Il terrorismo, gli attentanti e la stringente logica dei nove anni

Come si possono spiegare ad un bambino di nove anni dei fatti che anche un adulto fatica a capire? Forse, a ben guardare, non è proprio possibile.

Parigi-Torre-Eiffel

Andrea Polo

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I bambini sono semplici, difficilmente hanno mezze misure. Per loro le cose sono bianche o sono nere, sono giuste o sono sbagliate. Non ammettono sfumature e vie di mezzo. Questo è il loro bello; è parte del loro essere bambini e del loro vedere il mondo con gli occhi di chi ancora non è stato influenzato dalle sovrastrutture che, poco per volta, il vivere sociale impone agli adulti.

Pur cercando di non nascondergli quello che accade attorno a loro, ma provando a conservare quanto più possibile questo loro lato fanciullesco, io e mia moglie abbiamo da tempo deciso di non guardare i telegiornali con Marco e Giovanni. La decisione arrivò una sera di inverno quando, in montagna, mentre cambiavo Marco all'epoca duenne, il televisore era acceso e trasmetteva un servizio su alcuni scontri fra manifestanti e polizia. 

Lui, incurante della mia lotta coi suoi pantaloncini, si fermò con gli occhi sgranati davanti allo schermo e mi disse: "Papà, perché si picchiano? Non lo sanno che non si danno le botte?"

Già, da bambini tutti lo sappiamo o, quantomeno ce lo sentiamo dire, poi però crescendo lo dimentichiamo.

Fate con me un salto temporale di sette anni in avanti ed arrivate ai giorni nostri dopoche il terrorismo dell'Isis aveva colpito Parigi al cuore e fatto finire in tragedia quella che per molti era cominciata come una normale serata al bar, allo stadio o ad un concerto. Arrivate a quando mio figlio, questa volta di 9 anni, mi chiede: "Papà. Ma mi spieghi per bene cosa è successo a Parigi? La maestra oggi ci ha fatto fare un disegno sull'attentato, io ho chiesto a Tommaso e ho fatto un teatro che scoppiava, ma non ho mica capito, sai?"

Sebbene fossimo nel bel mezzo della calca dei genitori che, sul tram, riportavano a casa i figli dopo la scuola, cercai di spiegare a Marco cosa vuol dire fanatismo, come questo ben poco abbia a che fare con la religione e come anche Papa Francesco avesse detto che nessun Dio vuole la morte di chicchessia.

Ho cercato di farlo nel modo più onesto e tranquillo possibile, volevo lui capisse, non volevo lui avesse paura. Marco, come è nel suo carattere, mi ha ascoltato attentamente, alla fine mi ha fatto il suo mezzo sorriso e poi mi ha detto: "Mah, che scemenza! E' come se si decidesse che tutti devono avere per forza i capelli rossi o i denti storti!"

Ecco, Marco, hai proprio ragione e ti prego, crescendo, ricorda che è assurdo vivere in un mondo dove tutti hanno i capelli rossi e i denti storti. Apprezza chi ha i capelli castani, chi li ha neri, chi li ha biondi e, anche, chi non li ha affatto. E non farti mai convincere che sia giusto il contrario.


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