantaggio.

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