Food

Dalla finanza al vino, l'avventura di Antonio Capaldo in Irpinia

L'imprenditore guida la Feudi di San Gregorio che nel giro di 10 anni ha più che triplicato i dipendenti e condotto una raffica di acquisizioni

Guido Fontanelli

-

Dal mondo della consulenza internazionale a quello del vino. Dalla luccicante City di Londra alla più quieta Irpinia. È singolare il percorso compiuto da Antonio Capaldo (foto), presidente dell’azienda Feudi di San Gregorio con sede a Sorbo Serpico, in provincia di Avellino. Figlio del banchiere Pellegrino Capaldo, Antonio aveva imboccato una strada prevedibile, almeno per uno come lui, cresciuto accanto a una star della finanza: laurea in Economia alla Sapienza di Roma, prime esperienze alla Banca Lazard di Parigi nel dipartimento fusioni e acquisizioni. Poi un master e un dottorato alla London School of Economics e l'ingresso alla McKinsey dove ha lavorato in 6 diversi Paesi e dove è diventato partner ad inizio 2009. Ma proprio nel 2009 è arrivata la decisione di dare una mano alla famiglia nella gestione dell'azienda vinicola. Una scelta che si rivelerà decisiva. 

La Feudi di San Gregorio nasce nel 1986 su iniziativa della famiglia Capaldo. Poggia la sua attività principale sui vitigni tipici del territorio come l'Aglianico, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo. Ma pur sviluppandosi, l'azienda accusa nel tempo la necessità di avere una guida più manageriale per imporsi in un mercato competitivo e difficile. 

Antonio Capaldo se ne prende carico e, affiancato dall'amministratore delegato Pierpaolo Sirch, agronomo che già collaborava da anni con Feudi, avvia una politica di sviluppo: dal 2009 al 2018 il fatturato è passato da 19 a 32 milioni di euro e il personale da 60 a quasi 200 lavoratori. Oggi la Feudi di San Gregorio è una solida realtà che esporta in 50 Paesi. Nella sua cantina trovano spazio vini di territorio e vini preziosi, un ristorante stellato e aree per la cultura.

A questo risultato Capaldo è arrivato, non senza qualche passo più lungo della gamba, grazie a una aggressiva campagna di acquisizioni: la diversificazione geografica del gruppo è partita dal Sud con l’acquisizione di Basilisco (Basilicata, 2011) e poi Cefalicchio (poi ridenominata Ognissole, Puglia, 2014). È quindi proseguita al Nord con Campo alle Comete (Bolgheri, 2016) e l’investimento nel capitale (49%) di Sirch (Colli Orientali del Friuli). A completamento di tale programma l’azienda ha investito in altri due progetti: Federico Graziani sull’Etna (2017, 40%) e Tempa di Zoe nel Cilento (25%, 2017).
Complessivamente il programma ha comportato investimenti per circa 18 milioni di euro.

Parallelamente l'azienda ha aperto 6 ristoranti (2 all’aeroporto di Capodichino, Rinascente Roma, Embarcadero Salerno, Fico, Aeroporto di Londra Luton) con i due marchi Dubl e San Gregorio, che affiancano il ristorante aziendale Marennà (stella Michelin proprio dal 2009). Infine Feudi ha cominciato ad investire in altri prodotti del territorio con il progetto Carmasciando, focalizzato alla produzione di formaggi di alta qualità in Alta Irpinia.

Una storia di successo nata grazie anche alle competenze economico-finanziarie di un uomo scappato dal duro ambiente delle grandi corporation e dei risultati trimestrali, per abbracciare un business che richiede pazienza e tempi lunghissimi. Un esempio per chi fugge dal Sud e dalla campagna.


© Riproduzione Riservata

Commenti