Sardegna, da Castelsardo a Stintino tra storia e spiagge da sogno

L'altra faccia della Regione: oltre al mare, anche la natura e le tradizioni preservate, i borghi e i luoghi sacri da visitare

Castelsardo

Vista di Castelsardo, Sardegna – Credits: iStock

Ai margini dei circuiti turistici c’è la Sardegna più segnata dalle tracce dell’uomo. Non distante da Capo Caccia, infatti, si trovano infatti gli edifici abbandonati della miniera dell’Argentiera, una sorta di ghost town arroccata tra le falesie di scisti e affacciata su un mare cristallino. Oggi la struttura è una delle otto aree protette del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna (parcogeominerario.eu).

Continuando a risalire la costa, la lingua di sabbia chiara della Pelosa si allunga per circa due chilometri e mezzo al di là di Capo Falcone. Qui, si trova anche l’isola dell’Asinara (parcoasinara.org) che ha conservato nel tempo il suo fascino grazie anche alla fama del carcere di massima sicurezza di Fornelli che ne ha precluso l’accesso in passato e l’ha preservata intatta fino a oggi. Il nome dell’isola, inoltre, non deriva dai famosi asinelli bianchi che la popolano, ma dal latino Sinuaria, che significa “con molte insenature”.

Porto Torres a Castelsardo, archeologia e shopping

Lasciato Stintino, il cui paese sorge in una lingua di terra tra due insenature, il viaggio prosegue lungo la costa verso est, ovvero Porto Torres. La Basilica di San Gavino, meraviglia del romanico sardo, è l’unica chiesa in Italia progettata a due absidi affrontate. La storia di Porto Torres viene ripercorsa all’interno dell’Antiquarium Turritano, il museo archeologico. Ma in fatto di antichità, il gioiello più prezioso è il Monte d’Accoddi: in questa località si trova una costruzione a ziqqurat risalente all’Età del Rame, forse destinata alla celebrazione di riti propiziatori di fecondità o legati al  culto dei morti.

Da Porto Torres la strada costiera prosegue per Castelsardo, inserito nella guida dei borghi più belli d’Italia e caratterizzato dalla sua posizione: arrampicato su un promontorio che si affaccia sul mare, con le case abbarbicate ai piedi della rocca medievale è considerato un luogo da non perdere. Qui, c’è il Museo dell’Intreccio Mediterraneo (mimcastelsardo.it), che vale la pena di visitare prima di avventurarsi a caccia dei souvenir tipici: i cestini intrecciati (oltre a gustare i piatti tradizionali, ovviamente). Subito fuori da Castelsardo, non può mancare una sosta la Roccia dell’elefante, un grosso masso di trachite che l’acqua e il vento hanno lavorato nel corso dei secoli, e che nasconde due tombe scavate in epoca neolitica.

I luoghi sacri

Logudoro, ovvero “luogo  dell’oro”, così è stato chiamato dai Romani questo territorio un tempo ricoperto di campi di grano. La sua antica ricchezza è testimoniata da una serie di suggestivi edifici sacri che risalgono a varie epoche. Primo tra tutti la basilica di Santissima Trinità di Saccargia, costruita nel tipico stile romanico pisano. Da segnalare anche Sant’Antioco di Bisarcio, la chiesa di Nostra Signora di Castro (XII secolo) e la basilica di Nostra Signora del Regno. Procedendo verso l’interno, si arriva nella Valle dei Nuraghi, un territorio in cui le rovine di almeno 30 case-fortezza preistoriche, oltre a una decina di tombe (domus de janas, le case delle fate), punteggiano il territorio. Qui si trova anche la Reggia di Santu Antine (nuraghesantuantine.it), parte di un monumentale complesso iniziato nel XV secolo a.C. L’origine del nome? Si deve al fatto che la reggia era stata intitolata a Costantino, l’imperatore romano venerato sull’isola come un santo.

Le spiagge più belle

Lo sostiene anche il Daily Telegraph la Sardegna si attesta tra le regioni con i lidi più belli del del nostro Paese grazie a caratteristiche uniche. Tra i luoghi citati c’è Cala Goloritzé, a Baunei, in provincia di Nuoro, definito uno dei tratti del Golfo di Orosei dove mare e montagna che si uniscono ne fanno una sorta di cartolina naturale raggiungibile via mare o seguendo un sentiero che dall'altopiano del Golgo arriva alla cala attraverso un camminamento di circa un'ora e mezzo (con un dislivello di 470 metri) ma la cui vista vale assolutamente la fatica.

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