I bravi maestri

Un sogno ti ricorda di chi ti ha insegnato tante cose. E speri che anche a tuoi figli capitino maestri così

professore

Andrea Polo

-

Questa notte ho fatto un sogno. Ero in un ufficio, davanti alla scrivania del professore con cui mi sono laureato; entrambi eravamo molto più grandi, lui a dirla tutta era piuttosto anziano, con degli occhiali scuri che gli paravano lo sguardo, ma con il suo solito sorriso, i suoi capelli lunghetti e bianchi già da quando feci il mio primo esame all'università e la sua solita ironia. 

Anche nel sogno ero felice di vederlo, e la prima cosa che gli ho detto è che volevo riavere il suo numero di telefono. Quello che ancora conservo nel mio cellulare è in realtà dell'istituto dove lavorava e da cui andò in pensione tempo fa. Abbiamo chiacchierato, riso, ci siamo raccontati quello che in questi anni era accaduto a ciascuno di noi e, anche nel mondo onirico in cui eravamo, mi sono accorto che proprio come era tempo addietro gli voglio un gran bene. 

Cristiano, così si chiama, è uno studioso serio e curioso, uno di quelli che ha scritto molti libri, ma che soprattutto è riuscito a trasferire la passione per quello che faceva a molti studenti fra i quali, grazie al cielo, ci sono anche io. Se sono come sono, ammetto, è anche merito suo. Quando lo conobbi non avevo ancora 20 anni e il modo in cui rendeva tutto interessante mi affascinò a tal punto che, nonostante la sua fosse solo la seconda materia che incontrai nel mio percorso accademico, decisi che sarebbe stata quella in cui mi sarei laureato, come fu.

Mi volle accanto a se per insegnare ad altri studenti, mi mandò in giro a fare ricerche, mi insegnò l'amore per la psicologia del linguaggio e tutto sommato è anche perché ho incontrato lui che faccio il lavoro che faccio. Mi ricordo anche di come, dopo tanto tempo che ci conoscevamo, un giorno mi parlò con falso distacco e vero orgoglio di suoi figli, di come entrambi stessero muovendo i primi passi nel mondo del lavoro e come lui, come suo carattere, li guardasse da lontano, senza essere invadente, ma proprio come fece con me, sono certo che anche con loro riuscisse a far capire che in caso di bisogno lui sarebbe stato a loro disposizione.

Cristiano è stato un buon maestro, di quelli che ognuno dovrebbe avere nella vita e che, soprattutto, io spero capitino ai miei figli. Il sogno mi ha fatto riflettere, e ricordare quanto sono stato fortunato. Di bravi maestri nella mia vita ne ho incontrato almeno 4, uno per ciascuno degli ordini di studio che ho completato.

La prima è stata Pinella, la mia maestra. Quando, ad appena 5 anni, entrai in prima elementare, trovai ad accogliermi i suoi occhi scintillanti e il suo sorriso spalancato, come le braccia in cui ci stringeva se qualcuno dei suoi 31 alunni era un po' triste o aveva bisogno di un sostegno. Già 31, eravamo in tanti, e lei riusciva a tenerci tutti a bada in maniera meravigliosa, e per questo sorrido oggi quando sento genitori ed insegnanti che si lamentano di classi numerose che, magari, arrivano a 25 alunni. 

Pinella ha insegnato a tutti i bambini di quella 1B a leggere, scrivere e fare di conto, ma soprattutto ci ha insegnato ad essere uno di supporto all'altro e se ancora oggi, a 35 anni di distanza, i miei compagni delle elementari sono i miei amici lo dobbiamo a lei.

La seconda buona maestra della mia vita si chiama Annamaria. Era la mia insegnante di lettere delle scuole medie. I tre anni che passò con noi non furono semplici per lei, la sua famiglia dovette far fronte a tanti gravi lutti, ma lei non si dimenticò mai di noi, non sentimmo mai la sua mancanza, ci insegnò ad esssere amici e responsabili e nessuno di noi, mai, arrivò anche solo a pensare di approfittare delle sue assenze. Ricordo ancora con commozione come lei ci abbracciò uno ad uno il giorno in cui, sfinita dal dolore, decise comunque di tornare in classe dai suoi ragazzi che stavano per arrivare agli esami.  

La terza buona maestra si chiama Rosalia, anche lei insegnava italiano, ma questa volta nel liceo classico. Le bastò poco per capire che forse quella della scrittura era la mia strada. Senza che quasi me ne accorgessi, coltivò la mia passione, mi fece leggere tanti libri che il programma ministeriale non contemplava, me ne prestò altri che non volle mai riavere indietro e ogni volta che le portavo un tema sorrideva. Mi diede il coraggio di inseguire il mio sogno.

A tutti loro oggi dico grazie. A miei figli auguro di incontrare maestri come loro. 

Ah, Cristiano, alla fine ti sei dimenticato di lasciarmi il tuo nuovo numero di telefono.

© Riproduzione Riservata

Commenti