Giovanni Capuano

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Una squadra in fuga e dietro tutte le altre. In ordine sparso, ma con qualche accenno di ripresa perché mai come quest'anno il mercato della serie A ha visto girare tanti soldi. Merito in buona parte della Juventus che, togliendo a Napoli e Roma i giocatori migliori pagandoli a peso d'oro ha rimesso in circolo denaro contante. I cinesi dell'Inter hanno fatto il resto e così Agnelli, De Laurentiis, Pallotta e Suning hanno gettato nelle trattative quasi 400 milioni di euro. Un record in un periodo storico di austherity.

E' mancato il Milan, la cui parabola societaria si concluderà fuori tempo massimo con la speranza del rilancio a gennaio. Montella non ha avuto quello che sperava di poter ottenere sbarcando a Milanello pur consapevole di trovarsi in una fase di passaggio. E' deluso e dovrà fare i miracoli. Gli stessi, quasi un atto di fede, cui sono chiamati i tifosi delle squadre che non sono la Juventus: impensabile, oggi, ragionare su una lotta scudetto che non esiste. Sulla carta. Poi il campo dirà.

Il mercato della clausole e dei grandi nomi

E' stato il mercato delle clausole e dei record. Mai nessun giocatore era stato pagato 105 milioni di euro, la cifra sborsata dal Manchester United per prendere Pogba, e mai nessun procuratore aveva intacato tanto per una singola operazione come Raiola con i 25 milioni poi reinvestiti in una villa a Miami. Mai nessuna squadra in serie A si era spinta così in alto per liquidare una clausola rescissoria: lo ha fatto la Juventus staccando un assegno da 90 milioni, girato al Napoli per Higuain. E mai nessuno - Pogba a parte - si era permesso il lusso di rifiutare un'offerta da 60 per il suo centravanti. Lo ha fatto l'Inter con Icardi.

E' stato il mercato degli eccessi, nel bene e nel male. L'Inter è tornata a spendere come ai tempi di Moratti, ma ha complicato tutto mandando via Mancini ben oltre il limite massimo consentito da una seria programmazione. La Juve ha movimentato 350 milioni tra entrate e uscite mettendosi nella scia delle big europee. Eccessiva la reazione emotiva dei napoletani per l'addio di Higuain (il tempo dirà del ADL ci ha perso o ha fatto un affare) ed eccessivo l'immobilismo del Milan, mai così passivo tanto che Galliani si è permesso il lusso di prolungare le vacanze. 

Maksimovic, Diawara e gli altri con il mal di pancia

L'estate è vissuta anche sui mal di pancia, sempre più frequenti, di giocatori e procuratori. C'è chi è fuggito in patria per favorire il trasferimento nel club preferito come Maksimovic (a proposito, cosa sarebbe accaduto se Cairo avesse tenuto duro restituendolo a Mihajlovic?), o chi ha presentato il certificato medico ed è sparito per giorni interi salvo riemergere in tempo per firmare un nuovo contratto. Diawara farà scuola? Speriamo di no.

Il mal di pancia l'ha avuto anche Keita e ha provocato più di un giramento a Lotito e alla Lazio. Di Icardi e della moglie e procuratrice Wanda Nara si è detto, scritto e letto di tutto: se avrà avuto ragione lei con la sua strategia social, oppure l'Inter a tenere duro lo scopriremo in autunno valutando la ricchezza del rinnovo di contratto che strapperà ai nerazzurri per il marito. Altre storie (tese) le hanno regalate Cassano&Ferrero, per la serie 'Ci eravamo tanto amati' e Sousa&Della Valle, impegnati nel classico dei classici, ovvero allenatore scontento contro proprietà che vuole decidere.

Il tormentone dell'estate è stato quello di Roberto Mancini e del suo broncio. Arrabbiatura memorabile contro i cinesi per il mancato coinvolgimento nelle scelte di mercato, finito con l'addio poco prima di Ferragosto nelle ore in cui l'Inter portava a casa Candreva, guarda caso uno dei giocatori richiesti dal Mancio. Altri musi li hanno messi su Montella, scivolato sulla buccia di banana di una battuta infelice e poco gradita, e Spalletti, che si attendeva qualcosa in più da Pallotta per dare l'assalto alla Juventus.

Piccoli psicodrammi spazzati via dalla chiusura del mercato. Da oggi in poi parlerà solo il campo, almeno fino al 3 gennaio quando si ripartirà con gli esami di riparazione. Promossi e bocciati di oggi potrebbero scoprire di essersi sbagliati o, magari, di averne azzeccate più del previsto. I voti d'agosto sono un po' come le scritte sulla sabbia: destinati a sparire in fretta.

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