Una vacanza per soli uomini

5 giorni di ferie, una mamma a lavoro e i ragazzi...partono da soli per la montagna. E sopravvivono egregiamente

Father with sons walking at snowfall

– Credits: Father with sons walking at snowfall. Children in winter clothes playing with snow and sledding with dad

Andrea Polo

-

Non fatevi ingannare dal titolo e non cominciate a pensare a stanze con biliardo, fumo di sigari e conigliette di Playboy ovunque. La vacanza soli uomini di cui vi parlo non ha nulla a che vedere con addii al celibato o simili, ma con 4 fantastici giorni in cui io, Marco e Giovanni ci siamo goduti l'un l'altro.

Complici le lunghissime vacanze scolastiche, un monte ferie pari a più infinito per me e allo zero assoluto per mia moglie, mentre ci si arrovellava su come gestire i giorni di chiusura scolastica e obbligo di presenza in ufficio decido di prendere la palla al blazo e con un po' di sana follia (quella che ha sempre accompagnato le scelte migliori della mia vita, peraltro) butto sul tavolo la proposta: vado in montagna da solo con i bambini.

Mia moglie mi guarda come se avessi appena annunciato la mia conversione al veganesimo, ma vedendomi convinto (assai più di quanto potrei esserlo nell'asserire la rinuncia a carni, formaggi e latticini vari), con un mezzo sorriso dice solo: se te la senti....

Me la sento eccome e tempo zero la camera è prenotata. All'inizio gioco facile e ancora una volta decido di soggiornare a Fai della Paganella, allo Sport Hotel Panorama dove miei figli, praticamente, hanno sempre fatto le loro vacanze invernali ed estive. 

Passano i giorni e finalmente arriva quello della partenza. Una pioggia ininterrotta ci accompagna da Milano a Trento, ma usciti dall'autostrada le gocce si trasformano in fiocchi di neve e questo è il primo di una lunga serie di segni positivi.

Di solito i nostri figli fanno la scuola sci, io e mia moglie sciamo da soli. Non essendo dotato di compagna di sciate, questa volta torno sui banchi nevosi anche io e decidiamo di prendere lezioni in tre. 

Prima lezione: i due piccoletti sono decisamente più sciolti del genitore e, sebbene il primo scii discretamente per essere nato in riva al mare, i due minorenni di cui sopra gli danno dei punti e lo canzonano a riguardo (nota mentale: ricordarglielo quando verranno a chiedere di comprargli il motorino).

Si torna in hotel e dopo essersi riposati, fatto la dose giornaliera di compiti e cenato si va nella nuova sala giochi allestita al primo piano. Chi ha scelto cosa metterci dentro, evidentemente, mi vuole bene. Sono tutti giochi anni '80 e '90. 

Marco e Giovanni sono conquistati dall'Air Hockey e passano almeno un'ora a giocarci e ad allenarsi per "sfidare papà".

La sfida ha inizio e, con buona pace di miei figli, i pomeriggi trascorsi a farsi venire i calli sull'Air Hockey dello stablimento balneare dove ho passato infanzia e adolescenza danno i loro frutti; nonostante i loro allenamenti, le sfide si chiudono tutte con punteggio tennistico, e questa volta nei panni del Borg de noantri c'è papà.

Seconda lezione: mai sfidare un genitore anni'80 in un gioco anni '80. L'effetto revival lo spingerà in altissimo. 

I giorni scorrono veloci, le sciate anche. Arrivano le pagelle di fine corso e il confronto fra i miei e i loro voti è impietoso, ma su questo sorvolerò per un minimo di dignità.

È il giorno della partenza e dato che dobbiamo arrivare fino in Toscana per festeggiare il capodanno con il resto della nostra famiglia, per le 9 siamo già in macchina.

Immagino che Marco e Giovanni, vista la sveglia suonata ben prima del solito, si addormenteranno e quindi cerco di conciliare il loro sonno stando in silenzio.

Una voce si alza però dalle retrovie: "Sai una cosa papi? Ci siamo proprio divertiti. È bello che siamo andati in montagna noi tre". E il mio cuore, come il mio sorriso, si allargano. 

Terza lezione: Mai smettere di fare scelte spinti dalla sana follia. Continuano a dimostrarsi le migliori in assoluto. 

© Riproduzione Riservata

Commenti