Internet of Things: di cosa stiamo parlando?

Verso vite sempre più interconnesse

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Nell'epoca dell’always connected, grazie a chip e sensori anche gli oggetti diventano Smart e ci semplificano la vita. Ma la rivoluzione coinvolge anche i campi dell'economia e della produzione, e porta con sé un potenziale economico straordinario anche per le aziende.

Chiudete gli occhi e immaginate che Internet non esista: niente siti, pagine web, posta elettronica, tutorial, social network. Una realtà del genere è ormai difficile da immaginare, vero? La rete è stata una vera e propria rivoluzione e ha cambiato il mondo e il nostro modo di vivere con una serie di innovazioni che continuano a susseguirsi ininterrottamente.

Oggi, infatti, le nostre vite sono sempre più interconnesse e i link esistono non solo tra persone ma anche tra persone e device, e tra i device stessi. È il cosiddetto IoT, Internet of Things, una definizione introdotta per la prima volta da Kevin Ashton, ricercatore a Procter & Gamble e successivamente al MIT di Boston. Era il 1999 e le implicazioni di questo concetto oggi si rivelano in tutte le proprie potenzialità, visto che la dimensione economica globale del mercato dell'IoT è stata valutata in 157 miliardi di dollari nel 2015 e l'agenzia Research and Markets stima che salirà a 661 miliardi nel 2021.

In pratica gli oggetti acquisiscono intelligenza grazie al fatto di integrare sofisticati chip e sensori che sono in grado di comunicare dati su se stessi e il proprio funzionamento e accedere a informazioni aggregate su una piattaforma comune. E le implicazioni investono i campi più svariati: la domotica ha subito colto le opportunità dell'innovazione applicandola alla gestione di elettrodomestici e servizi da remoto tramite tablet o smartphone, ma un ulteriore sviluppo è dato da device “intelligenti” come le sveglie che suonano prima in caso di traffico.

Ma gli esempi potrebbero continuare, dalle scarpe da running che comunicano i dati della performance comparandoli con quelli di altri sportivi in tutto il mondo ai dispositivi di controllo della salute, ma la vera rivoluzione si gioca in ambito globale, perché dalla “smart home” stiamo rapidamente passando alla “smart city”, alla “smart grid”, cioè la gestione “intelligente” dell'energia, e alla “smart industry”. I sistemi IoT, infatti, possono migliorare in modo sostanziale i processi produttivi risolvendo all'origine possibili problemi o semplificandone la gestione in un secondo tempo.

IBM è tra i protagonisti di questa rivoluzione grazie a Watson, il sistema di cognitive computing che utilizza l'apprendimento automatico e altre tecniche per comprendere i dati e trasformarli in informazioni utilizzabili, contribuendo in questo modo ad automatizzare le attività, consentire ai produttori di realizzare prodotti migliori, introdurre nuovi servizi innovativi e migliorare in generale la qualità della nostra vita. IBM è leader affermato nell’Internet of Things, con oltre 4.000 incarichi presso clienti in 170 paesi diversi, un ecosistema in crescita di oltre 1.400 partner e oltre 750 brevetti IoT, che nel loro insieme contribuiscono a estrarre informazioni utilizzabili da miliardi di dispositivi, sensori e sistemi connessi in tutto il mondo.

La rivoluzione smart è solo all'inizio, ed è tutta da vivere. Per saperne di più visita il sito 


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