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Voto aperto sulla Brexit: così dicono gli ultimi sondaggi

Uscire o non uscire? Il dilemma rimane tra la popolazione britannica, spaccata in due anche e soprattutto sulla base dell'età

Parità assoluta: a nove giorni dal voto sulla Brexit, la media dei sondaggi elaborata dal centro d'analisi indipendente What UK Thinks indica un assoluto equilibrio tra i cittadini britannici convinti della necessità di rimanere in Europa e quelli che invece spingono per abbandonare l'Unione Europea (ipotesi, quest'ultima, che sta già terrorizzando i mercati finanziari).

Dimmi quanti anni hai...

Secondo le analisi, quello sulla Brexit sarà poi anche un voto caratterizzato... dall'anagrafe. Sì, perchè sino ai 42 anni prevalgono gli europeisti (con punte di oltre il 70% tra i 18 e i 25 anni), dai 43 in su sono invece gli euroscettici a diventare maggioranza (con punte del 60% tra i tardo cinquantenni e con un vero plebiscito tra gli "over 75").

Una spaccatura generazionale di cui in campagna elettorale sta ampiamente tenendo conto Boris Johnson, ex sindaco Tory di Londra e il più popolare dei leader anti-Ue, che punta tutto sul far materializzare vecchi fantasmi della storia arrivando a paragonare il disegno unitario europeo a quelli imperiali di nemici implacabili del Regno Unito come Napoleone o addirittura Adolf Hitler.

Secondo una ricerca commissionata dal The Guardian, tuttavia, la vera partita elettorale si giocherà in quella fascia più giovane di votanti che comprende poco più di 15 milioni di cittadini (7,7 milioni circa di donne e 7,8 milioni di uomini d'età compresa fra i 18 e i 35 anni).

Molto starà quindi nel vedere se lo schieramento pro-Brexit, già in difficoltà sul terreno dell'economia sia per carenza di argomenti sia per gli allarmi lanciati senza sosta dalle maggiori istituzioni finanziarie nazionali e internazionali, saprà rastrellare voti anche tra le giovani generazioni a dispetto della loro "predisposizione" europeista.

Tagli e sacrifici: la Brexit secondo Cameron

Con l'obiettivo opposto (cioè portare dalla propria parte l'elettorato più anziano) sta invece operando in questi ultimi giorni di campagna elettorale lo schieramento anti-Brexit, in cui s'è mosso nel weekend il premier britannico David Cameron, che in una serie di interviste a giornali, radio e Tv ha dipinto a tinte scurissime il quadro di un'eventuale uscita britannica dall'UE, prevedendo una lunga e grigia scia di austerity, con nuovi tagli alla Sanità e alle pensioni, giusto appunto per parlare dritto al portafoglio dei votanti ormai abbondantemente negli "anta".

Decidere di andarsene dalla UE significherebbe "portare il Paese dieci anni indietro", ha aggiunto Cameron che ha indirettamente ricevuto l'appoggio dell'arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primate della Chiesa anglicana, che ha a sua volta invitato i suoi fedeli e i britannici in generale a "costruire ponti, non barriere".

A rafforzare il catastrofico scenario ipotoizzato da Cameron ha poi provveduto George Osborne, cancelliere dello Scacchiere e titolare del Tesoro, che parlando con i media ha ipotizzato tra i possibili effetti della Brexit anche "un buco di 1-1,5 miliardi di sterline all'anno al bilancio della Difesa, ovvero alla sicurezza nazionale".

Addio all'Europa... e agli immigrati turchi

Vero cavallo di battaglia dei favorevoli alla Brexit rimane invece l'agitare lo spettro di un'isola britannica invasa dagli immigrati in un prossimo futuro, con particolare preoccupazione per quelli in arrivo dalla Turchia, qualora fosse ammessa nell'UE.

"Se il Regno Unito non uscirà dall'Unione europea, il rischio è che agli oltre 300 mila migranti annuali verso il Paese se ne aggiungano altri 100 mila, ogni 12 mesi, provenienti dalla Turchia": questo ad esempio l'allarme lanciato da Priti Patel, che non è solo sottosegretaria al lavoro del Governo di David Cameron, ma è pure appartenente a una famiglia ugandese di origine indiana.

Un attacco, quello della Patel, che come quello di altri esponenti del pro-Brexit punta anche l'indice contro il fatto che "Cameron sta sostenendo l'apertura dell'Unione Europea alla Turchia", il cui eventuale ingresso è vissuto dagli euroscettici come un grande rischio per la stabilità delle frontiere britanniche anche sulla base di uno studio del think tank MigrationWatch, secondo il quale l'immigrazione netta verso la Gran Bretagna potrebbe arrivare a 420 mila persone l'anno nel caso di un "matrimonio" fra Ankara e Bruxelles.

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