La palestra dello sport

Non parlo di bilancieri e panche inclinate, ma di regole di vita

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Andrea Polo

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Lo sport è arrivato abbastanza tardi nella mia vita o, meglio, lo sport giusto è arrivato tardi. Prima di scoprire la mia vena e passione pallavolistica, in anni in cui gli allori di Velasco, Zorzi, Lucchetta, Tofoli e tutti gli altri eroi di quella indimenticabile squadra ancora non erano arrivati, ho girato senza troppa convinzione né grandi risultati fra piste di atletica, campi da calcio, parquet da basket, piscine e persino allenamenti di ginnastica artistica. 

A quest'ultima splendida disciplina mi avvicinò Riccardo, l'allora mio fidatissimo compagno di banco, lui sì grande ginnasta e oggi allenatore. E ad essa è legato uno dei ricordi più dolorosi della mia esistenza; 25 interminabili secondi in cui rimasi appeso agli anelli ed ero del tutto certo che mi si sarebbero strappate le braccia.

Già in quella palestra, però, capii che pur non essendo quella del cavallo con maniglie la mia strada, se avessi trovato il sentiero corretto avrei imparato tanto e non solo in termini sportivi.

La pallavolo, in effetti, mi insegnò l'impegno, il rispetto dell'altro e delle regole, ma anche l'astuzia di aggirare gli ostacoli. Il dolcissimo sapore che può avere una vittoria conquistata contro tutte le previsioni della vigilia, ma anche quello amaro di una sconfitta che, se sei cosciente di esserti impegnato davvero, non abbatte, ma fortifica.

Per questo motivo non ho mai voluto essere io ad indicare a Marco o a Giovanni quale dovesse essere il loro sport e ciascuno dei due lo ha trovato. Marco, come sapete, a scuola conta le ore di educazione fisica che mancano alla fine dell'anno, ma sul tatami del karate si accende e diventa un altro.

Anno dopo anno, e grazie al suo maestro, ha imparato a misurarsi con se stesso e a fare squadra coi suoi compagni scalando un gradino alla volta, una cintura dopo l'altra, tutto con le sue forze.

A marzo Marco ha dato il meglio di sè; siamo andati a Malta per una gara internazionale. Il mio piccolo grande ometto, ogni giorno sempre più adulto, per un anno intero si è allenato con serietà per questo traguardo e nulla lo ha potuto distogliere dal suo obiettivo che non era una coppa o una medaglia, ma la conclusione di un percorso.

Per quasi una giornata intera siamo stati ai bordi del tatami aspettando che chiamassero il suo nome e lui, senza ricordarsi di avere appena 13 anni, ha continuato ad allenarsi di continuo fino a quel momento.

Mi si è fermato il cuore quando l'ho visto andare da solo davanti ai giudici; mi sembrava di essere in un film quando ha cominciato a fare uno dopo l'altro movimenti che a me parevano perfetti e sui quali poi lui rivedendosi ha avuto mille obiezioni da fare, ero certo di scoppiare quando ha raggiunto il suo miglior punteggio personale di sempre conquistando la finale.

Anche lui quasi non ci credeva, si era creato forse una piccola bolla protettiva per non finire vittima della delusione, ma alla fine quella bolla non è servita a nulla, è stata scoppiata da una piccola coppa che ha il valore di una grande vittoria.

Allo stesso modo Giovanni, da sempre innegabilmente più atletico di tutti noi di casa, ha trovato la sua dimensione nella danza sportiva. Solitamente refrattario a imposizioni e regole troppo rigide, quando parte la musica diventa un altro e, a dispetto dei suoi nove anni, riesce a fare cose incredibili, ancora una volta appoggiandosi ai suoi compagni ed essendo per loro appoggio.

Lo sport, ho imparato col tempo, è questo; condivisione, passione, divertimento, regole, limiti e loro superamento. Ed è dalle cose più semplici che nascono quelle migliori; come un torneo che a prima vista può sembrare assurdo; basket ad alta quota, 3 contro 3.

Si chiama Dolomiti Basket Altitude e il prossimo 29 giugno si svolgerà a Fai della Paganella, in provincia di Trento, dove a 1.400 metri d'altezza, in mezzo ai boschi, verranno montati 4 mezzi campi professionali su cui tutti potranno giocare, e potranno farlo anche con un vero gigante di questo sport, Luca Lechthaler, che dall'alto dei suoi 2 metri e 5 centimetri ha deciso, proprio mentre giochicchiava su un campetto di questo splendido paesino ai piedi delle Dolomiti, di creare un evento che permettesse di unire molte passioni; lo sport, la montagna, la musica ma, soprattutto, la voglia di stare assieme, anche solo per guardare i propri figli imparare che la vita è una grande palestra a cielo aperto o, perché no, per fare in modo di ricordarlo a noi stessi. 


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